Economia

Manovra e spread, che cosa si dice di Tria sui mercati finanziari

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Il commento di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Sgr, su spread, manovra del governo Conte e ruolo del ministro dell’Economia, Giovanni Tria

Passata la baldoria per l’approvazione del nuovo accordo commerciale Usa-Canada-Messico, la giornata ieri è iniziata con un tono un po’ più sobrio in Asia.

Eventualmente, Hong Kong, che ha riaperto oggi dopo il week end lungo, ha mostrato maggior delusione per i PMI cinesi. D’altronde, le grosse banche cinesi rappresentano una quota importante dello HSCEI (-2.4%). Oltre a ciò, nel presentare la riedizione del NAFTA (ora denominato USMCA) Trump ha dichiarato che l’accordo è frutto dell’imposizione di dazi, che hanno portato i contendenti al tavolo, e quindi è inutile lamentarsi del loro utilizzo. Ricordo che Shanghai resta chiusa per tutta la settimana, il che ha forse dirottato sulle “H” shares i flussi di vendita.

Tokyo ha ritoccato i massimi dal ’91, pur chiudendo ben distante dai massimi di seduta. Negativi gli altri principali indici, ad eccezione di Mumbai, chiusa (Mahatma Ghandi day).

CHE COSA SUCCEDE IN EUROPA

La risk aversion si è accentuata con l’apertura europea. In assenza di dati macro degni di nota, l’attenzione si è concentrata sullo scontro Italia EU sul budget e sulla carta italiana vendite aggressive sono partite sin dai primi scambi. Lo spread ha toccato 300 Bps alle 9.30 del mattino, per poi trascorrere il resto della mattinata tra quel valore e 290.

LE RICADUTE SUI BANCARI

Inevitabili le ricadute sui settori bancari italiano ed EU, e sugli indici generali, che hanno accumulato cali superiori all’1% entro metà mattinata. Significativo l’effetto anche sulla divisa unica, giunta a lambire 1.15 vs $.

I CATALYST

Alla ricerca dei catalyst, molti si sono soffermati sulle dichiarazioni del Presidente della Commissione Bilancio alla Camera Borghi sull’ € (“*BORGHI: ITALY WLD HAVE SOLVED FISCAL PROBS WITH OWN CURRENCY”). Personalmente, volendo indicare la più problematica delle mille dichiarazioni di oggi, sceglierei quella in cui Di Maio ha bruscamente segnalato la sua indisponibilità a rinegoziare i numeri (*DI MAIO: WE WON’T MOVE MILLIMITER FROM SET 2019 BUDGET PLAN). E’ evidente che è presto per cercare segnali di una possibile “nuova svolta moderata”, ma un atteggiamento cosi conflittuale da parte del Vicepremier mi pare più rilevante dei rimpianti di Borghi, smentiti a stretto giro da Conte (*ITALY’S CONTE: EURO IS OUR CURRENCY, IRREVERSIBLE).

LA RETORICA DEI LEADER EUROPEI

L’altro fattore non troppo incoraggiante è la retorica di rimando dei leaders EU, decisamente poco conciliatoria. Circolavano ipotesi di una reazione cauta dell’EU, al fine di ridurre il rischio di un dilagare delle formazioni populiste alle prossime elezioni europee in primavera, ma al momento la principale preoccupazione di Juncker e Co. sembra quella di evitare che una deriva italiana metta in discussione le regole europee e conduca ad una nuova crisi sovereign.

Naturalmente la circostanza che i dettagli della manovra non siano ancora noti (dovrebbero emergere stasera) non aiuta.

CHE COSA SI DICE DEL MINISTRO TRIA

Su tutto pesa la perdita di credibilità del ministero dell’Economia e delle Finanze, che aveva dato l’impressione di riuscire a contenere lo sforamento entro livelli tacitamente concordati con Eu e mercati, e che è stato costretto ad una precipitosa retromarcia.

Era stato lo stesso Tria a sostenere che eventuali aumenti del deficit oltre la soglia indicata avrebbero visto i loro effetti benefici cancellati dall’impatto sulle condizioni di finanziamento del debito pubblico e sugli investimenti. L’approccio al livello di 300 dello spread, appena 3 giorni dopo l’annuncio non fa che confermare i suoi timori. Dovessero permanere queste condizioni di mercato, raggiungere il livello di crescita necessario a stabilizzare il rapporto debito/pil diventerà un impresa, qualunque sia il contenuto della manovra o la crescita globale.

FRA NUMERI, AMBIZIONI E POLEMICHE

Tra l’altro, l’ambiziosità del programma di Governo (i conti sul reddito di cittadinanza non tornano, se non con somme assai inferiori a quelle progettate) fa si che ulteriori sorprese non siano da escludere Esautorato Tria, chi si opporrà ad ulteriori aumenti del deficit in direzione del 2.9%-3%?

Queste sono le considerazioni che presumibilmente mantengono la pressione sugli asset italiani, a prescindere dalla headline del momento.

IL DOSSIER SPREAD

Il punto è: quanto di questa situazione, che comprende anche gli esiti del dibattito della legge in Aula, le reazioni EU (che a giudicare dai commenti sembra indirizzata verso un respingimento al mittente), le agenzie di rating nella seconda metà di ottobre, è prezzato nel livello di 300 di spread?

Probabilmente non poco. Purtroppo, l’impressione è che il newsflow rimarrà negativo, e il fatto di aver, in 3 sedute, superato i massimi di spread raggiunti nel 2018, e segnato nuovi massimi di rendimento sul 10 anni (3.45% la chiusura odierna, massimo dal 2014) produce un quadro tecnico pericolante.

Violata la soglia di 300, l’impressione personale è che lo spread si incanalerà, nel breve, in un range tra questo livello e 350, mantenendo quindi il rendimento sotto la soglia del 4%, in un contesto assai volatile. Vedremo.

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