Economia

F-35, ecco cosa farà l’Italia con Leonardo e Lockheed. Parla Guerini (Difesa)

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Che cosa ha detto su Leonardo, F35 e non solo il ministro della Difesa, Guerini (Pd)

 

(Estratto di un’intervista pubblicata dall’Atlantic Council; la versione integrale in italiano si può leggere su Affari Internazionali)

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto di spendere meno per la Difesa ed ha proposto di mettere in stand-by per un anno le spese per il programma F35. Lei considera a rischio gli investimenti del suo ministero?

“Primo e soprattutto, la modernizzazione delle Forze armate assicura sicurezza alla nostra nazione. Il vantaggio tecnologico è parte della nostra sovranità nazionale. La pandemia che stiamo attraversando ha dimostrato che l’impensabile può accadere. Quando ci si confronta con il bisogno di ridurre il deficit e ribilanciare i conti pubblici, c’è sempre il rischio che la Difesa non venga percepita come una priorità. L’opinione pubblica deve essere inoltre al corrente che i tagli al budget per la Difesa hanno effetti principalmente sulla ricerca e lo sviluppo. Non solo questo, bisogna menzionare la perdita di posti di lavoro altamente qualificati: capacità industriali sarebbero impoverite in un settore dove la tecnologia è molto sviluppata e presente, dove prodotti a doppio uso, sia civile che militare, offrono ritorni economici molto significativi alla nostra nazione.

Per queste ragioni, abbiamo bisogno di coinvolgere l’intero Paese in un più ampio dibattito sulla difesa. I nostri cittadini dovrebbero essere persuasi che c’è un pezzo della competitività italiana nell’industria e che mantenere intatti i programmi di approvvigionamento equivale a conservare la nostra capacità di difendere la nazione e il sistema delle alleanze del quale siamo parte. Da questa prospettiva, il programma Jsf, che è nato 20 anni fa, ha messo una flotta aerea di quinta generazione, il top di gamma di ciò che è ottenibile oggi, a disposizione delle nostre forze armate. Qualche mese fa ho confermato che il programma continuerà.

Oltretutto, fatemi sottolineare che le risorse destinate alla Difesa rappresentano un’incredibile leva economica per il nostro sistema-Paese e un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza. Inoltre, in questa fase necessitiamo di sfruttare il pieno potenziale dell’industria della Difesa nazionale, un settore che è certamente ricco di varie piccole e medie imprese ma anche caratterizzato da due top player di riferimento, con una rilevante presenza internazionale. Il recente successo di Fincantieri negli Stati Uniti, che segue un’altra importante performance di Leonardo nello stesso mercato, è la migliore prova di tutto ciò. Gli investimenti nella Difesa sono un importante mezzo per spingere la crescita e rilanciare il Paese, dato l’elevato grado d’innovazione rispetto a qualsiasi altro settore e l’impatto sulle esportazioni, che secondo le stime recenti è il 70% dell’intera produzione”.

Ministro, alcuni mesi fa lei ha ricevuto un caldo benvenuto al Pentagono, e anche dopo la morte del generale iraniano Qassem Soleimani, lei ha parlato diverse volte con il suo omologo statunitense Mark Esper. Secondo lei, quali sono i settori in cui Italia e Stati Uniti potrebbero stringere la loro cooperazione?

“L’Italia e gli Stati Uniti hanno sempre avuto forti e durature relazioni sia nella cooperazione militare che nella mutua solidarietà, come la pandemia Covid-19 ha provato. Ho avuto l’opportunità di esprimere al Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper la gratitudine del popolo italiano e del governo per gli aiuti ricevuti.

La fratellanza che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta, ha testimoniato la profondamente radicata relazione che esiste tra i nostri Paesi, che stanno entrambi attraversando una severa crisi sanitaria. Come partner e membri della stessa Alleanza, condividiamo gli stessi valori. Il nostro obiettivo comune è di trovare soluzioni che garantiscano che possiamo difendere e mettere in sicurezza i nostri cittadini contando sul sistema delle organizzazioni internazionali delle quali siamo parte e creando le migliori condizioni per lo sviluppo di economia, lavoro, sanità e così salvaguardare il nostro stile di vita.

Quando ho incontrato il mio collega Mark Esper a Washington, e successivamente durante ogni chiamata telefonica, questi intenti comuni e l’intenzione di supportarsi a vicenda sono sempre emersi. Non dobbiamo solo lavorare insieme per combattere pericoli tradizionali come il terrorismo, contro il quale abbiamo cooperato con gli Stati Uniti per anni, incluso all’interno di coalizioni. Dobbiamo anche fare dei passi in settori come la fornitura energetica, l’informazione, la sanità pubblica, la finanza e le infrastrutture. Le nostre complesse società sono interdipendenti a livello regionale e internazionale. La cooperazione bilaterale e la nostra partecipazione alla Nato sono e rimarranno un fattore fondamentale per affrontare le sfide con le quali ci confrontiamo”.

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