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Le news su Orsini, Garrone, Magri, Messa, Pignataro, Speranza, Talò e Bruno Conti

Che cosa si scrive e che cosa non si scrive su Orsini, Garrone, Pignataro, Magri, Messa, Speranza, Bruno Conti e non solo. Pillole di rassegna stampa

 

CONFINDUSTRIA, I SUPPORTER DEL VINCENTE E DELLO SCONFITTO

 

IL FOGLIO SCORTICA MAGRI DELL’ISPI

 

LE CAMPAGNE DI REPUBBLICA

 

GARRONE SCORTICA BONOMI?

 

LA ROSSA FELTRINELLI

 

A PROPOSITO DEGLI APPELLI DI PROF E MEDICI

 

GOOGLI? PAGHI!

 

I NUMERI DI PIGNATARO

 

VERDINATE

 

MESSA IN CASA NIAF

 

CARTOLINA DALLA NATO

 

CARTOLINA DALLA LUNA

 

LA CARTOLINA DI BRUNO CONTI

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU PIGNATARO DEL GRUPPO ION:

Ma come ha fatto dal nulla Pignataro a balzare al secondo posto, più che doppiando Armani? Lo dice il bilancio 2022 della sua cassaforte lussemburghese Itt dove si legge che è stata rivalutata da 881 milioni a 20,9 miliardi la partecipazione nella Ion Investment Corporation, cioè la capofila delle più importanti aziende del gruppo.

Il patrimonio personale di immobili vale, isola compresa, almeno 400 milioni di euro

Per stare ancora sui dati dei bilanci, i ricavi aggregati sarebbero di oltre 3 miliardi (non ci sono cifre ufficiali) con margini di guadagno elevatissimi anche se meno dei 2,2 miliardi, cifra che ufficiosamente veniva fatta trapelare. Altrettanto elevato è l’indebitamento. Questo dei debiti (compresi tassi, scadenze e garanzie) è un punto centrale perché l’ammontare, sebbene anche qui non vi siano dati ufficiali, è piuttosto consistente: tra i 10 e i 16 miliardi, secondo varie fonti. Le linee di credito sono state in parte riscadenziate ma restano un punto interrogativo

Dal punto di vista “industriale”, se si esclude la controllata bolognese Macron (abbigliamento sportivo), il gruppo di Pignataro è dunque un concentrato di intelligence finanziaria, un maxi polo del fintech che gestisce miliardi di dati sensibili. Annovera società leader anche all’estero come Mergermarket, Dealogic, Fidessa, Acurise. Ha tra i suoi clienti governi, il 30% delle banche centrali del mondo e duemila tra le più importanti società del pianeta (Amazon, Microsoft, Procter & Gamble, Daimler, ecc.). L’ultima operazione in Italia è stata l’acquisizione da 1,3 miliardi di Prelios che recentemente, confermano da Ion, ha ricevuto l’autorizzazione dalla Presidenza del Consiglio per i poteri legati al golden power.

Negli affari dicono che Pignataro sia tanto veloce quanto visionario, concreto quasi rude nelle relazioni di lavoro. Veloce anche perché si sposta con un jet privato. Ha le casseforti di famiglia in Lussemburgo (ma nessuna sponda off-shore), holding operative in Irlanda, controllate ovunque nel mondo, uffici principali a Londra.

Nel patrimonio personale sono compresi decine di immobili in centro a Milano, a Pisa oltre che esclusive proprietà e terreni in Sardegna alla Maddalena per un valore totale (solo immobili) di almeno un centinaio di milioni. E poi ha investito quasi 300 milioni per uno sviluppo immobiliare nell’esclusiva isola caraibica di Canouan, arcipelago delle Grenadine.

Gestisce il gruppo con un ristretto numero di fedelissimi e controlla al 100 per cento tutto tranne la capofila delle attività in Italia. Solo qui troviamo una piccola pattuglia di soci che affianca l’85,7 per cento in mano a Pignataro: il fondo sovrano di Singapore Gic con il 10%, storico partner, e poi la milanese Serfis della famiglia Strazzera, Nanni Bassani Antivari (famiglia degli yacht Wally, ex proprietaria della BTicino), Kenneth Schiciano, senior advisor di Ta Associates e i top manager del gruppo Luca Peyrano e Kunal Gullapalli.

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