Economia

Eni, Enel, Fca e Intesa Sanpaolo. Ecco cosa dicono i top manager su M5S e Lega

di

sergio-marchionne- Fiat

Forse è cambiato il clima, sicuramente è cambiata la composizione del Parlamento. Di certo, soprattutto a partire dalle elezioni del 4 marzo, fra il mondo dell’impresa italiana e il Movimento 5 Stelle sembra essere sbocciata, se non già una corrispondenza di amorosi sensi, quantomeno una cauta fiducia. Almeno a giudicare dalle recenti dichiarazioni di alcuni top manager italiani, sia di aziende pubbliche che private.

Dall’ad di Eni Claudio Descalzi passando per quello di Enel Francesco Starace, da quello Fca Sergio Marchionne al numero undi Intesa Sanpaolo Carlo Messina. Infine, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: non sono mancate le dichiarazioni tutt’altro che critiche verso i partiti usciti vittoriosi il 4 marzo, Lega compresa ovviamente al Movimento 5 Stelle.

E’ stato il M5S per primo a tendere la mano al mondo delle imprese, ben prima dell’inizio della campagna elettorale. Più o meno un anno fa, al meeting di Ivrea in memoria di Gianroberto Casaleggio, si consumava la “svolta moderata” dei grillini, poi consacrata, in autunno, dalla visita di Luigi Di Maio al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Un percorso di “istituzionalizzazione”, quello del M5S, che ha portato frutti e probabilmente ha contribuito all’ottimo risultato ottenuto il 4 marzo dalla truppa di Di Maio.

DESCALZI (ENI): “SIAMO RILASSATI”

Un ottimo risultato che tuttavia non concede ai grillini i numeri per reggere un governo monocolore. E mentre si cerca di risolvere il complicato rebus delle alleanze, molte opzioni rimangono sul tavolo, compresa quella di un governo a trazione pentastellata. Prospettiva per cui Claudio Descalzi non mostra di nutrire timori di sorta. L’ad di Eni, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Piano Strategico 2018-2021, ha detto che, in caso di un esecutivo guidato dai grillini “non credo che Eni avrà problemi”. Né si è detto preoccupato del fatto che il M5S sia il primo partito. “Siamo molto rilassati, la cosa importante è che lavorino per il bene dell’Italia”.

LE PAROLE DI STARACE (ENEL)

Meno esplicito Francesco Starace, che nelle dichiarazioni pubbliche si è concentrato più che altro sugli aspetti operativi di un futuribile governo grillino. Riconoscendo l’ottimo risultato del M5S, ha prospettato un cambio di rotta sulla liberalizzazione del mercato elettrico, che il decreto concorrenza firmato da Gentiloni fissa per giugno 2019. I grillini, come hanno ribadito più volte i parlamentari pentastellati Gianni GirottoDavide Crippa, sono contrari. Starace lo sa e si è detto possibilista su un rinvio del provvedimento. “C’è stato un chiaro vincitore (delle elezioni, ndr) che ha indicato di non considerare adeguata quella soluzione”, dunque “la probabilità di un rinvio è più alta di prima”.

MARCHIONNE (FCA): “I CINQUESTELLE NON SONO LA LE PEN”

Poi c’è Marchionne. Un manager in passato molto vicino a Matteo Renzi (“che però non riconosco più”, ha detto) e che tuttavia non vede nel M5S uno spauracchio. “Di Maio e Salvini non li conosco, i 5 Stelle non mi spaventano, ne abbiamo passate di peggio”. Sul futuro del paese l’ad di Fca ha espresso “una grandissima fiducia”, specificando poi la differenza fra “i populismi e italiani e quelli europei. I Cinquestelle non sono la Le Pen”.

MESSINA (INTESA): “VITTORIA DI CHI HA CAPITO LE RICHIESTE DEGLI ELETTORI” 

Anche dall’universo delle banche – non proprio un mondo “coccolato” dal M5S – arrivano segnali distensivi diretti ai grillini. Lo confermano le parole di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo: “Il trend europeo si è manifestato anche in Italia – ha detto – Si sono spostati i pesi verso le forze politiche che hanno interpretato meglio le richieste di crescita più equa e maggiore sicurezza”. E a proposito delle difficoltà a mettere insieme una maggioranza, Messina non si è detto preoccupato: “Anche i tedeschi ci hanno messo sei mesi”, ha detto.

BOCCIA: “NESSUNA PAURA, MA NON TOCCATE IL JOBS ACT”

Infine il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “I Cinquestelle sono un partito democratico, non fanno paura” ha detto. Tutto questo dopo che per mesi Boccia aveva difeso le misure prese da Renzi, non senza riservare pesanti affondi ai grillini.

Toni ben diversi da quelli utilizzati oggi, anche se il presidente degli industriali ha ribadito una volta di più l’avvertimento a non rottamare Jobs Act e piano Industria 4.0. “Smontarli significa rallentare, invece dobbiamo accelerare”. Boccia, più degli altri manager, ha indicato una strada per l’avvio della legislatura e partendo dal caso tedesco, che dopo mesi di stallo è ripartito da una Grosse Koalition Cdu-Spd, ha auspicato un ricompattamento delle forze politiche. Ha lanciato un appello ai gruppi per “un atto di grande responsabilità nell’interesse del paese”, con l’obiettivo di poter concertare assieme a Francia e Germania azioni comuni, soprattutto in termini di economia e contrasto ai dazi di Trump. Sul fronte interno, Boccia è parso possibilista sul reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S: “Bisogna capire cos’hanno in mente e quanto costerà allo Stato”. Eppure fra Confindustria e Movimento 5 Stelle in un recente passato non sono mancati gli attriti.

 

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