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La vera storia dell’assegno da 21 miliardi del Pnrr

Ita-coin

Quali sono le prossime tappe del Pnrr per l’Italia. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

“PNRR arriva l’assegno da 21 miliardi”. Questo è il roboante titolo con cui il Sole 24 Ore ha aperto oggi la prima pagina.

Ebbene, ci dispiace deludere le aspettative, ma non c’è nessun assegno in arrivo. Se va tutto bene, lo vedremo tra uno o due mesi. Non a caso, “l’assegno in arrivo” di pagina 1 si trasforma in “via libera UE a 21 miliardi”.

I fatti – regolamenti alla mano – stanno ben diversamente. Ieri si è regolarmente conclusa solo la prima fase che dovrebbe portare – salvo ulteriori ostacoli di cui diremo in seguito – al pagamento di circa 21 miliardi (24 lordi a cui va sottratto il 13% di prefinanziamento incassato ad agosto 2021) tra sussidi e prestiti. Questa prima fase è quella della valutazione preliminare da parte della Commissione che, di norma, dovrebbe durare 2 mesi a partire dalla richiesta del governo (avvenuta a fine giugno) e si è prolungata a 3 mesi a causa del periodo estivo.

Ora la palla passa al Comitato Economico Finanziario (Cef) – un organo consultivo formato da alti funzionari delle amministrazioni nazionali e delle banche centrali – che avrà 4 settimane per esprimere un parere vincolante per la Commissione ai fini della decisione finale circa l’erogazione del pagamento.

Ed è proprio qui che sta l’inghippo che viene frettolosamente trascurato da chi non si è preso la briga di studiarsi tutte le norme che regolano il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Dove è possibile leggere che “nelle sue deliberazioni il comitato economico e finanziario deve adoperarsi per raggiungere un consenso”. Cioè deve deliberare all’unanimità. E se ciò non fosse possibile? È proprio su questo che si sofferma il regolamento. Basterà infatti che un solo rappresentante dei 27 Stati membri trovi qualcosa che non gli garba nella richiesta di pagamento su cui rendere il parere, che la questione viene rimessa direttamente all’attenzione del Consiglio Europeo. Cioè il vertice dei capi di governo. Fino a quando questi ultimi non avranno discusso “in modo esaustivo” dell’eventuale insoddisfacente conseguimento degli obiettivi e dei traguardi che condizionano il pagamento, la Commissione non scucirà un cent. È il cosiddetto “freno di emergenza” (emergency brake) che dominò le discussioni notturne nel decisivo Consiglio Europeo di luglio 2020.

Di norma”, tale processo non dovrebbe durare più di tre mesi dalla richiesta del parere al Cef da parte della Commissione. Ma poiché, intorno a quel “di norma” c’è una stata una dura trattativa che vide protagonista (e perdente) il ministro dell’economia dell’epoca Roberto Gualtieri, abbiamo un consistente indizio circa la pericolosità ed il confronto di durata potenzialmente indeterminata che si aprirebbe qualora, a partire dal Cef, qualche Stato membro volesse cogliere l’occasione per disciplinare qualche altro Stato non esattamente allineato. È pur vero che si tratta di una procedura da attivarsi “in circostanze eccezionali” ed in presenza di “gravi scostamenti” rispetto al conseguimento soddisfacente di obiettivi e traguardi.

Non è difficile immaginare una spaccatura in seno al Cef che porti la questione in capo al Consiglio Europeo o, peggio, un parere negativo sulla prima valutazione preliminare della Commissione, che porti poi quest’ultima a sospendere il pagamento in attesa delle osservazioni dello Stato membro, da rendersi entro un mese.

Ora è piuttosto improbabile che questa tortuosa trafila – che già da sola ci dovrebbe far riflettere sulla validità del Recovery Fund e sul livello di fiducia che esiste tra gli Stati membri – si applichi a questa richiesta di pagamento inviata dall’Italia. Si tratta infatti di 45 obiettivi e traguardi prevalentemente di natura cartacea: riforme del pubblico impiego, degli appalti, della scuola e dell’amministrazione fiscale, giudiziaria e sanitaria. Ciò nonostante lo scrutinio della Commissione è andato molto in profondità ed ha richiesto ben 106 pagine.

Un motivo in più per chiedersi – ma la risposta l’abbiamo fornita in precedenza – quale sia il motivo per richiedere un parere ad un organo consultivo per poi procedere all’emissione della valutazione definitiva.

Forse qualcuno non si fida della Commissione?

In ogni caso, è molto probabile che questo pagamento fili liscio. Ma le forche caudine sono là che attendono e sono state disegnate apposta per chi verrà dopo.

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