Economia

Lo Stato ricapitalizzi le imprese private. La proposta di Assonime (società private)

di

prestiti imprese

Tutti i dettagli sulla proposta di Assonime presieduta da Cipolletta al governo che prevede anche un fondo di investimento da 20 miliardi a capitale prevalentemente pubblico, che possa supportare le imprese italiane attraverso nuovi aumenti di capitale

Le grandi società private invocano lo Stato per ricapitalizzare una fascia di aziende private.

La crisi Covid-19 sta colpendo e colpirà la redditività di molte imprese industriali italiane, creando tensioni sulla loro economicità e sostenibilità finanziaria. Lo scrive Assonime, l’associazione delle Spa italiane, che in una lettera aperta al governo Conte propone uno strumento nuovo per ridurne l’indebitamento: un fondo di investimento da 20 miliardi a capitale prevalentemente pubblico. Ecco tutti i dettagli.

IL DOCUMENTO DI ASSONIME

Le imprese potranno gestire inizialmente il maggior fabbisogno di liquidità grazie al Decreto imprese, ricorda Assonime, “il cui impiego determinerà tuttavia un incremento della leva finanziaria, in media già elevata sulla base degli standard europei. Occorre, pertanto, riflettere sui modi per alleviarne il peso, offrendo alle imprese non finanziarie uno strumento di ricapitalizzazione”, si legge nel documento redatto dall’associazione presieduta da Innocenzo Cipolletta e diretta da Stefano Micossi.

IL FONDO PUBBLICO

Assonime propone quindi un fondo di investimento a capitale prevalentemente pubblico, che possa supportare le imprese italiane attraverso: nuovi aumenti di capitale, iniezioni di liquidità trasformabile in capitale a determinate condizioni e un incremento della patrimonializzazione attraverso operazioni di debito-equity swap.

LE SOCIETA’ OBIETTIVO

“Le società target sarebbero identificate tra le Società non finanziarie con fatturato superiore a 25 milioni o più di 50 dipendenti, ma non superiore a 5 miliardi di fatturato”, specifica il documento dell’associazione.

LA DIMENSIONE DEL FONDO

La dimensione del Fondo – si legge – “è ipotizzabile in 20 miliardi (eventualmente incrementabili fino a un massimo di 25 miliardi)”.

I DETTAGLI DELLA PROPOSTA

L’intervento del Fondo immaginato da Assonime dovrebbe essere temporaneo, senza diritti di voto o con limitati diritti di voto tesi a preservare i valori aziendali; si dovrebbero prevedere meccanismi di uscita verso gli stessi azionisti o verso il mercato. Gli azionisti manterrebbero la gestione dell’impresa, ma sarebbero vincolati nella distribuzione degli utili, nei compensi del management e nell’acquisto di azioni proprie.

CHI E’ AL VERTICE DI ASSONIME

Da sottolineare che nel comitato di presidenza dell’associazione che riunisce e rappresenta le maggiori società per azioni italiane ci sono: Luigi Abete, Franco Bassanini, Matteo Del Fante, Luca Garavoglia, Patrizia Grieco, Gian Maria Gros Pietro, Andrea Moltrasio, Maurizio Sella.

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ECCO LA PROPOSTA INTEGRALE

Premessa

La crisi Covid-19 sta colpendo e colpirà la redditività di molte imprese industriali italiane, creando tensioni sulla loro economicità e sostenibilità finanziaria. Le imprese potranno gestire inizialmente il maggior fabbisogno di liquidità grazie al c.d. Decreto Liquidità, il cui impiego determinerà tuttavia un incremento della leva finanziaria, in media già elevata sulla base degli standard europei (patrimonializzazione pari a ca. il 15-20% in media). Il peso di questo debito può diventare un macigno sul passo della ripersa dopo la crisi. Occorre pertanto riflettere sui modi per alleviarne il peso offrendo alle imprese uno strumento di ricapitalizzazione.

