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La guerra in Iran è un rischio per la sicurezza alimentare globale?

Il mercato globale dei fertilizzanti era già sotto pressione, ma ora che lo stretto di Hormuz - attraverso cui passa tra un quarto e un terzo del commercio mondiale di materie prime per fertilizzanti - è chiuso, le interruzioni potrebbero causare uno shock alimentare ancora più grave. Fatti, numeri e commenti.

 

Nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affermi che la guerra con l’Iran è “quasi finita”, intanto, la guerra in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz stanno colpendo una delle infrastrutture più sensibili del sistema alimentare globale: la catena di approvvigionamento dei fertilizzanti.

Il blocco del traffico marittimo in uno dei principali corridoi commerciali del mondo sta interrompendo esportazioni, fermando impianti e facendo salire rapidamente i prezzi dei nutrienti agricoli e del gas naturale necessario per produrli. Analisti e operatori del settore avvertono che, se la situazione dovesse protrarsi, gli effetti potrebbero propagarsi nei prossimi mesi dalla produzione agricola ai prezzi alimentari globali, con conseguenze più gravi nei paesi più vulnerabili.

PERCHÉ IL GOLFO PERSICO È FONDAMENTALE PER I FERTILIZZANTI

Grazie all’abbondanza di gas naturale, la materia prima fondamentale per i fertilizzanti azotati, il Golfo Persico rappresenta uno dei principali poli mondiali per la produzione di fertilizzanti. L’energia disponibile a basso costo infatti ha favorito negli ultimi decenni lo sviluppo di grandi complessi industriali che producono ammoniaca, urea e altri nutrienti utilizzati nell’agricoltura globale.

I fertilizzanti azotati derivano in gran parte dal gas naturale attraverso il processo di sintesi dell’ammoniaca sviluppato nel XX secolo dai chimici Fritz Haber e Carl Bosch. Questi prodotti, sottolinea il New York Times, alimentano colture che garantiscono circa metà della produzione alimentare mondiale.

I NUMERI DELLE ESPORTAZIONI

Secondo i dati citati dagli analisti del settore, circa il 35% delle esportazioni mondiali di urea transita attraverso lo stretto di Hormuz, mentre la rotta marittima gestisce anche circa il 45% del commercio globale di zolfo, materia prima essenziale per i fertilizzanti fosfatici. Tra i principali esportatori dipendenti da questa via di transito figurano Iran, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, che insieme rappresentano oltre un terzo del commercio mondiale di urea e quasi un quarto di quello di ammoniaca.

“È una situazione grave – non c’è altro modo per dirlo – ha dichiarato Chris Lawson, vicepresidente dell’intelligence di mercato e dei prezzi presso CRU Group -. Il mondo dipende fortemente dai fertilizzanti e dalle materie prime associate provenienti da quella regione”.

Sul Guardian gli analisti sottolineano che tra un quarto e un terzo del commercio globale delle materie prime per fertilizzanti passa attraverso lo stretto di Hormuz, insieme a circa un quinto del petrolio e del gas trasportati via mare.

PREZZI ALLE STELLE

La reazione dei mercati è stata immediata. Negli Stati Uniti il prezzo dell’urea è salito di circa 100 dollari in una settimana fino a 570 dollari per tonnellata corta, il livello più alto dall’ottobre 2022.

In Medio Oriente, riferisce il Financial Times, i prezzi dell’urea granulare sono aumentati di circa 130 dollari raggiungendo 575-650 dollari per tonnellata, mentre i prezzi di esportazione egiziani sono saliti a circa 610-625 dollari. Anche il mercato europeo dell’ammoniaca ha registrato un forte aumento, con un carico da 1.000 tonnellate scambiato a 725 dollari per tonnellata.

Secondo Argus, il prezzo dell’urea in Egitto è salito da circa 485 dollari a 665 dollari per tonnellata in una settimana, pari a un aumento di circa il 37%.

“Non poteva davvero succedere in un momento peggiore dell’anno”, ha affermato l’analista di StoneX Josh Linville.

NON SOLO EXPORT, ANCHE LA PRODUZIONE È SOTTO PRESSIONE

Oltre ai problemi logistici, il Ft osserva che il conflitto sta incidendo anche sulla produzione. QatarEnergy, uno dei principali esportatori globali di urea con 5,4 milioni di tonnellate spedite nel 2023, ha sospeso la produzione di zolfo, ammoniaca e urea nel complesso di Ras Laffan dopo un attacco con droni.

