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Perché Mediolanum stronca Nexi

Mediolanum Nexi

Il crollo di Nexi pesa sugli utili di Mediolanum. Fatti, numeri e commenti

 

I numeri del primo semestre e del secondo trimestre 2022 di Banca Mediolanum battono le stime ma sull’utile netto pesa il crollo di Nexi.

L’istituto di credito guidato da Massimo Doris ha registrato nella trimestrale margini in miglioramento, tanto che l’ad prevede quello operativo in crescita nel 2022, una revisione al rialzo rispetto alla guidance precedente. In accelerazione anche la raccolta a luglio, mentre per fine anno il gruppo punta a 6 miliardi.

Tuttavia, Mediolanum ha chiuso il primo semestre 2022 con un utile netto di 237,9 milioni di euro, in contrazione dell’11,5% rispetto ai 268,7 milioni del primo semestre dello scorso anno. La flessione del risultato, si spiega dal gruppo, è “unicamente” dovuta al titolo Nexi detenuto nel portafoglio valutato al fair value.

Il crollo dell’azione di Nexi, colosso dei pagamenti elettronici italiano è iniziato quasi un anno fa. Dopo la fusione con Sia, nel solo ultimo anno ha più che dimezzato le sue quotazioni, da oltre 18 a meno di 9 euro. Tra i soci di minoranza di Sia c’era anche Banca Mediolanum che ora ha meno dell’1 per cento di Nexi. Come riassume il Giornale Mediolanum “ha svalutato il titolo ai prezzi correnti registrando un disavanzo contabile di circa 40 milioni”.

Tutti i dettagli.

I NUMERI DI MEDIOLANUM

Mediolanum ha raggiunto un margine operativo pari a 307,5 milioni, in aumento del 25% su base annua. Il risultato rappresenta un massimo storico a livello semestrale.

Il margine da interessi è di 163,8 milioni, con una crescita del 26% dovuta alla continua crescita del portafoglio crediti alla clientela e all’ordinaria attività di tesoreria in un contesto di tassi di interesse più favorevole rispetto allo scorso anno.

Il totale del patrimonio amministrato ammonta a 100,8miliardi, in calo del 7% da fine 2021 e dell’1% rispetto al 30 giugno 2021, influenzato dall’andamento dei mercati finanziari nel primo semestre dell’anno.

“Quello appena concluso è in termini sostanziali e qualitativi un semestre straordinariamente positivo poiché i risultati sono stati raggiunti in un contesto geopolitico e macroeconomico di grande difficoltà ed incertezza” ha commentato così i risultati l’ad di Banca Mediolanum, Massimo Doris.

IL PROFITTO

Per quanto riguarda il profitto, nel periodo in esame la compagnia ha realizzato un utile netto di 237,85 milioni di euro, battendo i 206 stimati dal consensus Bloomberg. Tuttavia, il risultato è in contrazione dell’11,5% rispetto ai 268,75 milioni contabilizzati nei primi sei mesi del 2021, unicamente a causa del titolo Nexi detenuto nel portafoglio valutato al fair value.

IL CALO IMPUTATO A NEXI DA MEDIOLANUM

Dunque per Banca Mediolanum le cause di questo calo sono da imputare esclusivamente alla partecipazione in Nexi. Il gruppo dei pagamenti elettronici italiano guidato da Paolo Bertoluzzo sconta un periodo di vendite a Piazza Affari.

Da luglio 2021 il titolo di Nexi ha cominciato a diminuire da 19 euro fino i 9 euro attuali.

L’impatto di Nexi sull’utile del primo semestre “è stato di 46 mln di euro. Senza questo impatto l’utile sarebbe stato di 346,2 mln. Il titolo Nexi ci ha premiato tanto l’anno scorso, soffriamo un po’ adesso come tutto il mercato ma sono tranquillo che il titolo si riprenderà” ha affermato Massimo Doris, ad di Banca Mediolanum, commentando i risultati del semestre, riporta MF DownJones.

COSA STA SUCCEDENDO A NEXI?

“Al momento della fusione Nexi-Sia, per Mediolanum quello storico minuscolo investimento registrava un valore record di oltre 70 milioni che però, rivisto un anno dopo, si è sbriciolato e non riflette più la realtà” sottolinea Marcello Zacché sul Giornale.

Ma come mai nell’ultimo anno l’azione Nexi è così sotto pressione?

Secondo la ricostruzione del Giornale le questioni sono due. “La prima è il debito elevato, circa 5 miliardi, accumulato con le tante acquisizioni effettuate da Nexi a partire dal 2016 e scaricato nel consolidato dopo la fusione con Sia e con il gruppo nordico Nets. La seconda è che avendo nel capitale tanti fondi di private equity (quelli che hanno partecipato alla crescita e alle fusioni di questi anni), essi restano potenziali grandi venditori. Così facendo rientrano con profitto dall’investimento: è quello che sta succedendo dalla quotazione post fusione del gennaio scorso. Per cui, sul mercato, i possibili investitori istituzionali preferiscono aspettare una fase di stabilità (che ancora non si vede) prima di tornare a comprare titoli Nexi. La società va bene, ha buoni fondamentali, rispetta i target, ma è superindebitata e quindi non paga dividendi (pur essendo stata Nexi molto generosa con i suoi soci prima del matrimonio con Sia) e con la crescita dei tassi sarà sempre peggio: prima di investire, anche a multipli oggi a buon mercato, i gestori vogliono certezze sulla fine della volatilità legate alle vendite”.

I RISULTATI COMMERCIALI

Infine, passando ai volumi commerciali di Banca Mediolanum, questi ammontano a 6,34 miliardi, in lieve calo rispetto ai 6,65 miliardi dello scorso anno. In particolare la raccolta netta totale è positiva per 4,34 miliardi, mentre la raccolta netta gestita tocca quota 3,12 miliardi, contro i 3,30 miliardi del primo semestre 2021. I crediti erogati sono stabili a 1,91 miliardi e i premi assicurativi delle polizze protezione registrano un aumento del 14%, raggiungendo 87,5milioni. Il numero dei family banker è di 5.947, in aumento del 3% rispetto alla fine dello scorso anno, mentre il totale dei clienti si attesta a 2,35 milioni, in aumento del 2%.

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