Economia

Ecco perché Mps, Unicredit e Creval ruzzolano in Borsa

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L’andamento in Borsa delle banche come Mps, Unicredit, Bper e Banco Bpm. Il peso della decisione della Bce su Mps. Lo scenario macroeconomico. E i giudizi degli analisti.

Giornata molto pesante per Mps in Piazza Affari: il titolo – che ha accusato una forte corrente di vendite per tutta la giornata – ha chiuso in calo del 10% a 1,35 euro, non lontana dal minimo storico a quota 1,33.

CHE COSA E’ SUCCESSO A MPS IN BORSA

La banca toscana ha sofferto la lettera della Bce resa nota venerdì a mercati chiusi nella quale si raccomanda a Mps di svalutare completamente entro il 2026 non solo i nuovi flussi di Npl ma anche lo stock di crediti deteriorati in essere, con un impatto complessivo potenziale che potrebbe oscillare – secondo le valutazioni degli analisti – tra 8,7 e 1,1 miliardi.

ECCO PERCHE’ ANCHE UNICREDIT E CREVAL HANNO SOFFERTO

Una decisione che ha appesantito tutti i gruppi bancari: il Credito valtellinese ha ceduto il 5,5% finale, Bper il 3,8%, Unicredit quasi due punti. La versione originale dell”addendum’ Bce era stata superata da una versione più leggera ma, a quanto si può capire dalla lettera a Mps, la Bce puo’ utilizzare un approccio differente caso per caso, il che preoccupa gli operatori su tutto il credito ‘made in Italy’.

LE INCOGNITE CINESI E LE NOTIZIE POCO POSITIVE DALL’EUROPA

In generale il mercato paga i deboli riscontri arrivati dalla bilancia commerciale cinese, in particolare la importazioni sono calate del 7,6%, segnando il ribasso più sostenuto dal luglio del 2016, a conferma della fase di debolezza della domanda da parte del gigante asiatico. La produzione industriale nell’area euro è diminuita dell’1,7% su base mensile e del 3,3% a livello annuale, decisamente peggio delle attese.

CHE COSA HA STABILITO BCE PER MPS E I RIFLESSI SU TUTTE LE BANCHE

Sulle banche, in particolare, oggi l’umore è stato condizionato da quanto comunicato venerdì sera da Mps con la vigilanza della Bce tornata a premere sul fronte Npl. Nel dettaglio la Bce raccomanda di implementare, nei prossimi anni (fino alla fine del 2026) un graduale aumento dei livelli di copertura sullo stock di crediti deteriorati in essere alla fine di marzo 2018 secondo una logica complementare alle indicazioni fornite nell’Addendum alle Linee guida della Bce per le banche sui crediti deteriorati (Npl) generati a partire da aprile 2018. Il rischio è quindi di un’interpretazione in generale più restrittiva della Bce sui nuovi crediti deteriorati.

LA BOZZA DI DECISIONE DELLA BCE

La bozza di decisione della Bce sullo Srep raccomanda a Mps di svalutare completamente entro il 2026 non solo i nuovi flussi di npl ma anche lo stock di crediti deteriorati in essere allo scorso marzo, con un impatto complessivo potenziale che potrebbe oscillare – secondo le valutazioni di alcuni analisti finanziari – tra gli 8,7 e gli 1,1 miliardi di euro.

I COMMENTI DI EQUITA E AKROS

La notizia viene giudicata da Equita e Akros come negativa per Mps, che crolla in Borsa. Ma è tutto il comparto bancario a soffrire mentre il mercato si interroga se il pugno duro della Bce potrebbe essere applicato ad altre banche.

IL REPORT DI MEDIOBANCA

“La versione originale dell’Addendum Bce (che prevedeva la svalutazione dello stock di npl entro sette anni, ndr) era stata superata da una versione piu’ leggera proposta dalla Commissione Ue (che prevede la svalutazione solo dei nuovi flussi, ndr) ma – a quanto si può capire – la Bce puo’ utilizzare un approccio differente caso per caso”, sottolinea Mediobanca. “Riteniamo che il mercato dovra’ valutare se questo approccio caso per caso sia qualcosa che si applica solo a Mps o anche ad altre banche in Italia o fuori dall’Italia”.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI

“La Bce sta chiedendo di aumentare la copertura sugli Npl al 100% in sette anni, non solo sui nuovi flussi, ma anche sullo stock, fatto che per noi rappresenta una sorpresa e alla luce del quale riduciamo il giudizio da ‘buy’ (acquistare) a ‘neutral'”, affermano gli analisti di Banca Akros, che ricordano come ad aprile 2018 Mps avesse “19,8 miliardi di Npe lordi con una copertura media del 56%”. Ne consegue che “servirebbero circa 8,7 miliardi di euro nei prossimi sette anni per coprire completamente questo stock, senza considerare nuovi flussi”. Anche per Equita l’indicazione arrivata dalla Bce è che Mps “debba azzerare” entro il 2026, il valore dei crediti deteriorati non garantiti dopo 2 anni e quelli garantiti dopo 7 anni. “La notizia e’ negativa per Mps in quanto aumenta la pressione sui ratio di vigilanza anche se crediamo che l’impatto sia, con ipotesi ragionevoli, tutto sommato ancora gestibile” in quanto “e’ ragionevole ipotizzare” una copertura al 70% per i crediti garantiti e al 90% per quelli non garantiti “per tener conto dei recuperi effettuati tramite work-out e cessioni”. Per Equita la richiesta dovrebbe comportare l’assorbimento di 160 milioni all’anno con un “impatto negativo di 25 punti base” sul Cet1 mentre giudica “uno scenario irrealistico” quello di un “azzeramento totale degli NPE al 2026”, ipotesi che costerebbe all’anno “886 milioni di maggiori assorbimenti” e un impatto di 138 punti base sul Cet1.

(articolo aggiornato alle ore 16)

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