Economia

Fincantieri, Leonardo e non solo. Chi frena l’Italia in Egitto?

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I contratti per le fregate Fremm all’Egitto costituirebbero una provvidenziale boccata d’ossigeno per Fincantieri, Leonardo, Elettronica e le numerose aziende che forniscono componentistica e per tutto l’indotto. L’approfondimento di Gianandrea Gaiani per Analisi Difesa 

 

Le notizie giunte negli ultimi giorni in Italia dall’Egitto non hanno avuto l’eco che avrebbero meritato, complice forse il dibattito su coronavirus ed emergenza economica ma anche il tradizionale distacco di gran parte di politica e media dai temi che riguardano la Difesa e il nostro export in questo settore.

Eppure dovremmo mostrare molto interesse per quanto accade al Cairo dove le esitazioni e i temporeggiamenti del governo rischiano di far perdere all’industria italiana e al “Sistema-Italia” opportunità irripetibili in uno Stato con cui è nostro interesse avere ottime relazioni politiche, economiche e militari.

Come è noto Il Cairo è interessato a rilevare al più presto per 1,2 miliardi di euro la nona e la decima Fremm realizzate da Fincantieri per la Marina Militare Italiana, le fregate multiruolo Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi. Unità che la Marina Egiziana avrebbe voluto ricevere già in aprile e che verrebbero rimpiazzate nei ranghi della Marina Italiana da navi di nuova costruzione.

Il Cairo vorrebbe allargare a un vasto programma militare i già ottimi rapporti economici ed energetici con l’Italia: la consegna delle due Fremm favorirebbe i negoziati con Fincantieri per la potenziale acquisizione di altre 4 fregate dello stesso tipo e di una ventina di pattugliatori da produrre anche in cantieri egiziani mentre in campo aeronautico da tempo circolano voci sull’interesse egiziano per 24 cacciabombardieri Eurofighter Typhoon e soprattutto per altrettanti addestratori M-346 e almeno un satellite prodotti da Leonardo.

Contratti che, soprattutto oggi che le conseguenze dell’epidemia di Covid-19 stanno congelando il mercato aeronautico e cantieristico civile, costituirebbero una provvidenziale boccata d’ossigeno per Fincantieri, Leonardo, Elettronica e le numerose aziende che forniscono componentistica e per tutto l’indotto.

La Marina Egiziana ha ordinato un anno or sono 20 elicotteri AW149 (più 10 in opzione) ma è evidente che la mega commessa che potrebbe aprirsi con la consegna delle due Fremm è senza precedenti dopo la decisione della US Navy di scegliere questo tipo di navi per il suo Programma FFG(X) da 20 unità.

Senza contare il fatto che un successo sul mercato egiziano potrebbe aprire la porta ad altre commesse nel mondo arabo. Per questo è stupefacente che dopo mesi di silenzi e nonostante siano in ballo contratti potenzialmente multimiliardari per tutta la nostra industria, il governo italiano non abbia ancora risposto alla richiesta egiziana.

Quanto alle recenti notizie dall’Egitto accennate in apertura, eccone una rapida carrellata. Il 5 maggio è arrivato ad Alessandria il sottomarino S-43, terzo esemplare sui 4 battelli ordinati Type 209/1400mod realizzati in Germania dai cantieri ThyssenKrupp Marine Systems’ (TKMS) che era stato consegnato ufficialmente alla Marina Egiziana il 9 aprile scorso a Kiel.

Il ministero della Difesa egiziano ha reso noto che durante la crociera di trasferimento di ben 7.800 chilometri l’S-43 ha effettuato esercitazioni con diverse marine di paesi amici.

Il 4 aprile 2019 il governo tedesco ha approvato la vendita alla Marina egiziana di 6 fregate del tipo Meko 200 (tre simili a quelle vendute a Sud Africa e Algeria, le altre con caratteristiche non note) nell’ambito di un contratto valutato circa 3 miliardi di euro. Le navi verranno realizzate sempre da TKMS.

Negli ultimi anni la Marina Egiziana ha acquistato importanti unità navali anche in Francia: le due portaelicotteri da assalto anfibio tipo Mistral realizzate per la Marina russa, la fregata (FREMM) Aquitaine girata dalla Marina francese, quando era ancora in fase di collaudo, a quella egiziana che la prese in consegna a inizio 2015.

Parigi (a differenza di quanto sta facendo Roma in un caso analogo) colse al volo l’opportunità offerta dalle pressanti esigenze egiziane chiudendo un affare multimiliardario che comprese la consegna di 24 cacciabombardieri Dassault Rafale e di 4 corvette tipo Gowind 2500 ordinate nel 2014 per un miliardo di euro di cui tre prodotte in Egitto.

Il 15 maggio la corvetta Luxor, ultima unità del programma, è stata varata nei cantieri di Alessandria in cooperazione con il francese Naval Group: ulteriori due unità di questo tipo erano previste ma l’Egitto, in parte insoddisfatto dalla cooperazione con Parigi, ha preferito ordinare le Meko tedesche.

In settori diversi, sempre negli ultimi giorni, sono giunte altre notizie che riguardano le acquisizioni egiziane quali l’ordine di 26 caccia Sukhoi Su-35 (nella foto sotto) – che si aggiungono ai 46 Mig 29M2 ordinati nel 2015 le cui consegne verranno completate quest’anno –  e l’ammodernamento della flotta di 43 elicotteri AH-64D Apache allo standard AH-64E con un contratto per Boeing del valore di circa 2,3 miliardi di dollari.

Il potenziamento e ammodernamento delle forze armate egiziane sostiene il crescente ruolo del Cairo (principale potenza militare del Medio Oriente e dell’Africa) dal Mediterraneo al Mar Rosso con prospettive di proiezione nell’Oceano Indiano e viene finanziato in parte da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a circa 1,5 miliardi di dollari aiuti militari forniti ogni anno dagli Stati Uniti che vengono investiti in prodotti “made in USA”.

Il Cairo punta da tempo a diversificare i fornitori (russi, europei, statunitensi) proprio per non trovarsi in gravi difficoltà in caso di eventuali sanzioni o blocco delle forniture e del supporto logistico. Il fatto che l’Egitto prema per un’ampia cooperazione con l’Italia nel settore della Difesa non ha lasciato indifferenti i nostri principali rivali, francesi e tedeschi in testa, pronti a offrire al Cairo pacchetti vantaggiosi pur di aggiudicarsi le commesse offerte all’Italia. Se il mercato della Difesa è sempre stato “agguerrito“, oggi la crisi post Covid-19 lo renderà ancora più spietato e selettivo.

Per imporsi non basteranno prezzo e qualità dei prodotti e assistenza ma sarà ancora più determinante che in passato la spinta impressa dai governi nel sostenere con lucido pragmatismo (e poca ideologia) l’industria e il “Sistema-Italia”, sviluppando relazioni in grado di creare partenariati e aree di influenza duraturi.

L’Egitto aspetta da troppo tempo una risposta dall’Italia ma non l’attenderà in eterno.

(estratto di un articolo pubblicato su Analisi Difesa)

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