Economia

Mediobanca e le relazioni economiche internazionali dell’Italia

di

mediobanca creval

Sintesi della tavola rotonda in occasione della presentazione del libro del professor Giovanni Farese “Mediobanca e le relazioni economiche internazionali dell’Italia. Atlantismo, integrazione europea e sviluppo dell’Africa, 1944-1971” (2020) edito dall’Archivio Storico Mediobanca “Vincenzo Maranghi”

 

Alla presenza di illustri ospiti – il ministro dell’Università Gaetano Manfredi, il prof. Sabino Cassese, il prof. Valerio Castronovo, l’on. Giorgio La Malfa, l’ambasciatore Sergio Romano – si è svolta la presentazione (moderata dal vicedirettore del “Corriere della Sera” Federico Fubini) del libro di Giovanni Farese, professore associato di Storia dell’Economia nell’Università Europea di Roma, intitolata “Mediobanca e le relazioni economiche internazionali dell’Italia. Atlantismo, integrazione europea e sviluppo dell’Africa, 1944-1971”, edito dall’Archivio Storico Mediobanca “Vincenzo Maranghi”.

Frutto di un’ampia ricerca condotta in numerosi archivi in Italia e all’estero, il volume di Farese ricostruisce la nascita e lo sviluppo di Mediobanca, la più importante banca d’affari italiana, fondata a Milano nel 1946, e, con esso, l’apertura dell’Italia al commercio e alla finanza internazionale nel secondo dopoguerra.

Tre i filoni principali del libro: l’internazionalizzazione del capitale della Banca, la proiezione internazionale delle sue attività e iniziative, i rapporti del management con l’élite economica e finanziaria internazionale. Ne viene fuori un affresco ricchissimo che intreccia decolonizzazione, guerra fredda e sviluppo post-bellico.

Accanto e insieme alla ricostruzione storiografica, il volume fa emergere nodi e temi di grande attualità: il posto e il ruolo dell’Italia in Europa; i rapporti tra l’Italia, l’Europa e i paesi africani; la qualità della classe dirigente.

“La storia di Mediobanca illustra bene l’importanza di disporre di classi dirigenti credibili sul piano internazionale, capaci di coltivare un approccio di lungo termine in grado di collegare paesi e persone, banche e imprese, istituzioni nazionali e istituzioni internazionali nel tentativo di sorreggere e sospingere gli elementi di tenuta e sviluppo di quel sistema aperto di relazioni internazionali di cui l’Italia ha bisogno vitale, senza cedimenti sul piano dei valori, democratici e liberali, della sua storia”, ha spiegato il professor Farese.

IL SALUTO DEL MINISTRO GAETANO MANFREDI

La presentazione del libro di Farese è iniziata con i saluti introduttivi del ministro dell’Università e della Ricerca prof. Gaetano Manfredi, che ha individuato in apertura il primo merito del volume su Mediobanca: “La storia ci aiuta a guardare meglio le strade del presente”. Il Ministro ha sottolineato il valore delle indicazioni che emergono dal libro, che possono essere “una guida per il nostro paese in questo momento difficile”.

Le indicazioni da seguire sono “lo sviluppo degli investimenti e delle relazioni internazionali”, entrambi campi di gioco di Mediobanca e dei protagonisti del libro di Farese.

Oggi come allora, il rapporto atlantico è determinante, perché nel presente il “blocco occidentale” compete con l’Asia e la “cooperazione su nuove tecnologie e alta formazione” con gli Stati Uniti e con l’Europa (ma non solo) è fondamentale.

Manfredi si è poi soffermato sullo sviluppo delle attività di Mediobanca in Africa. “L’Africa è la nuova frontiera di sviluppo, una domanda crescente, anche di formazione, arriverà dall’Africa ed è una grande opportunità per il Paese. Portare le Università fuori dall’Italia deve essere una missione, perché apre non solo relazioni accademiche ma anche politiche e diplomatiche. Il libro è per questo una lezione “utile per il presente”, ha concluso il Ministro.

Prima di congedarsi, Manfredi ha ribadito con forza come alla base della storia di Mediobanca vi sia la qualità del capitale umano, fattore essenziale per l’Italia di oggi e di domani.

L’INTERVENTO DI APERTURA DI GIORGIO LA MALFA

Giorgio La Malfa, direttore scientifico dell’archivio storico Mediobanca “Vincenzo Maranghi”, nel ringraziare il ministro Manfredi, ha ricordato l’attenzione della banca nella archiviazione della documentazione via via prodotta.

Nel 2012 è iniziato un riordino. È stata avvertita dal management, in modo lungimirante, l’esigenza di avviare una collana di studi storici, affidandola a esperti della materia. In questo contesto si inserisce la ricerca del prof. Farese, che dopo un volume di documenti pubblicato due anni fa, inaugura le ricostruzioni di natura storiografica.

Successivamente, l’archivio è stato aperto al pubblico, mettendo a disposizione di tutti gli studiosi una ricca documentazione che “consente di scrivere o di riscrivere importanti capitoli della storia non solo economica del Paese”.

