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Mps, perché il Tesoro potrà entrare in Unicredit

Mps: i costi del salvataggio pubblico nell’operazione Unicredit, la bontà della vendita del Monte secondo il Tesoro e gli scenari del ministro Franco (anche l’ingresso dello Stato in Unicredit). Fatti e numeri dopo l’audizione del titolare del Mef sul dossier Mps

 

“L’entità complessiva degli oneri per lo Stato – ha aggiunto – sarà definita al termine della trattativa e andrà valutata contestualmente all’attività dello Stato nel gruppo Unicredit”. All’esito – secondo il ministro dell’Economia, Daniele Franco – è possibile che il Mef riceva azioni Unicredit (si parla di una quota attorno al 5%) ma senza alterare gli equilibri di governance.

È quanto ha affermato ieri il ministro dell’Economia Daniele Franco in audizione davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato motivando l’urgenza da parte del Tesoro di raggiungere un accordo con Unicredit sulla cessione del Monte dei Paschi. Mentre gli analisti hanno ipotizzato un onere fino a 10 miliardi per le casse dello Stato per gli interventi diretti e indiretti (su Npl e cause legali tramite la sgr Amco, oltre che per gli ammortizzatori sociali sugli esuberi) nell’operazione Mps-Unicredit.

L’AUDIZIONE DI FRANCO SU MPS

“Non vi sono le condizioni per mettere in discussione l’impegno di dismettere la partecipazione dello Stato in Mps, un’iniziativa doverosa che fa seguito ad impegni assunti dai governi precedenti” e, in tale scenario, il dialogo con Unicredit l’unica che ha manifestato interesse, è “un’iniziativa doverosa”, ha sottolineato Franco.

IL TESORO MOLTO FRANCO SU MPS-UNICREDIT

“Questa operazione costituisce una soluzione strategicamente superiore dal punto di vista dell’interesse generale del Paese. Vorrei rassicurare che non si tratterà di una svendita di proprietà statale” ha chiarito Franco spiegando – in risposta alle preoccupazioni sollevate da forze politiche e sindacati – che la banca più antica del mondo non sarà oggetto di “smembramento”, il governo presterà “la massima attenzione alla tutela dei lavoratori”, e l’impegno a compensare Siena e la Toscana per la perdita di un baluardo della loro economia sarà una “priorità indiscussa e incomprimibile”

L’AGGREGAZIONE MPS-UNICREDIT

Un’aggregazione di Mps con una banca più solida, per il ministro del Tesoro è improcrastinabile in quanto “se la banca restasse soggetto autonomo, sarebbe esposta a rischi e incertezze considerevoli e avrebbe seri problemi”. Per tale ragione il ministero dell’Economia non vede i presupposti per prendere tempo sulla dismissione del Monte dei Paschi e aprire un’interlocuzione con la Commissione Europea sull’ipotesi stand alone.

STRESS TEST

“Alla luce dell’esito degli stress test che richiederebbero un aumento di capitale ben superiore a quello previsto dalla banca, per riportarla sui valori medi di patrimonio delle altre banche europee sottoposte all’esercizio dell’Eba – osserva Franco – si può concludere che un piano di rafforzamento patrimoniale nel quale il Monte dei Paschi restasse un soggetto autonomo, la cosiddetta ipotesi stand alone, sarebbe esposto a rischi e incertezze considerevoli e avrebbe seri problemi di competitività”.

I PIANI

Per portare l’istituto su valori medi delle banche europee – come ha sottolineato Franco – servirebbe, infatti, un aumento ben superiore ai 2,5 miliardi di euro indicati dal piano stand alone dell’ad Guido Bastianini. Un piano che – questa la critica del ministro – non ha tenuto conto degli impegni assunti dalla banca con la Ue ovvero un rapporto tra costi e ricavi del 51% al 2021, a fronte del 74% previsto nel suo business plan dalla banca”.

I COSTI

Nel caso probabile in cui la Commissione Ue ponesse un obiettivo più ambizioso di riduzione dei costi – ha spiegato il ministro – gli esuberi di personale potrebbero essere considerevolmente più elevati dei circa 2.500 previsti”. Riguardo alla trattativa sul tavolo con Unicredit Franco ha affermato che “non vi sono al momento indicazioni che facciano intravedere rischi di smembramento” di Montepaschi con un’aggregazione con Unicredit. L’operazione, che ha ad oggetto l’intera attività bancaria del Monte dei Paschi “non includerà – ha assicurato Franco – i 4 miliardi di euro di crediti deteriorati e i rischi legali, e verrà condotta nel rispetto delle regole della concorrenza”.

BONUS FISCALE

Quanto al conto per lo Stato, il bonus fiscale da 2,2 miliardi – ha spiegato Franco – è un anticipo di futuri crediti d’imposta mentre l’aumento da 1,5 miliardi che il Tesoro può iniettare sarà computato nella valorizzazione dei beni trasferiti a Unicredit. Franco ha, tuttavia, ribadito che al momento quella di Unicredit rimane la proposta di un’offerente e non è scontato che l’operazione vada in porto. “Per il Montepaschi – ha detto il ministro – abbiamo un’unica controparte che si è fatta avanti ma proporremo un pacchetto finale solo se convinti che sarà adeguato. Se dovessimo pensare non lo sia, non cercheremo di chiuderlo a tutti i costi. Auspico che si chiuda e lo auspico fortemente, e credo ci siano margini per le soluzioni ma non chiuderemo a qualsiasi costo, né noi né Unicredit”. L’eventuale fusione – ha assicurato il ministro – verrà condotta in un contesto di “massima attenzione verso le tematiche occupazionali” e all’interno di “un progetto di rilancio e di valorizzazione della città di Siena” preservando la storia, il nome e il marchio di Mps.

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