Economia

Ma è davvero possibile (e auspicabile) fissare un salario minimo europeo?

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Le parole di Ursula von der Leyen, candidata alla presidenza della Commissione europea, commentate da Giuseppe Sabella

 

Ursula von der Leyen, la già ministra della Difesa tedesca ora accreditata per diventare presidente della Commissione europea, la rilasciato ieri alcune dichiarazioni che stanno facendo il giro del mondo: “Mi batterò per il salario minimo europeo”.

Anzitutto, per la sua elezione – fissata per martedì prossimo a Strasburgo – servono almeno 375 voti che al momento non ci sono: von der Leyen spera nell’appoggio dei Verdi che, tuttavia, non paiono così convinti di sostenerla.

Il punto vero però della questione è che la dichiarazione sul salario minimo europeo pare più un’“operazione simpatia” – come qualcuno l’ha definita – che una vera e propria possibilità concreta: come si fa, infatti, a fissare un parametro valido per tutti gli sSati quando, per esempio, il salario minimo legale in Belgio, Germania e Irlanda è oltre i 9 euro all’roa e in Slovacchia, Romania e Polonia non arriva ai 3 euro? Facciamo una media e lo fissiamo a 6 euro? Cosi impoveriamo i lavoratori tedeschi e arricchiamo quelli polacchi ammazzando le imprese in cui lavorano?

Il fatto è che da diversi anni qualcuno cavalca questa idea che, in realtà, apre ad un problema titanico: quale futuro di politica economico-fiscale per un’Unione che al momento è solo monetaria? È impensabile nel breve periodo uniformare queste politiche tra gli Stati membri.

Il lavoro è una delle priorità per l’Europa tutta, soprattutto per l’area mediterranea in cui gli indicatori occupazionali sono i più preoccupanti (Italia, Spagna, Grecia e Francia). Forse la cosa più sensata in questo momento potrebbe essere quella di un piano che rilanci politiche serie di inclusione sociale.

Twitter: @sabella_thinkin

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