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Amazon Francia

La Francia bacchetta Amazon per eccessivo controllo dei dipendenti

32 milioni di euro. È questa la cifra che Amazon France Logistique dovrà pagare in Francia perché accusata di applicare un sistema di sorveglianza delle attività e delle prestazioni dei dipendenti "eccessivamente invasivo". Tutti i dettagli

 

Amazon France Logistique, la società che gestisce i grandi magazzini del gruppo Amazon in Francia in cui riceve e immagazzina gli articoli e prepara i pacchi per la consegna ai clienti, dovrà pagare una sanzione da 32 milioni di euro per eccessiva sorveglianza dei dipendenti.

A stabilirlo è stata la Commissione nazionale dell’informatica e della libertà (Cnil), che regola la protezione dei dati.

LA DENUNCIA

A far scattare l’allarme, spiega la Cnil, sono stati degli articoli di stampa in cui venivano descritte alcune pratiche messe in atto da Amazon France Logistique nei suoi magazzini in Francia, oltre che diverse denunce da parte dei dipendenti. A quel punto, l’autorità è intervenuta effettuando diverse ispezioni.

Ogni addetto al magazzino, infatti, è dotato di uno scanner, che utilizza per documentare in tempo reale l’esecuzione di determinati compiti assegnati (immagazzinare o rimuovere un articolo dagli scaffali, riporlo o imballarlo, ecc.).

IL SISTEMA DI SORVEGLIANZA

Tuttavia, la Cnil ha ritenuto che il sistema di monitoraggio delle attività e delle prestazioni di migliaia di dipendenti fosse eccessivo. Per tre ragioni in particolare.

Innanzitutto, gli indicatori installati per misurare il tempo di inattività degli scanner dei dipendenti sono stati ritenuti dall’autorità “illegali” per la loro estrema precisione che potenzialmente richiede ai lavoratori, messi così sotto costante pressione, di giustificare ogni pausa o interruzione, anche di 3 o 4 minuti. Ne esiste infatti uno per l’inattività da 1 a 10 minuti e un altro per le pause superiori a 10 minuti.

La Commissione ha poi giudicato eccessivo anche il sistema che misura il ritmo di lavorazione dei pacchi, considerato “troppo veloce”, e dunque a rischio di errore, se il tempo di scansione tra un pacco e l’altro è inferiore a 1,25 secondi.

Infine, l’autorità ha contestato il mantenimento per 31 giorni di tutti i dati raccolti dal sistema, nonché gli indicatori statistici che ne derivano, per tutti i dipendenti e i lavoratori temporanei.

LA SANZIONE

Sebbene la Cnil non metta in discussione “il fatto che i vincoli molto stretti dell’attività di Amazon e gli elevati obiettivi di performance che l’azienda si è prefissata possano giustificare il sistema di scanner messo in atto per gestire la sua attività”, ritiene tuttavia “che la conservazione di tutti questi dati e degli indicatori statistici risultanti fosse complessivamente sproporzionata”.

E per questo ha stabilito una sanzione da 32 milioni di euro per Amazon France Logistique, in quanto ha violato diversi aspetti del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). La multa, scrive Le Monde, è pari a circa il 3% del fatturato dell’azienda francese.

LA RISPOSTA DI AMAZON

Il colosso di Jeff Bezos che ha risposto con un comunicato si è detto “fortemente in disaccordo con le conclusioni della Cnil, che sono di fatto errate” e ha annunciato che farà ricorso.

Dal canto suo, Amazon, infatti, sostiene che “l’uso di sistemi di gestione del magazzino è una pratica industriale standard, necessaria per garantire la sicurezza, la qualità e l’efficienza delle operazioni e per assicurare che l’inventario sia tracciato e che i pacchi siano elaborati in tempo e in conformità alle aspettative dei clienti”.

Inoltre, secondo quanto ha dichiarato ad Afp, la sanzione è “praticamente senza precedenti”, considerando che la multa massima è pari al 4% del fatturato.

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