L’INTERVENTO DI SABINO CASSESE

Il libro si colloca nel filone degli studi del prof. Farese sui rapporti tra l’Italia e l’economia internazionale, da quelli su Eugene Black a quelli su Giorgio Ceriani Sebregondi, oltre che nel solco dei suoi precedenti interessi per le istituzioni finanziarie (come nel suo libro sull’IMI) o sui protagonisti dell’economia italiana (come nel caso di Sergio Paronetto). Dunque: contesti, istituzioni, persone.

Il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, ha presentato il libro di Farese sottolineandone alcuni aspetti: linearità dell’architettura, rigore nella scrittura, gusto storico investigativo, in particolare nella ricostruzione delle reti e dei profili biografici, in particolare quelli di Enrico Cuccia e Raffaele Mattioli.

“Il libro rivela una tecnica da segugio, un gusto per il documento, per lo scavare e l’andare in profondità”, ha detto il giurista.

Secondo Cassese sono tre le colonne che reggono il libro: “Le persone, Cuccia e Mediobanca”. Il professore descrive il volume come “una foto di gruppo nazionale e internazionale”.

Colpisce, nei tanti protagonisti del volume, in primo luogo l’alto concetto dello Stato, vivo anche per coloro che lavoravano nel privato. In secondo luogo, l’apertura internazionale del gruppo, che – nelle parole di Cassese – “prende l’Italia autarchica del fascismo e la porta nel mondo”. In terzo luogo, il loro antifascismo, unito a un “interesse per il Mezzogiorno e quindi per un’Italia unita”.

Ne risulta un quadro che può in certa misura essere preso a modello. Il giudice emerito lo definisce “un gruppo non chiuso, una vera classe dirigente, che vede nello Stato non il bastone con cui le imprese devono camminare”.

Di Cuccia, è stata ricordato il suo interesse per l’Africa, che condivideva con Guido Carli. Liberia, Tanzania, Zambia, ma non solo: guardavano al processo di decolonizzazione nel suo insieme, per le sue implicazioni geopolitiche.

Le ragioni che spingevano a interessarsi al Mezzogiorno erano: “esprimere motivi patriottici, fare affari e dimostrare al governo che Mediobanca può fare meglio dello Stato”. Nel contesto della Legge Bancaria del 1936, Mediobanca trova un “nuovo equilibrio tra pubblico e privato e tra interessi nazionali e internazionali”.

Il professore ha poi affrontato un altro grande tema del libro, quello dell’autonomia delle aziende private dal controllo dello Stato e della politica.

Il lascito di questa generazione è enorme. “L’Italia nel blocco occidentale, aperta verso il mondo, in particolare verso l’Africa. Ma dove sono finite tutte queste persone?” Si è chiesto in chiusura Cassese. “Dove è finita tutta questa intelligenza e questa cultura?”. La domanda ha animato parte del successivo dibattito.

L’INTERVENTO DI VALERIO CASTRONOVO

Secondo il professor Castronovo, già ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Torino, il volume racconta la storia di una classe dirigente autentica, in particolare, ma non solo, la storia di quella laica e progressista.

Castronovo ha menzionato molti degli uomini che hanno fatto “rinascere l’Italia”, misurandosi con problemi seri, “passando attraversando la scuola di chi ha vissuto la crisi degli anni Trenta”.

Ha individuato in particolare due gruppi, che hanno affiancato la classe dirigente economica di matrice cattolica: la cerchia che ruota attorno alla Banca d’Italia, da Einaudi a Menichella a Carli; il gruppo che funge da erede della linea Nitti-Beneduce, che giunge appunto fino a Cuccia.

Il professore si sofferma ancora sulle persone: “Vi è genialità finanziaria, lungimiranza, competenze, gioco di squadra, spirito di comunità, cultura di governo (anche nel privato)”, ma soprattutto – ha aggiunto – “vi è la ricostruzione di un sistema multilaterale di scambi, in un contesto duro come quello della Guerra fredda”.

“La loro visione era orientata a una economia di mercato, ma con una presenza pubblica”, ha aggiunto il professore.

L’INTERVENTO DI SERGIO ROMANO

Sergio Romano, ambasciatore e storico, ha offerto una lucida analisi delle relazioni, anche economiche, internazionali dell’Italia ricostruite da Farese.

La domanda di partenza è stata: quale era la politica di Mediobanca?

“Forse è improprio parlare di politica per una banca”, ha detto, aggiungendo tuttavia che Mediobanca aveva però “bisogno di una politica”, perché “doveva sapere cosa fare per evitare trappole”. Per questo, “con l’aiuto del governo italiano, scelse gli Stati Uniti come interlocutore indispensabile”.

Nel 1944 vi era stata la conferenza di Bretton Woods, con cui gli Stati Uniti avevano impostato le regole della finanza internazionale per le generazioni future.

“Bisognava andare a Washington”, ha detto l’ambasciatore. “Il problema in quel periodo era il Comunismo”.

