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Whirlpool, Gkn e non solo. Ecco verità e bufale sui licenziamenti

Pensioni

Che cosa si dice e non si dice sulla questione licenziamenti. L’analisi di Cazzola

 

A volte mi domando cui prodest?

Non riesco a spiegarmi perché i media conducono campagne esagerate al limite della menzogna quando affrontano cruciali problemi economici e sociali. Si potrebbe compilare un elenco lungo come l’equatore e valutare i guasti  prodotti  di gran lunga superiori a quelli dell’emergenza sanitaria perché avvelenano le sorgenti dei vivere civile e creano un clima di ignoranza e qualunquismo. L’ultimo sgarbo alla corretta informazione viene perpetrato sul tema dei licenziamenti  dopo l’avvio del superamento del blocco (e si capisce adesso quanto sia stata sciagurata questa decisione e quanto sbagliate le proroghe). Il tg e i talk show (ma anche i quotidiani) si soffermano su singoli casi di aziende che hanno avviato – magari in forma odiosa come fanno le multinazionali – procedure di licenziamento collettivo. Peraltro in questo modo gli ‘’sfascisti’’ segnano dei clamorosi autogol perché si concentrano sull’albero senza curarsi della foresta.

Se i licenziamenti si limitassero ai soli casi che vengono raccontati (in tutto non si arriva a mille lavoratori) saremmo in un regime di piena occupazione. Per vedere quali sono i trend effettivi si dovrebbe monitorare il territorio, dove si avviano le procedure previste dalla legge in caso di esuberi (un’informazione questa che dovrebbe essere fornita). Ma soprattutto si insiste nel rappresentare la difficile situazione che stiamo attraversando come se i licenziamenti fossero causati dalla fine del blocco e non fossero un inevitabile corollario di un’economia di mercato. Anche nei periodi più floridi ci sono aziende che falliscono, che chiudono, che riconvertano la produzione e riorganizzano l’attività.

Spesso, soprattutto nei periodi di crisi, i licenziamenti sono una condizione indispensabile per salvare le imprese. Il salto che va fatto – attraverso lo sviluppo delle politiche attive – è quello di trovare un altro impiego a chi perde il lavoro, attraverso la formazione e l’aggiornamento professionale; fuori dell’azienda che si ristruttura, però, perché essa non potrebbe farlo se fosse caricata – anche attraverso il ricorso ad una cig gratuita – di manodopera in eccesso, di ‘’anime morte’’ collegate da una finzione giuridica. I licenziamenti non sono una novità in un sistema economico.

Saccheggiamo per fare chiarezza le statistiche dell’Istat degli ultimi anni. I licenziamenti relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono passati da 647 mila nel 2014 a 579 mila nel 2018. La quota di licenziamenti sul totale delle cessazioni nel 2018 è risultata pari al 36% contro il 42% nel 2014; specularmente le dimissioni hanno pesato per il 53% nel 2018 e per il 48% nel 2014. La gran parte dei licenziamenti è motivata da ragioni economiche (proprio quelli sottoposti al blocco), circa nove su dieci, ma l’incidenza di quelli disciplinari sul totale dei licenziamenti risulta in crescita: dal 7,4% del 2014 al 13% del 2018.

La maggior parte dei licenziamenti avviene nelle piccole imprese (62% nel 2018). In particolare, i datori di lavoro che hanno licenziato dipendenti con rapporti di lavoro a tempo indeterminato hanno anche attivato  – si prenda bene nota – nuovi contratti a tempo indeterminato, in ragione di 1,2 rispetto ai licenziamenti effettuati (0,7 nelle piccole imprese e 2,0 in quelle più grandi).  Se si guarda alle caratteristiche del rapporto di lavoro concluso con il licenziamento è consistente la quota di part time e di lavori di breve durata (in cui sono inclusi i licenziamenti intervenuti nel periodo di prova). Nel 2018 oltre un terzo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato interrotti per licenziamento ha la durata inferiore a un anno; i licenziamenti entro tre mesi dall’assunzione sono più frequenti tra i giovani fino a 29 anni (18,8% in confronto al 10,8% del totale). La quota di lavoratori licenziati in presenza dei requisiti richiesti per accedere alla NASpI, lo strumento di sostegno al reddito dei disoccupati entrato in vigore nel 2015, oscilla attorno al 60% per gli anni 2016- 2018. Il mancato accesso alla NASpI è motivato essenzialmente dal tempestivo ricollocamento al lavoro che interessa circa il 30% dei lavoratori licenziati. Nella quota residua (attorno al 10%) si addensano soprattutto lavoratori stranieri.  Nel  2019 l’anno prima  del disastro i licenziamenti economici sono stati  503 mila su di un totale di 640mila.

‘’Accanto alla richiesta di “ferma tutto” il sindacato (o almeno la FIOM) – ha scritto Claudio Negro nel bollettino della Fondazione Anna Kuliscioff – ne formula un’altra ancora più impegnativa: che cioè il Governo elabori una Politica Industriale capace di indicare alle aziende quello che devono fare, tenendo conto degli obiettivi sociali. Per esempio, Stellantis dovrebbe incrementare la produzione di auto, per aiutare le imprese della filiera automotive che altrimenti licenziano (vedi GKN). “Un piano per quei settori che sono in fase di riconversione e ristrutturazione. Servono vincoli per le imprese!” (Corsera 14 Luglio). L’avrei detto io – ironizza Negro – ma la Redavid mi ha anticipato: “un piano quinquennale” ha invocato, con sprezzo del ridicolo…’’. Nella canea della irresponsabilità collettiva opera un’accurata cancel culture.  Non si citano neppure le dichiarazioni di Andrea Orlando nella intervista a Il Foglio nella quale il ministro ha smentito le voci allarmistiche. ‘’Allo stato attuale, in linea di massima, l’andamento (dei licenziamenti, ndr) non individua una dinamica particolarmente diversa da quella precedente alla pandemia’’. Il ministro ha poi fornito considerazioni di grande buon senso. Innanzi tutto –  ha confermato Orlando – il blocco non ha mai impedito i licenziamenti per cessazione delle attività. Inoltre- ha aggiunto-  la cassa Covid  ‘’è stata una specie di anestetico che ha rallentato alcuni orientamenti e alcune decisioni che probabilmente le imprese avevano già in mente’’.  Poi dando sfoggio di un serietà ammirevole il ministro ha sconfessato  le analisi fasulle di chi collega il caso delle nuove vertenze aperte allo sblocco dei licenziamenti. Whirlpool-Embraco, Gkn, Gianetti ruote ‘’sono aziende che scontano problemi pregressi’’.

Che dire? La realtà è morta! Viva la percezione!

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