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Avrà davvero un’Anima l’aumento di Mps?

Mps Aumento Di Capitale

Presente e futuro di Mps alle prese con l’aumento di capitale. Il ruolo di Anima, la posizione di Axa, i dubbi di Fratelli d’Italia. L’articolo di Emanuela Rossi

Conto alla rovescia per la ricapitalizzazione di Montepaschi. Giovedì 15 settembre l’assemblea della banca è chiamata ad approvare l’aumento che porterà 2,5 miliardi nelle casse della Rocca dopo il via libera della Bce arrivato nei giorni scorsi e dopo l’approvazione del piano industriale da parte della Commissione Ue che aveva pure concesso più tempo al Tesoro, il maggiore azionista con il 64%, per uscire dal capitale di Mps.

Nel frattempo l’istituto di credito è sceso sotto i 300 milioni di capitalizzazione, a 0,28 centesimi, e forse non a caso a Siena dicono che si tratta di “un’operazione che guarda al futuro del gruppo”, come a lasciar intendere che sarà difficile per gli azionisti recuperare i valori del passato.

In questi giorni, però, la Borsa sembra girare bene per Mps: il +19,05%, a 0,36 centesimi, chiarisce che per Piazza Affari l’aumento ha buone possibilità di andare in porto.

MPS, TEMPI E OBIETTIVI DELL’AUMENTO DI CAPITALE

Entrando nel dettaglio di quello che accadrà nelle prossime settimane, dopo il disco verde dell’assemblea occorrerà aspettare l’approvazione del prospetto da parte della Consob – entro metà ottobre – per terminare tutto entro il 12 novembre, come contenuto nella richiesta di delega del consiglio d’amministrazione. In questo modo, ricorda il Corriere Economia, si potrà finanziare l’uscita di 3.500 dipendenti – costo stimato 800 milioni – entro la fine di novembre, come previsto dal piano industriale. L’esodo volontario e incentivato, che garantirà uno scivolo contributivo e le attuali condizioni di welfare per 7 anni, farà risparmiare alle casse di Rocca Salimbeni 270 milioni l’anno.

E se 1,6 miliardi dei 2,5 miliardi totali dell’aumento arriveranno dal Tesoro, altri 900 milioni andranno cercati sul mercato, magari fra gli attuali partner come Axa e Anima, o fra altri convinti dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. La speranza, nonostante l’aumento sia scindibile – a differenza di quanto detto in un primo momento dal ceo – è che si riesca a raccogliere l’intera cifra tutta insieme.

DA ANIMA OK ALL’AUMENTO: FATTI, SCENARI E DUBBI

Tra chi ha già dato la propria adesione all’aumento di capitale c’è Anima Holding che, secondo quanto confermato all’Ansa in ambienti finanziari, potrebbe intervenire con 150-250 milioni di euro. Occorre ricordare che Anima ha in corso una partnership commerciale nel risparmio gestito con Montepaschi, che scade nel 2030, e – secondo l’agenzia di stampa – sarebbe interessata al rafforzamento dell’operazione. Poche settimane fa il ceo di Anima, Alessandro Melzi d’Eril, aveva fatto sapere di aver discusso con Siena “un potenziale intervento con diversi possibili strumenti tecnici per fornire capitale” chiedendo in cambio “una più forte relazione commerciale”.

Il dubbio – riferisce ancora l’Ansa citando ambienti bancari – è che quest’operazione possa far perdere un po’ di appeal a Mps sul fronte merger perché l’acquirente sarebbe costretto a distribuire i prodotti di Anima.

IL COMMENTO DI REPUBBLICA

Ha scritto oggi Repubblica: “Per capire come funziona la reciproca convenienza di queste intese basta leggersi gli ultimi bilanci Mps. Anima Sgr, nata proprio dalla cessione delle attività di risparmio gestito senesi, dal 2010 ha un contratto ventennale che privilegia i suoi fondi e gestioni nella vendita sulla rete senese. Un business che nel bilancio Mps 2021 ha fruttato circa il 95% dei 215 milioni di “commissioni attive”; e ad Anima una quota stimabile in circa 85 milioni, poiché il 70% dei ricavi va alla rete, il 30% ai gestori dei fondi. Più fonti finanziarie ritengono che, in cambio di una revisione vantaggiosa dei patti, Anima sarebbe pronta a versare da 150 a 250 milioni di capitale a Mps. Fino a un 10% dell’aumento, ma solo per guadagnare di più, non certo per diventare un socio-perno della banca”.

LE MIRE DI ANIMA E AXA

Ha chiosato il Sole 24 Ore: “Anima subordina la sua partecipazione al rafforzamento a una revisione degli accordi commerciali, con una proroga dell’alleanza (in scadenza nel 2030) e maggiori garanzie. Stesso ragionamento potrebbe valere per Axa, che si è detta soddisfatta della partnership (si veda Il Sole 24Ore dello scorso 18 giugno) e non ha chiuso la porta a sottoscrivere una quota dell’aumento”.

LE PAROLE DI LOVAGLIO SU TEMPI E FINI DI MPS

Intanto Lovaglio, alla guida dell’istituto dallo scorso febbraio, continua la sua opera di convincimento dei potenziali investitori non solo con incontri ad hoc ma anche dalle pagine dei giornali. “Mps ha un enorme potenziale e farà emergere in modo risolutivo il proprio valore” ha chiarito il manager in un’intervista a Milano Finanza in vista dell’assemblea. Lovaglio ha ricordato che il lancio della ricapitalizzazione avverrà entro la metà del prossimo mese “dopo l’approvazione del prospetto da parte della Consob” e che “abbiamo già avuto un programma di incontri con investitori italiani e internazionali”, gettando dunque acqua sul fuoco per quanto i riguarda i dubbi nel trovare le risorse.

LE MIRE DI LOVAGLIO SECONDO IL SOLE 24 ORE

Insomma, Lovaglio punta a tirare dritto con l’operazione, necessaria per finanziare le 3.500 uscite volontarie e riportare così in equilibrio i conti della banca. Una visione che non troverebbe piena condivisione da parte di tutte le banche d’affari coinvolte nel consorzio di garanzia, che invece chiedono di valutare un rinvio, scrive oggi il Sole 24 Ore.

LA POSIZIONE DI FRATELLI D’ITALIA SU MPS

E la politica? Significative le parole di Fratelli d’Italia, partito in testa ai sondaggi elettorali: «Dobbiamo rimandare la decisione sull’aumento di capitale – ha detto nei giorni scorsi a Bloomberg Maurizio Leo, a capo dell’ufficio economia e finanza del partito di Fratelli d’Italia – È un momento difficile ed è meglio aspettare il nuovo governo».

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