Economia

Leonardo-Finmeccanica, Saipem e Cdp. Tutti gli ultimi sbuffi a 5 stelle di Buffagni e Di Maio

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ALESSANDRO PROFUMO AD LEONARDO

Fatti, nomi, indiscrezioni e ricostruzioni sui motivi degli umori e dei malumori nel Movimento 5 Stelle per le scelte in fieri del Tesoro su aziende controllate o partecipate dallo Stato…

Prima gli strattoni ai vertici di Cassa depositi e prestiti, poi le critiche preventive alle nomine in Saipem, ora le stilettate in vista del rinnovo del collegio sindacale di Leonardo, l’ex Finmeccanica.

Non conosce soste l’attivismo del Movimento 5 Stelle: il primo partito dopo le elezioni del 4 marzo non ha ancora messo piede in un governo e già si profonde in critiche, suggerimenti e auspici inediti in fatti nomine.

IL CASO LEONARDO

Emblematico l’ultimo caso, quello del collegio sindacale di Leonardo, il gruppo presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’ad, Alessandro Profumo. Non sono i primi e gli unici rilievi sull’ex Finmeccanica da parte del Movimento 5 Stelle: anche nel programma elettorale dei Pentastellati erano presenti sottolineature critiche. Ma andiamo con ordine.

GLI SBUFFI DI BUFFAGNI

Anche nel caso di Leonardo è il deputato M5S, Stefano Buffagni, la punta di lancia dei Pentastellati: “Le manovre sotterranee di formazione della lista da presentare entro oggi asseriscono più a sotterfugi di un sistema in decadenza che non ai principi di trasparenza, lealta’ ed interesse pubblico”, ha scritto ieri il parlamentare lombardo che per conto dei vertici M5s segue le partecipate e le controllate del Tesoro.

I RILIEVI SU LEONARDO

La premessa? “Leonardo è un’azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il suo maggiore azionista è il ministero dell’Economia, che possiede una quota di circa il 30%. All’assemblea di approvazione del bilancio tra poche settimane scade il collegio sindacale, organo di vigilanza”. Da qui le critiche alle “manovre sotterranee di formazione della lista da presentare entro oggi asseriscono più a sotterfugi di un sistema in decadenza che non ai principi di trasparenza, lealtà ed interesse pubblico”. Senza ulteriori chiarimenti, per la verità. Salvo auspicare “un segnale di cambiamento, sempre nell’interesse del bene pubblico e degli interessi nazionali, portando novità ed innovazione con un processo di cambiamento che permetta al futuro sostenibile di permeare Leonardo e tutte le realtà di stato nel pieno rispetto della volontà popolare”, ha aggiunto Buffagni.

LE INDISCREZIONI SULLE ORIGINI DEGLI SBUFFI DI BUFFAGNI

Ma da dove nascono gli sbuffi di Buffagni? Ambienti del vertice pentastellato – secondo le indiscrezioni convergenti raccolte da fonti ministeriali e parlamentari – raccontano che esponenti M5S abbiano sondato chi al Mef compila o è a conoscenza delle liste per i rinnovi dei collegi sindacali delle aziende partecipate o controllate dal Tesoro. Obiettivo più o meno esplicito? Sottoporre nomi o candidature di professionisti non lontani dal Movimento. Ma dai dirigenti del ministero retto da Piercarlo Padoan è giunta questo tipo di risposta: ci sono procedure codificate con un ruolo preminente dei cacciatori di teste. Una risposta che avrebbe fatto imbufalire i Pentastellati: vogliono farci credere che le scelte sono sempre e solo tecniche, si bisbiglia tra i parlamentari del Movimento capeggiato da Di Maio.

L’ORDINE PENTASTELLATO

Quel che è certo è che non è una sortita personale di Buffagni slegata dai voleri del Movimento quella del deputato pentastellato vicino a Luigi Di Maio. Infatti proprio ieri sul Blog delle Stelle è stato pubblicato un post sulla stessa linea, sempre su Leonardo: “Il collegio sindacale rappresenta l’organo di controllo delle società e ha il compito di vigilare sull’attività degli amministratori e controllare che la gestione e l’amministrazione della società si svolgano nel rispetto della legge e dell’atto costitutivo. Si tratta di un organo fondamentale negli equilibri di un’azienda strategica come Leonardo – si legge sul Blog delle Stelle – che ha bisogno di un cambio ed una ventata di aria fresca poiché il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare”. Il Movimento poi sottolinea: “Le manovre sotterranee di formazione della lista da presentare entro oggi afferiscono più a sotterfugi di un sistema in decadenza che non ai principi di trasparenza, lealtà ed interesse pubblico”. Dunque? “È fondamentale invece dare un segnale di cambiamento, sempre nell’interesse del bene pubblico e degli interessi nazionali, portando novità ed innovazione con un processo di cambiamento che permetta al futuro sostenibile di permeare Leonardo e tutte le realtà di stato nel pieno rispetto della volontà popolare”, conclude la nota M5S.

TRA FINMECCANICA E F35

Le stilettata su Leonardo non è l’unica arrivata di recente dai Pentastellati. Certo, come sottolineato di recente da Business Insider Italia, nella versione finale del programma M5S sulla Difesa non compaiono più critiche e tagli agli F-35 che erano esplicitamente previsti (e votati dalla base pentastellata sulla piattaforma Rousseau) nella prima versione del programma dei Cinque Stelle. “Bisogna decidere – si leggeva nel quesito alla base della votazione su Rousseau – se tagliare i sistemi di armamenti prettamente offensivi, vedi F-35, destinando le risorse ad altri strumenti innovativi come la cyber security, o lasciare la programmazione come pianificata”. Quasi il 100% dei votanti scelse l’opzione di trasferimento delle risorse dagli armamenti alla cyber security (19.012 su 19.651 voti).

L’ANALISI SU DIFESA E DINTORNI

Del trasferimento di risorse – tagliando gli F35 a favore della cyber security – non vi è traccia del programma Difesa definitivo che si può leggere sul sito del Movimento 5 Stelle. Una delle premesse del nuovo programma pubblicato è che “l’Italia spende oggi per la difesa 23 miliardi di euro l’anno, cioè 64 milioni al giorno, di cui oltre 5 miliardi l’anno in armamenti. Una spesa militare ingente nella media dei Paesi Nato (Stati Uniti esclusi) e in costante aumento, + 21% nelle ultime tre legislature”. I Pentastellati poi accusano: “La spesa militare italiana è uno degli aspetti più oscuri del programma di spesa dello Stato. Essa è suddivisa tra Ministero della Difesa, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero Economia e Finanze e Miur”.

IL RILIEVO A SORPRESA

C’è però un rilievo critico, indiretto, all’azione di Leonardo, la ex Finmeccanica, partecipata dal ministero dell’Economia: “Il Paese è dotato di una normativa che vigila e regolamenta la vendita di questi sistemi a ordinamenti che violano i diritti umani fondamentali, ma spesso abbiamo dovuto porre l’attenzione sui “raggiri” compiuti nel nome del profitto, da parte di aziende private autorizzate a vendere armi o di partecipate statali che godono di finanziamenti ministeriali mirati. Tutto ciò stride inesorabilmente con la dura realtà con la quale quotidianamente ci si confronta, ossia l’evidente carenza di idonei mezzi di protezione del personale militare, e adeguati mezzi di trasporto per le pattuglie in servizio nelle nostre città”.

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