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La crisi demografica e i rischi per l’economia italiana

Congiuntura

 L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa

Se l’Italia continua a crescere a questo ritmo, tra vent’ anni avremo 10 milioni in meno di cittadini. Questo è lo stato dell’arte. Meno di 23 milioni di persone che lavorano, a fronte di poco più di 59 milioni di italiani residenti. Un terzo di popolazione che deve garantire quasi 18  milioni di pensioni ma con un tasso di crescita demografica negativo e pure di parecchio.

Anche senza pandemia, che ha fatto registrare circa 100 mila decessi in più nel 2020, portando il saldo a oltre 737 mila, il tasso di natalità continua a scendere da quasi 10 anni, attestandosi oggi a 7 nascite contro i 13 decessi ogni mille abitanti. Tutto questo, in un quadro economico interno sconfortante e privo di visione d’insieme.

Ritengo che famiglia e crescita demografica, lavoro ed istruzione dovrebbero essere le priorità assolute di qualunque governo che intenda fare uscire da questo pantano l’Italia e se le premesse della scesa in campo del Presidente Draghi facevano ben sperare, oggi pare che le priorità dell’Esecutivo siano altre. Semestre bianco, elezioni del Presidente della Repubblica, elezioni politiche tra 18 mesi, queste le priorità dei politici.

Tante belle parole sono state dette in queste ultime settimane ma quali siano esattamente le politiche che si intenderà adottare per creare un impatto positivo sulle tematiche relative a crescita demografica ed economia, non è dato sapere.

Con oltre 200 miliardi da spendere, saremmo elegibili ad un cambio strutturale che punti a sviluppo, inclusività sociale e re-distribuzione del reddito ma per fare questo servono azioni politiche concrete. La realtà invece mostra una faccia diversa e la sintesi di questo assunto è rilevabile nelle dichiarazioni di tutto il panorama parlamentare che, non avendo visione e comunque non potendo decidere, indica soluzioni accattivanti mediaticamente ma senza alcun costrutto.

Vero è che il Presidente Draghi sarà il deus ex machina del PNRR e sulla carta potrebbe anche funzionare, tuttavia, visto che sarà l’UE ad autorizzare le spese, le perplessità rimangono. Se non si parte dal capitale umano la partita è persa in partenza ma per questo servono risorse da destinare alle famiglie e più in generale per far nascere figli. Anche il PNRR dell’ex premier Conte prevedeva all’interno della missione 5 del piano la valorizzazione della dimensione “sociale”, includendo in questa le politiche sanitarie, urbanistiche, abitative, dei servizi per l’infanzia, del sostegno alle famiglie, ecc, destinando per questi circa 30 miliardi, ovviamente previa approvazione dell’UE.  Per tanto la domanda rimane, la missione famiglia e natalità verrà finanziata? E se si, con quanti euro?

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