Economia

Caro Luca Telese, ti spiego perché su Marco Bentivogli hai toppato di brutto. Firmato: Giuliano Cazzola

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Luca Telese ha offeso il leader della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, definendolo un “servo dei padroni”. Non può esservi, per un sindacalista, un’accusa più grave ed infamante di questa. Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola

Domenica scorsa, nella “fumeria d’oppio” di Massimo Giletti (Non è l’Arena), Luca Telese ha offeso il leader della Fim-Cisl Marco Bentivogli definendolo un servo dei padroni. Per di più ha dichiarato che aspettava da dieci anni l’occasione per esprimere questo giudizio.

Non può esservi, per un sindacalista, un’accusa più grave ed infamante di questa. E Bentivogli senz’altro non la merita, perché è uno dei dirigenti sindacali più preparati, seri e coraggiosi della sua generazione. Il lavoro sindacale, anche nell’epoca della digitalizzazione e dell’automazione, è paragonabile all’attività di un artigiano altamente qualificato, la cui abilità professionale è decisiva per la buona riuscita del prodotto.

Un cattivo sindacalista (per restare nel campo delle attività di ordinaria amministrazione) può rovinare una vertenza arrecando danni incalcolabili ad un’azienda e ai lavoratori. Un buon sindacalista deve, invece, intuire dove può arrivare, in una trattativa, con il consenso dei lavoratori ai quali spetta l’ultima parola. Ma un sindacalista che non sa assumersi delle responsabilità e si trincera, quasi in modo neutrale, dietro la votazione dei lavoratori, abdica al suo ruolo, si trasforma in un portavoce qualsiasi, in un postino che ‘’suona sempre due volte’’.

Bentivogli è uno che ci mette la faccia e ci tiene a farlo sapere, come se volesse rivendicare per sé questa linea di condotta. È una persona colta, informata, aperta alle nuove esperienze. Figlio d’arte – suo padre Franco è stato segretario generale della Fim dopo il grande Pierre Carniti – è arrivato al vertice dell’organizzazione venendo – come si suol dire – “dalla gavetta”, cominciando dal lavoro di base, poi andando a dirigere alcune strutture territoriali in giro per l’Italia.

Marco non ha mai esitato a chiamare le cose con il loro nome. Per lui “prendersela con la globalizzazione è come arrabbiarsi quando piove”. Ma l’internazionalizzazione dell’economia “ha liberato 2 miliardi di persone dalla povertà, lo ha fatto mutando il riequilibrio delle condizioni planetarie”. E “quando l’inflazione e la delegittimazione delle parole, del senso comune delle cose, del confine del falso con il vero saltano, bisogna proprio ripartire dal loro senso autentico”.

Quando mai e in quale circostanza Bentivogli avrebbe servito i padroni? Quando ha salvato le prospettive del gruppo Fiat in Italia? Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: a Pomigliano in primo luogo e negli altri stabilimenti italiani che hanno cambiato pelle, grazie agli investimenti, all’interno di un progetto che ha attraversato l’Oceano. E chi ha portato, il 26 novembre 2016, tutte le sigle sindacali della categoria a firmare, unitariamente dopo anni, un rinnovo contrattuale innovativo? E chi ha svolto un ruolo fondamentale per la salvezza e la ripresa dell’Ilva, quando altri sindacati esibivano un’enorme coda di paglia verso le procure e gli ambientalisti?

Un sindacalista incapace di trovare delle vie d’uscita, attraverso il negoziato, finisce soltanto per abbandonare i lavoratori a se stessi, pur lasciando credere che sono loro a decidere. Peraltro, Bentivogli è anomalo anche all’interno della sua confederazione. A lui non riuscirà il cursus honorum di Maurizio Landini, il quale, con indubbia intelligenza, è stato capace di “cambiare linea” al momento giusto, di cogliere l’opportunità di firmare il rinnovo contrattuale insieme a Bentivogli, di farlo approvare da quegli stessi lavoratori che per anni aveva chiamato a scioperare contro i medesimi contenuti presenti in quell’intesa.

Francesca Re David, la leader della Fiom, ha criticato gli insulti di Telese al collega Bentivogli. È un segno di civiltà, soprattutto nel momento in cui, alla Fca, in queste ore, la federazione della Cgil ha deciso nuovamente di non sottoscrivere l’accordo raggiunto con gli altri sindacati.

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