“In quegli anni non si sarebbe potuto celebrare la nascita del Partito comunista come succede oggi”, ha fatto notare. “Mediobanca sapeva cosa fare: occorreva essere anti comunisti e costruire un rapporto con gli Stati Uniti, che fosse utile non solo per l’economia e la finanza”. In quella fase storica l’americanismo non confliggeva con l’integrazione europea, che muoveva i primi passi. “È con l’arrivo, più avanti, di Kissinger che l’europeismo fu visto in modo negativo da parte americana”.

Una banca come Mediobanca non poteva pensare di agire senza chiedersi cosa pensassero gli Stati Uniti. Per esempio, sui rapporti economici dell’Italia con l’Unione sovietica. Oppure con l’India.

“Mediobanca è stata una banca indipendente con uomini di grande intelligenza, liberali, aperti con chi aveva idee diverse dalle loro”, ha aggiunto Romano.

Rispondendo a una domanda di Federico Fubini sui recenti investimenti cinesi in Italia, l’ambasciatore ha risposto: “Mi chiederei piuttosto che cosa vogliono coloro che criticano la Cina. Si sente parlare male della Cina, ma bisogna chiedersi perché se ne parla male. Troverei inutile insegnare ai cinesi come si fa a tenere insieme una comunità di miliardi di persone, ad esempio. Penso che si debbano fare affari con la Cina.”

L’INTERVENTO DI FARESE

Il prof. Farese ha anzitutto ringraziato l’on. Giorgio La Malfa, per il coinvolgimento nel progetto; la dott. ssa Lorenza Pigozzi, direttore della comunicazione e delle relazioni istituzionali di Mediobanca, per la sua “visione strategica” dell’archivio di Mediobanca; il dott. Renato Pagliaro, presidente di Mediobanca, per l’attenzione portata al volume.

Il prof. Farese ha evidenziato come la prospettiva del libro non sia soltanto economica, ma anche geopolitica. L’Italia si trovava allora lungo la frontiera Est-Ovest, che consentiva di guardare all’Europa orientale e all’Unione Sovietica, e lungo quella Nord-Sud, che portava a investire nei paesi allora in via di sviluppo, in particolare in Africa.

L’interesse per l’Africa subsahariana è in un certo senso la grande sorpresa degli archivi di Mediobanca, ha raccontato il prof. Farese, che ha consultato anche altri archivi in altri paesi europei e negli Stati Uniti, tra cui quelli dell’Università di Princeton.

Uno dei progetti più interessanti riguarda la diga sul fiume Zambesi, costruita da un consorzio di imprese italiane, Impresit, e finanziato da Mediobanca e IMI. È forse la prima volta, nel secondo dopoguerra, in cui l’Italia dimostra al mondo intero che sa e che può esportare non solo forza lavoro, ma beni capitali, impianti e tecnologia.

Un altro riguarda la Zambia Tanzania Road Services, società partecipata da Intersomer (trading company di Mediobanca), per la gestione della strada che collegava il porto di Dar-Es-Salaam in Tanzania con il Copperbelt dello Zambia. Su quella strada viaggiavano veicoli Fiat, su pneumatici Pirelli, con carburante Agip. Esempio di una operazione di sistema. L’esportazione di beni capitali e la ricerca di materie prime è fondamentale.

Ovviamente, vi sono nel libro altri filoni. Quello dell’integrazione europea, in cui emerge il rapporto tra Cuccia e Jean Monnet, nonché l’eredita del New Deal, in cui emerge il rapporto tra Cuccia e David Eli Lilienthal. Si tratta in realtà di triangolazioni, in cui gli Stati Uniti sostengono il processo di integrazione europea. Gli alleati cooperano e competono.

L’INTERVENTO DI CHIUSURA DI GIORGIO LA MALFA

L’on. Giorgio La Malfa ha concluso la presentazione ricordando che il volume è il primo di una collana che intende ricostruire, partendo dagli archivi di piazzetta Cuccia, le più vicende italiane e internazionali. Dal libro di Farese emerge in definitiva il ruolo di Mediobanca nel “favorire il ritorno dell’Italia nella comunità economica internazionale.

“Nella nuova era di cooperazione inaugurata dalla conferenza di Bretton Woods, la banca che Mattioli e Cuccia hanno in mente deve favorire il reingresso dell’Italia nel circuito internazionale, coerentemente con i bisogni di un paese povero di capitali, con una economia di trasformazione povera di materie prime e alla ricerca di mercati di sbocco”, scrive infatti Farese nel libro.

Quanto al presente, La Malfa ha espresso apprezzamento e speranza per il dinamismo mostrato sui mercati esteri dalle medie imprese italiane, anche se “mancano le grandi imprese di allora”. L’intervento pubblico viene oggi visto negativamente perché “si teme uno spreco di soldi pubblici”, ma bisogna essere capaci di fare buoni investimenti e bisogna studiare, perché “non si costruisce una classe dirigente dall’oggi al domani”, né una seria politica estera economica.

La cultura e la memoria possono svolgere un ruolo per una nuova presa di coscienza e di consapevolezza. Le sfide che ci attendono sono enormi.

Leggi anche: Vi racconto la nuova guerra fredda fra Usa e Cina

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