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Nexi, escono Bain e Advent: ora la partita è tra Cdp e H&F

Ceduto l’ultimo 9%, il patto scende al 41%. Il titolo crolla ai minimi storici (con 3,6 miliardi di capitalizzazione) mentre la governance si polarizza tra il fondo americano e la Cassa, che considera il gruppo un asset strategico.

L’uscita è definitiva e segna la fine di un ciclo lungo undici anni. I fondi Bain e Advent hanno ceduto il restante 9% del capitale di Nexi detenuto tramite i veicoli Ab Europe ed Eagle, abbandonando la paytech italiana che avevano accompagnato prima alla trasformazione industriale e poi alla quotazione in Borsa nel 2019. La quota vincolata al patto parasociale è ora scesa al 41,4% del capitale.

Restano così nel patto soltanto Hellman & Friedman, con il 22,2%, e Cassa depositi e prestiti con il 19,1%. Un riassetto che cambia gli equilibri interni e apre interrogativi sulla governance, proprio mentre il titolo continua a navigare sui minimi storici.

LA FINE DELLA STAGIONE DEI PRIVATE EQUITY

Bain e Advent erano entrati in più fasi, investendo nel 2013 in Nets, nel 2015 nell’allora Icbpi poi divenuta Nexi (con la partecipazione di Clessidra) e nel 2018 in Concardis. Sono stati tra i registi del consolidamento europeo culminato nell’integrazione con Sia e Nets, che ha dato vita a un gruppo presente in oltre 25 paesi. Un’operazione che ha poi portato alla trasformazione del gruppo in Nexi e alla successiva quotazione del 2019.

L’uscita di ieri non è arrivata a sorpresa. Già nel 2025 si parlava apertamente di exit strategy, con i fondi intenzionati a cogliere le finestre di mercato per alleggerire progressivamente la posizione. A gennaio avevano già ridotto la quota tramite Mercury; ora il disimpegno è completato.

Secondo fonti di agenzia, Bain e Advent chiudono l’operazione con un saldo finanziario positivo, mentre risultano per ora in rosso sia H&F sia Cdp. Una differenza che racconta molto del momento di mercato.

UN PATTO PIÙ LEGGERO E UNA GOVERNANCE DA RISCRIVERE

Il patto parasociale che in origine vincolava oltre il 55% del capitale si è così ridimensionato al 41,37%. Dentro restano soltanto Hellman & Friedman e Cdp, con un assetto che, secondo Radiocor, potrebbe attribuire al fondo statunitense il diritto di indicare fino a sei membri del consiglio di amministrazione, incluso il presidente. I consiglieri espressione di Bain e Advent, Luca Bassi ed Enrico Trovati, dovranno essere sostituiti. E si riapre il tema della presidenza, oggi espressa da Cdp attraverso Marcello Sala, ex direttore generale del Mef.

Intanto, secondo le comunicazioni Consob, Eagle resta con una quota del 3,58%, sotto la soglia del patto, mentre Barclays ha superato il 6%. Il flottante torna quindi a pesare di più, ma il baricentro decisionale si concentra su due soli azionisti.

IL RUOLO DI CDP E LE MOSSE POSSIBILI

Cassa depositi e prestiti ha ribadito di considerare Nexi un investimento strategico. Per mantenere il diritto a indicare il presidente, la Cassa dovrebbe acquistare ulteriori azioni, un’ipotesi di cui si vocifera da tempo.

Intermonte, citato da Radiocor, parla di un assetto “più polarizzato tra H&F e Cdp” e sottolinea come l’uscita dei fondi finanziari riduca l’overhang tecnico legato ai collocamenti, ma accentui il tema dell’equilibrio tra investitore istituzionale italiano e fondo internazionale. Al momento non emergono comunicazioni ufficiali su un incremento della quota da parte della Cassa, ma la partita resta aperta.

Il mercato guarda ora al Capital Market Day del 5 marzo, dal quale – ricordano gli analisti di Equita citati da Ansa – si attende maggiore chiarezza su crescita organica, margini, remunerazione degli azionisti e possibili operazioni straordinarie.

UN TITOLO AI MINIMI STORICI

La notizia dell’uscita dei fondi è arrivata in una fase di forte pressione sul titolo. Ieri Nexi ha chiuso in calo del 3,5% a 3,09 euro, risultando la peggiore del listino. Nel frattempo la capitalizzazione è scesa a circa 3,6 miliardi di euro. Oggi si è visto un rimbalzo tecnico, con un progresso di circa mezzo punto percentuale a 3,10 euro, ma il quadro resta ribassista. Negli ultimi mesi il titolo è passato da 4,5-5 euro ai minimi sotto 3,10 euro, con una perdita a sei mesi intorno al 40%. Il mercato ha penalizzato la minore visibilità sui margini e il rallentamento dei tassi di crescita in un settore sempre più competitivo.

DALLA QUOTAZIONE A OGGI: QUANTO VALE NEXI

All’Ipo del 2019 Nexi fu collocata a 9 euro per azione, per una valorizzazione di circa 5,7 miliardi di euro. Oggi la capitalizzazione è di circa 3,6 miliardi. In meno di sette anni il gruppo ha perso oltre un terzo del valore espresso al debutto in Borsa.

I fondi erano entrati nel 2015, contribuendo alla trasformazione industriale e alla successiva quotazione. Nel 2022 avevano già registrato svalutazioni con carichi intorno a 7,36 euro, ma l’operazione complessiva si chiude comunque per loro con un saldo positivo.

UN NUOVO EQUILIBRIO PER LA PAYTECH ITALIANA

Nexi resta la principale infrastruttura italiana dei pagamenti digitali, attiva nei servizi per esercenti, banche, imprese e pubblica amministrazione, con un ruolo anche nell’open banking e nelle infrastrutture regolamentate. Non a caso Cdp ha posto il veto alla cessione della rete interbancaria, ritenuta strategica, respingendo un’offerta da un miliardo del fondo Tpg.

L’uscita di Bain e Advent chiude la stagione dei private equity e apre una fase più istituzionale, con un asse decisionale concentrato tra H&F e Cdp. La sfida ora è industriale e finanziaria insieme: riconquistare la fiducia del mercato, stabilizzare i margini e dimostrare che la paytech europea può tornare a crescere anche in un contesto di concorrenza tecnologica crescente.

Il prossimo mese dirà, forse, se la nuova Nexi saprà voltare pagina o resterà impigliata in una Borsa che, per ora, continua a prezzarla come un’ex promessa.

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