Al centro della rivoluzione tecnologica odierna si trova OpenAI, un’entità percepita non solo come un pioniere dell’innovazione, ma come il fulcro di un sistema di “finanziamenti circolari” che alimenta l’intero settore. Tuttavia, nonostante il successo globale di ChatGPT, OpenAI rimane una startup in forte perdita, con un passivo stimato di almeno 15 miliardi di dollari quest’anno a fronte di ricavi per 10 miliardi.
La visione del Ceo Sam Altman prevede una scommessa infrastrutturale aggressiva da oltre 1.000 miliardi di dollari, una cifra che supera qualsiasi investimento nella storia aziendale e che richiede il sostegno di tutto il settore. Questa strategia ha creato una rete di dipendenze in cui OpenAI riceve capitali dai giganti tech per poi restituirli immediatamente sotto forma di acquisti di chip e potenza di calcolo, sollevando dubbi sulla reale sostenibilità economica del modello.
LA SCOMMESSA DI MICROSOFT
Come osserva il New York Times, Microsoft ha legato il proprio destino a quello di OpenAI attraverso un investimento di oltre 13 miliardi di dollari, ottenendo una partecipazione potenziale di 135 miliardi e l’accesso esclusivo alle sue tecnologie. In cambio, OpenAI si è impegnata ad acquistare da Microsoft capacità di calcolo cloud per un valore colossale di 250 miliardi di dollari.
Tale accordo ha trasformato OpenAI nel principale cliente di Azure, rappresentando oggi il 45% dei contratti commerciali in essere di Microsoft. Se da un lato questa “circolarità” garantisce a Microsoft ricavi certi e una posizione di leadership, dall’altro crea una concentrazione di rischio senza precedenti: le sorti del colosso di Redmond sono ora indissolubilmente legate alla capacità di una startup in perdita di onorare i propri impegni miliardari.
IL RISCHIO DELLA “DOPPIA PERDITA” PER REDMOND
Il rischio principale per Microsoft, insito in questi accordi circolari, è “perdere due volte”, scrive Bloomberg. Se la domanda di prodotti basati sull’IA non dovesse crescere secondo le aspettative, OpenAI potrebbe trovarsi nell’impossibilità di pagare le bollette per i data center. In uno scenario di crisi, Microsoft vedrebbe svanire non solo i ricavi garantiti dai contratti con OpenAI, ma subirebbe anche il crollo del valore della propria partecipazione azionaria nella società.
Questo effetto a catena potrebbe trasformare il “circolo virtuoso” degli investimenti in una spirale negativa, simile a quanto accaduto durante la bolla delle dot-com, quando i fornitori finanziavano i propri clienti che poi fallivano in massa.
PERCHÉ MICROSOFT PREOCCUPA
Non solo. Microsoft, stando al Nyt, è finito sotto osservazione dopo che la società di Redmond ha comunicato di avere 625 miliardi di dollari in contratti commerciali futuri, di cui quasi la metà riconducibili a un solo cliente: OpenAI.
“C’è chiaramente una preoccupazione sulla sostenibilità – ha dichiarato Brent Thill, analista di Jefferies -. Credo che tutti siano preoccupati per il livello di esposizione”.
La direttrice finanziaria di Microsoft, Amy Hood, ha risposto che senza OpenAI l’azienda disporrebbe comunque di circa 350 miliardi di dollari in contratti con altri clienti e ha difeso la partnership affermando: “Siamo al fianco di uno dei business di maggior successo mai costruiti e continuiamo a sentirci molto fiduciosi su questo rapporto”.
NERVOSISMO A WALL STREET
Sebbene Microsoft abbia registrato ricavi trimestrali record per 81,3 miliardi di dollari, con una crescita del 17% su base annua, stando alla Cnbc, il mercato ha reagito negativamente portando a un crollo del titolo del 10% in una sola seduta. Questa flessione ha bruciato circa 357 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, segnando il calo giornaliero più pesante dal marzo 2020.
A deludere gli investitori è stata in particolare la crescita di Azure, che si è attestata al 39%, risultando leggermente inferiore alle aspettative del consenso del 39,4%. Inoltre, il comparto del personal computing ha subito una contrazione del 3% a causa delle scarse performance nel settore gaming, alimentando i timori degli azionisti sulla tenuta di alcuni segmenti chiave.
Nonostante questi segnali di rallentamento, Microsoft ha comunque aumentato le spese per costruire l’infrastruttura dell’IA del 65%, arrivando a toccare i 37,5 miliardi di dollari in un solo trimestre. Sebbene infatti Hood sostenga che la domanda continui a superare l’offerta, analisti come quelli di UBS hanno chiesto prove concrete della redditività di tali investimenti, sottolineando che prodotti come Microsoft 365 Copilot non mostrano ancora un’accelerazione decisa nell’adozione.
RISCHIO BOLLA ED EFFETTO DOMINO
Stando a Bloomberg e al Washington Post, il rischio è che questo modello di “circolarità”, in cui Microsoft finanzia un cliente che poi le restituisce i fondi acquistando i suoi stessi servizi, possa gonfiare artificialmente le performance e creare instabilità se la domanda reale non dovesse giustificare investimenti così massicci.
A questo si aggiunge il parere degli economisti, i quali temono che, se la rivoluzione dell’IA dovesse rallentare, questo castello di carte basato su debito e interdipendenze circolari possa innescare un contagio finanziario che vada oltre il settore tecnologico, colpendo anche il credito privato e le istituzioni bancarie.