Secondo gli analisti, anche l’Iran ha interrotto temporaneamente la produzione di ammoniaca, mentre altri produttori regionali stanno valutando tagli alla produzione perché le navi non riescono a transitare nello stretto.

Le difficoltà poi sono aggravate dall’aumento dei prezzi del gas naturale, la principale materia prima per i fertilizzanti azotati. Svein Tore Holsether, amministratore delegato del gruppo Yara, ha dichiarato che il prezzo del gas utilizzato dall’azienda per produrre fertilizzanti in Europa è raddoppiato da 10,6 a oltre 20 dollari per mmbtu in pochi giorni: “Non dovremmo sottovalutare cosa questo potrebbe significare per la produzione alimentare globale”.

L’IMPATTO SULLA PRODUZIONE AGRICOLA

Il conflitto, tra l’altro, arriva in un momento cruciale per il calendario agricolo globale. Nell’emisfero nord gli agricoltori stanno entrando nella stagione di applicazione dei fertilizzanti per le colture primaverili, mentre nell’emisfero sud si avvicina la semina delle colture invernali.

Gli agricoltori dipendono fortemente dai fertilizzanti per mantenere elevate rese produttive. Anche riduzioni relativamente modeste nell’uso di azoto possono provocare cali significativi dei raccolti: “Se i fertilizzanti non arrivano nei campi degli agricoltori, le rese potrebbero diminuire fino al 50% già nel primo raccolto”, ha detto Holsether.

Ecco perché in molti paesi gli agricoltori stanno cercando di assicurarsi rapidamente le scorte disponibili. Chet Edinger, agricoltore del South Dakota, ha riferito di aver acquistato gli ultimi carichi di urea per la sua azienda agricola a un prezzo del 22% superiore rispetto alla fine dell’anno scorso: “Abbiamo preso quello che ci serviva. Il prezzo più alto che abbia mai dovuto pagare”.

POTENZIALI RIPERCUSSIONI SUI PREZZI DEL CIBO

Gli analisti sentiti da Reuters e Bloomberg sottolineano che un aumento prolungato dei costi dei fertilizzanti potrebbe riflettersi sui prezzi alimentari globali nei prossimi mesi. La riduzione delle rese agricole e l’aumento dei costi di produzione potrebbero infatti propagarsi lungo l’intera catena alimentare.

Secondo Raj Patel della Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, se le interruzioni dovessero continuare i consumatori potrebbero vedere “prezzi più alti per il pane entro 6-10 settimane, per le uova entro pochi mesi e per carne di maiale e pollo da allevamento entro 6 mesi”.

“Senza fertilizzanti le rese diminuiscono. Se le rese diminuiscono, c’è meno grano, riso o qualsiasi altro alimento sul mercato – ha detto Philip Sunderland, trader di fertilizzanti presso Aquifert -. Potrebbe esserci un ritardo tra i 6 e i 9 mesi tra la crescita delle colture e il cibo sulla tavola. Ma ci si può aspettare che l’inflazione esploda intorno a Natale”.

LA VULNERABILITÀ DEI PAESI IMPORTATORI

Molti paesi dipendono dalle importazioni di fertilizzanti o dalle materie prime necessarie per produrli. L’India, scrive il Nyt, acquista tradizionalmente circa il 40% della propria urea e dei fertilizzanti fosfatici dal Medio Oriente, mentre il Brasile dipende fortemente dalle importazioni per sostenere la produzione di soia e mais.

Ma anche paesi industrializzati continuano a importare grandi volumi di fertilizzanti per soddisfare la domanda agricola. Gli Stati Uniti, nonostante una significativa produzione interna, acquistano ancora quantità rilevanti di ammoniaca e urea per rifornire il mercato.

Nei paesi a basso reddito l’aumento dei prezzi può tradursi rapidamente in una riduzione dell’uso di fertilizzanti e in cali della produzione agricola. “Ciò che mi preoccupa è che, come abbiamo visto nel 2022, siano i più vulnerabili a pagare il prezzo più alto – ha sottolineato Holsether -. Abbiamo visto cosa ha significato: fame e carestia in molte parti del mondo”.

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