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Le news su Enel green power, Tim, Google, La7, Repubblica, Iran, Israele e non solo

Che cosa si dice e che cosa non si dice su Enel green power, Tim, Google, La7, Repubblica, Iran, Israele e non solo. Pillole di rassegna stampa

 

PILLOLE SU IRAN E ISRAELE

 

CARTOLINA SU BARGI

 

CARTOLINA DALLA CINA

 

 

GOOGLE SCATTA

 

GILETTI PIZZICA LA SUA EX LA7

 

I NUMERI DI TIM

 

I NUMERINI DEI GIORNALONI

 

GIORNALISMI

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ESTRATTO DELL’INTERVISTA DEL SOLE 24 ORE A LABRIOLA DI TIM:

Dopo il distacco della rete la leva scenderà sensibilmente, ma per vedere i risultati del piano bisognerà attendere il 2026. C’è però chi dice che i target sono troppo ambiziosi.

Oggi Tim brucia 4 milioni di cassa al giorno, nel 2026 ne genererà 1,5 milioni al giorno. Anche nel 2022 e nel 2023 si diceva che il piano fosse troppo ambizioso, ma le guidance sono sempre state rispettate. Le critiche non tengono conto dei 5 miliardi di entrate potenziali, tra earnout, cessione di Sparkle e il miliardo di rimborso del canone stabilito dalla sentenza della Corte d’Appello.

Con tutto ciò, Tim non rischia di diventare un super-Olo?

Tim sarà comunque l’operatore più infrastrutturato con il backbone, la rete mobile e ben 16 data center.

Potreste considerare la cessione di Tim Brasil?

Con un upside potenziale di 5 miliardi, perché si dovrebbe cedere il Brasile che contribuisce per il 45% all’Ebitda della ServiceCo? Le quotazioni sono cresciute, ma i target price sono ancora più alti, e Tim, con la vendita della NetCo, non ha bisogno di altra cassa.

Su Sparkle c’è l’interesse di Asterion, che in Italia ha già il controllo di Retelit: il business è adatto a un operatore di private equity?

Sparkle è oggetto di negoziato, non entro nel merito, ma se si fa avanti un fondo infrastrutturale avrà fatto i suoi calcoli.

I rapporti con Vivendi: è difficile fare i conti con un azionista di maggioranza relativa che esce dal cda, non propone suoi candidati per il rinnovo e porta in causa la società partecipata. Come si è arrivati a questa situazione?

Non posso che auspicare un maggior dialogo tra l’azienda e gli azionisti e tra gli azionisti tra loro. Sono stato molte volte a Parigi a parlare con loro perché sono sempre stato convinto che il nostro piano sia una grande opportunità anche per Vivendi.

Per il rinnovo del cda, oltre alla lista del consiglio, sono state presentate altre tre liste, di cui due portatrici di istanze di ricambio al vertice. Non si rischia di portare nuova conflittualità nel board?

In Tim i cda non sono mai semplici, non ultimo per la complessità del business. Ma se si lavora nell’interesse della società e del mercato, credo che il dibattito in seno al cda possa svolgersi in modo costruttivo.

Da quando il fondo Qube ha smontato la sua posizione allo scoperto la speculazione in Borsa si è calmata e gli scambi sono rientrati nella norma. Ma le quotazioni non hanno recuperato i livelli precedenti al 7 marzo, nonostante il miliardo di rimborso del canone. Come se lo spiega?

Il 7 marzo è accaduto qualcosa di anomalo, i cui contorni non sono ancora del tutto chiari. Noi non ci siamo persi d’animo e abbiamo continuato a lavorare e a spiegare il nostro business plan alla comunità finanziaria e da quel momento la situazione si è normalizzata. Ora penso che il mercato stia alla finestra aspettando di vedere che cosa succede il 23 in assemblea.

Vivendi trasferirà la quota in Tim a una società di investimenti. Non vede un rischio di instabilità nel fatto che una partecipazione così importante sia in fase di potenziale smobilizzo?

Se per Vivendi Tim non è più un asset strategico, penso che il suo interesse sia di massimizzarne il valore il prima possibile, senza rischi di discontinuità.

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