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La lunga corsa del Pil: servono 10 anni per arrivare ai livelli pre Covid

Pil

L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa

Siamo tutti felici che il Pil cresca ma non tutti siamo felici che cresca così poco. Di questo passo, per raggiungere i livelli pre covid che già erano scarsi, serviranno 10 anni e nel frattempo ai quasi 10 milioni di poveri se ne aggiungerà qualche altra milionata. Nel paese della burocrazia colbertiana di stampo sovietico il covid è stato, per famiglie, le piccole e medie imprese, una vera maledizione sanitario-economica, con l’aggravante che ben 3 Governi, cercando di mitigare i danni, altro non hanno fatto che far accrescere ansia, paura ed insicurezza.

Sul fronte della ripresa economica, il Pnrr è rimasto un pezzo di carta sul quale organizzare interviste e commenti ma nulla di più. Sul fronte invece delle spese delle famiglie e delle imprese e sul sentimento collettivo di uscita dal problema, siamo in un gorgo dal quale sarà difficile uscire, tranne che cambino le strategie e la visione complessiva dell’Unione Europea.

Al netto del danno derivato dalle centinaia di migliaia di ricoveri ospedalieri, dei decessi e delle conseguenze sociali ed economiche delle singole famiglie, in due anni di pandemia abbiamo speso personalmente miliardi di euro in mascherine, tamponi, gel sanificanti, guanti ecc.

Nel solo 2020, 930 milioni per guanti, 1,1 miliardo per mascherine di ogni tipo, 630 milioni per gel e sanificanti ed oltre 900 milioni per tamponi necessari per spostamenti. Le spese registrate a giugno 2021 sono state rispettivamente 280 milioni per guanti, 780 per mascherine e 120 per gel sanificanti mentre è cresciuta notevolmente la spesa per tamponi non a spese del S.S.N. che a giugno si è attestata ad oltre 1,280 Miliardi (nel conteggio sono compresi anche i tamponi acquistati in farmacia).

Qualcuno dirà che tutte queste spese sono detraibili dalla denuncia dei redditi, non credetegli, si tratta solo di propaganda. Fatevi spiegare da un qualsiasi commercialista perché è quasi impossibile recuperare queste spese (qualche indizio ve lo do io), dovete dimostrare che le mascherine acquistate sono dispositivi medici, ovvero che possono essere detratte nella misura del 19% della parte che eccede i 129,11 euro di spese sanitarie ma a condizione che nello scontrino o nella fattura siano indicati il soggetto che sostiene la spesa e la conformità di dispositivi medici con marcatura CE e se non potete dimostrare tutto ciò la spesa non è ammessa alla detrazione.

Ovviamente, alle spese sostenute dalle famiglie, e parliamo di 25 milioni di nuclei dove solo il 30% è costituito da una sola persona, vanno aggiunte anche quelle delle oltre 2,5 milioni di imprese familiari che per coprire le necessità di approvvigionare di guanti, mascherine, gel e tamponi quasi 11 milioni di lavoratori dipendenti  e per sanificare i locali hanno dovuto spendere oltre 10 miliardi di euro in quasi due anni e anche in questo caso lo Stato si è dato latitante.

Se vogliamo riprendere da dove avevamo lasciato a febbraio 2020, serve che l’Ue si metta a stampare euro come se non ci fosse un domani, emettendo titoli a garanzia della B.C. e poi si stabilisce la quota di acquisto di ogni banca centrale. Serve che nazioni come l’Italia con un contenzioso tra P.A. e privati venga azzerato (non certo le cartelle fino al 2010 date come successo di proporzioni bibliche) e serve che ci sediamo ad un tavolo e definiamo i confini di trattazioni dei contratti di lavoro di 2,8 milioni di aziende a conduzione familiare che non hanno obblighi sindacali ma la triplice tratta l’argomento come se dovessero decidere loro per tutti, ebbene non è così! Se vogliamo far ripartire l’Italia possiamo, ma senza i disturbi psicologici del Super-Io e questo vale sia per il Governo sia per le parti sociali.

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