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Mascherine, Arcuri e Invitalia: finanziamenti flop per la riconversione industriale?

Domenico Arcuri

Che cosa ha svelato Report di Rai3 su mascherine, Arcuri e Invitalia.

 

Report, la trasmissione d’inchiesta di Rai3, ha fatto emergere aspetti controversi della gestione dei fondi messi a disposizione delle imprese da Invitalia per la riconversione industriale e la produzione di mascherine chirurgiche.

Ecco tutti i dettagli.

Cos’è Invitalia e il ruolo di Domenico Arcuri

Invitalia –  Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti – è un’agenzia governativa italiana nella forma di una società per azioni e partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Dal 2007 Domenico Arcuri è l’amministratore delegato di Invitalia.

Decreto Cura Italia: i finanziamenti a fondo perduto per la riconversione

A marzo, in piena emergenza Covid-19, Invitalia guidata da Arcuri assegna un finanziamento a fondo perduto di 50 milioni di euro a 130 aziende, 80 delle quali si riconvertono per produrre mascherine. È una delle misure del decreto Cura Italia che però ha una clausola molto stringente: la riconversione deve avvenire entro 15 giorni dall’ottenimento del finanziamento.

Maurizio Corazzi, Ceo di AlterEco, ha raccontato ieri ai microfoni di Report (Rai3) la vicenda. La sua azienda ha ricevuto un finanziamento di 350 mila euro tuttavia non essendo riuscito a terminare la riconversione entro 15 giorni la sua azienda dovrà restituire il finanziamento. La norma che ha imposto il termine perentorio dei 15 giorni non ha tenuto conto delle difficoltà di approvvigionamento che avrebbero incontrato le aziende, come la AlterEco di Corazzi, in pieno lockdown, ha sottolineato Corazzi.

La rinascita impossibile: riconversione senza commesse

La AlterEco di Maurizio Corazzi produce circa 50mila mascherine chirurgiche al giorno ma non ha mai ricevuto una commessa dalla struttura commissariale. Corazzi, insieme ai rappresentanti di un’altra ventina di aziende riconvertitesi in seguito alla pandemia, ha contattato il Commissario Arcuri chiedendo un accordo per la fornitura di mascherine. Il Commissario ha risposto che per legge non può prendere accordi con futuri fornitori. L’AlterEco, così come altre aziende che non sono riuscire a rispettare i tempi per la riconversione, non solo dovranno restituire il finanziamento ma dovranno vendere le mascherine prodotte all’estero.

L’Italia acquista mascherine dalla Cina?

Il Commissario Arcuri ha fatto sapere che la sua struttura non acquista più mascherine dall’estero e nemmeno dalla Cina. Tuttavia Report evidenzia che dal sito del commissario emerge che l’ultimo acquisto di mascherine cinesi è stato fatto l’11 settembre. A questo si aggiunge la testimonianza di Davide Miggiano, Responsabile Dogane dell’Aeroporto di Fiumicino, che afferma che a novembre alcuni voli della compagnia Neos avrebbero portato in Italia (a Fiumicino e a Malpensa) circa 40 tonnellate di mascherine. La compagna Neos è presieduta da Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, il manager a marzo aveva chiesto aiuti per le compagnie aeree piegate dal blocco degli spostamenti, dal mese successivo ha iniziato a lavorare per  le importazioni delle mascherine dalla Cina.

Le commesse di Arcuri a FCA

Se le aziende come la AlterEco hanno lamentato di non aver ricevuto commesse per la produzione di mascherine, una storia diversa è quella che riguarda FCA, alla quale sono stati affidati in via diretta commesse per 748 milioni e 800 mila euro. Arcuri si è accordato anche con altre 5 aziende, per commesse per un valore complessivo di 200 milioni di euro. Le cinque aziende sono Parmon, Marobe Triboo, Grafica Veneta, Mediberg e Fab Spa che stando ai patti avrebbero dovuto 660 milioni di pezzi. Le aziende contattate da Report con l’unica eccezione di Mediberg, non hanno voluto rispondere circa il numero di mascherine consegnate. Tra queste la Marove a luglio ha dovuto mettere in cassa integrazione 246 lavoratori. L’azienda ha partecipato all’appalto inserendo come socio temporaneo l’azienda Triboo che si occupa di digitale. Il presidente del CdA di Triboo è Riccardo Maria Monti, vicepresidente della Fondazione Italia-Cina che vede tra i suoi consiglieri Massimo Paolucci, capo segreteria di Speranza e fino a poco tempo fa braccio destro del Commissario Arcuri nell’ufficio dell’emergenza Covid-19.

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