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Amplifon Antitrust

L’Antitrust fa fischiare le orecchie ad Amplifon (e non solo)

Amplifon, primo operatore nel mercato degli apparecchi acustici con una quota di circa il 40%, scivola in Borsa dopo che l'Antitrust ha segnalato al Parlamento e ad altre istituzioni la "scarsa trasparenza delle condizioni commerciali" sugli apparecchi acustici. Tutti i dettagli

 

Un tonfo non tanto sordo quello di oggi in Borsa per Amplifon, che ha segnato un -5% a seguito della chiusura dell’indagine avviata lo scorso settembre dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) sugli apparecchi acustici.

L’Antitrust ha infatti inviato una segnalazione a Parlamento, ministero della Salute, ministero dell’Economia, Agenas, Regioni e Province Autonome per segnalare criticità in merito alla trasparenza delle offerte al pubblico e delle forniture del Servizio sanitario nazionale (Ssn).

In Italia, precisa l’Autorità, sono almeno 7 milioni gli italiani che soffrono di problemi di udito e di questi circa 2,5 milioni già utilizzano apparecchi acustici.

L’INDAGINE DELL’ANTITRUST

L’Agcm ha concluso oggi l’indagine conoscitiva, avviata a settembre 2023, dedicata agli apparecchi acustici ed ha rilevato “una scarsa trasparenza delle condizioni commerciali praticate al pubblico”.

In particolare, la relazione afferma che “i consumatori hanno difficoltà nell’ottenere informazioni chiare sia di tipo tecnico sia sul prezzo dell’apparecchio e dei servizi connessi, di solito venduti abbinati e senza alcuna distinzione. I servizi rappresentano la spesa principale nel pacchetto, fatto che però non viene percepito dai consumatori”.

Inoltre, si osserva che “rispetto ad altri Paesi comparabili, come la Francia, in Italia il prezzo medio per singolo dispositivo (compreso tra 1.500 e 2.100 euro) risulta superiore e con minori sostegni pubblici all’acquisto”.

A tal proposito, secondo Intermonte, le maggiori implicazioni per Amplifon riguardano possibili interventi da parte del governo per favorire una maggiore trasparenza tra servizi offerti e prezzo pagato per l’acquisto del dispositivo acustico, “ma è difficile prevedere se un eventuale unbundling delle due componenti possa determinare una riduzione del prezzo medio di vendita in Italia”.

LA SEGNALAZIONE

Pertanto, l’Autorità ha segnalato a Parlamento, ministero della Salute, ministero dell’Economia, Agenas, Regioni e Province Autonome l’opportunità di garantire, anche attraverso interventi di tipo normativo-regolatorio, una chiara e distinta indicazione al pubblico del prezzo del dispositivo rispetto a quello dei relativi servizi offerti all’utilizzatore.

GLI APPARECCHI ACUSTICI NEL SSN

Per quanto riguarda gli apparecchi acustici forniti dal Servizio sanitario nazionale, l’Agcm fa sapere che “dall’indagine sono emerse gravi difficoltà nelle procedure di acquisto pubblico, dovute a una normativa poco chiara che ha pregiudicato l’effettiva attuazione dei livelli essenziali di assistenza, oltre alla forte opposizione dei principali operatori commerciali”.

A fronte della possibilità che le forniture pubbliche tornino a un regime ‘a tariffa’ – sulla base di modifiche legate all’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario dell’assistenza protesica -, l’Autorità ritiene che, “a garanzia dell’efficienza della spesa pubblica e in un’ottica di rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, le amministrazioni interessate possano svolgere gare”.

L’Antitrust ha anche sottolineato che “è opportuno assegnare l’importo del rimborso direttamente all’assistito attraverso l’introduzione di un ‘voucher’ o ‘buono-udito’, per sostenere una concorrenza tra fornitori di prodotti e di servizi che consenta di accedere a un’offerta appropriata e tecnologicamente aggiornata”.

LA REAZIONE DELLA BORSA

Le parole dell’Antitrust hanno inevitabilmente pesato su Amplifon, primo operatore nel mercato degli apparecchi acustici con una quota di circa il 40% e oltre 7 miliardi di capitalizzazione. Stamattina il titolo ha perso il 5% e poi recuperato alle 13:00, cedendo l’1,8%.

IL PARERE DEGLI ANALISTI

Secondo Milano Finanza, “per gli analisti finanziari di Jefferies la reazione iniziale in Borsa è stata negativa solo perché c’è voluto del tempo prima che gli investitori comprendessero che le future regole/linee guida saranno positive per i volumi”.

Per gli esperti dell’investment bank, infatti, “lo scenario di una riforma simile a quella francese […] si rivelerebbe un catalizzatore positivo per Amplifon nei prossimi anni”, che ne sarebbe addirittura avvantaggiata. “Ciò – scrivono nella relazione – somiglierebbe a quello che il governo francese ha deciso con l’implementazione del reste-à-charge zéro (costi vivi pari a zero) nel 2019, che ha portato il mercato locale degli apparecchi acustici quasi a raddoppiare in termini di volumi”.

Ecco perché, stando a MF, l’Autorità “potrebbe aver aperto la strada al legislatore per la creazione di una categoria a prezzo più basso, interamente rimborsata”.

“Certo – afferma MF -, ci vorrà del tempo (in Francia sono serviti tre anni) ma gli analisti sono convinti che, se il governo italiano seguirà l’esempio dei francesi, alla fine il mercato italiano riceverà un forte impulso e Amplifon ne beneficerà vista la sua posizione di leadership nel Paese”.

In Italia, dove almeno 7 milioni di abitanti (il 12% della popolazione) soffrono di perdita dell’udito e solo il 35% di essi indossa apparecchi acustici, il settore – ricordano gli analisti – vale quasi 900 milioni di euro di vendite ed è piuttosto concentrato, con Amplifon che ne copre circa il 40%, seguita da Sonova (5-7%) e Demant (5%).

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