Proposta

Si propone di creare un nuovo soggetto, nella forma di un fondo di investimento a capitale [prevalentemente] pubblico, che possa supportare le imprese italiane nella difficile fase di ripresa dell’economia dalla crisi del Covid-19 attraverso:

  • Nuove iniezioni di capitale
  • Nuove iniezioni di liquidità, trasformabili in capitale a determinate condizioni
  • Un incremento della propria patrimonializzazione attraverso operazioni di debtto-equity swap

L’intervento del Fondo dovrebbe essere temporaneo, senza diritti di voto o con limitati diritti di voto tesi a preservare i valori aziendali; si dovrebbero prevedere meccanismi di uscita verso gli stessi azionisti o verso il mercato. Gli azionisti manterrebbero la gestione dell’impresa, ma sarebbero vincolati nella distribuzione degli utili, nei compensi del management e nell’acquisto di azioni proprie. Lo scopo del Fondo sarebbe quello di:

  • Supportare le società italiane non finanziarie attraverso l’investimento temporaneo in capitale di rischio e “quasi di rischio”, diretto o attraverso la conversione di crediti detenuti da banche italiane
  • Gli investimenti sono attesi essere di medio periodo, di minoranza, con possibilità di uscita a partire dal [quinto] anno

Le società target sarebbero identificate tra le Società non finanziarie con fatturato superiore a 25 milioni o più di 50 dipendenti, ma non superiore a 5 miliardi di fatturato. Altre forme di intervento (inclusa una possibile cancellazione dei debiti) dovrebbero essere previste per le imprese di piccola o piccolissima dimensione, mentre quelle quotate di maggiore dimensione potrebbero presumibilmente assorbire l’impatto della crisi con mezzi propri attraverso il mercato.

La dimensione del Fondo è ipotizzabile in 20 miliardi (eventualmente incrementabili fino a un massimo di 25 miliardi). Al riguardo si possono utilizzare, per riferimento, stime recenti sui dati di bilancio di 720.000 società di capitale dell’archivio CERVED; per le imprese che prima dell’epidemia non avevano cash flow negativi, il fabbisogno aggiuntivo di liquidità per la crisi viene stimato (nell’ipotesi ‘ottimistica’ che il lock down non duri più di tre mesi) intorno ai 30 miliardi. In una recente audizione in Parlamento la Banca d’Italia ha stimato che il maggior fabbisogno possa salire fino a 50 miliardi. Tenendo conto delle soglie di esclusione dall’intervento, il supporto del Fondo potrebbe contribuire in maniera sostanziale a ristabilire una adeguata patrimonializzazione del sistema delle imprese non finanziarie italiane.

Il Fondo potrebbe essere sottoscritto primariamente da un’istituzione pubblica (Cassa Depositi e Prestiti), con possibilità di co-investimento da parte di istituzioni finanziarie e altri soggetti istituzionali italiani (es. Fondazioni bancarie, Fondi pensione, società di assicurazione), e da parte delle banche nel momento della conversione di prestiti convertibili. La selezione degli investimenti dovrebbe avvenire a domanda dell’impresa, con il sostegno e il parere della banca creditrice. Quando possibile, l’imprenditore dovrebbe partecipare all’aumento di capitale nel momento della ricapitalizzazione. Le forme tecniche attraverso cui l’investimento può avvenire dovrebbero includere:

  • La sottoscrizione di aumenti di capitale
  • La sottoscrizione di strumenti ibridi (ad esempio strumenti finanziari partecipativi)
  • La concessione di prestiti convertibili in strumenti di capitale delle società target

Altri aspetti tecnici da definire riguardano:

  • La forma giuridica, che può essere quella di fondo comune d’investimento alternativo, mobiliare, riservato, di tipo chiuso, oppure una semplice SpA
  • La durata del Fondo: [20 anni, prorogabile].

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