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Legge Politiche Spaziali

Tutte le sfide per l’Italia tra patto di stabilità, Pnrr e inflazione

Come l'Italia deve muoversi fra patto di stabilità, Pnrr e inflazione. L'intervento di Alessandra Servidori

Il patto di stabilità e crescita con l’Unione Europea che andrà in vigore a metà 2024 deve divenire la carta elettorale per poter consapevolmente aderire all’ambito internazionale comunitario, poiché alla fine dei conti concreti sulla situazione italiana avremo comunque un deficit di 1,5 di Pil nel periodo di vigenza del patto tra i 4 e i 7 anni che ad oggi ha accumulato oltre il 140% di debito (e ricordiamoci che sono escluse dal conteggio le spese di difesa e investimenti).

Sale comunque la spesa corrente che non è spesa per lo sviluppo. E la spesa per gli interessi del debito – 90 miliardi – supera enormemente la spesa per l’istruzione che è di 70 miliardi per istruzione, università e ricerca. Gli altri Paesi Europei hanno debiti sotto i 90% del Pil e la Nota di aggiornamento finanziaria (Nadef) prevede per il 2024 il 4,3% con un conseguente nuovo debito di 90 miliardi con una spesa di interessi di oltre 95 miliardi nel 2025.

Il patto di stabilità europeo impone una riduzione di almeno il 1,5% e noi dobbiamo prevedere un efficientamento della macchina e dunque spesa pubblica, spesa assistenziale corrente, eliminando la flat tax, la decontribuzione, il Tir (trattamento integrativo di reddito) trasformando l’assegno unico in servizi anziché soldi, rivedendo l’Isee.

Sicuramente l’Europa ha bisogno di nuove regole, ma anche noi abbiamo bisogno di condivisione della sovranità quindi significa condividere nuove strategie che in passato attraverso l’America, la Cina, la Russia ci hanno assicurato sicurezza, export, energia ma che ora sono diventate incerte o inaccettabili.

Dobbiamo federalizzare le spese, compresa ovviamente quella sui beni primari e sulla sicurezza, scelte fiscali europee, razionalizzare le spese e procedere alle complicate privatizzazioni ma per investire in sviluppo e soprattutto in infrastrutture che combini gli interessi del mercato con azioni di società competitive e di consentire allo Stato di poter conservare gli standard di qualità soprattutto per quanto riguarda per esempio ferrovie.

Per quanto riguarda gli investimenti del Pnrr, preoccupa ciò che è su Italia Domani un dataset su milestone e target ma, oltre a non includere (senza spiegazioni) le scadenze di rilevanza italiana, non contiene dati completi sulle misure. In particolare, non conosciamo l’importo e il contenuto dettagliato delle riforme e degli investimenti, nuovi o modificati che siano, inclusi quelli della nuova missione dedicata all’energia, il Repower Eu.

Per ciò che riguarda i progetti: il relativo dataset è stato aggiornato poco prima dell’approvazione del piano rivisto. Ciò significa che, considerando la cadenza trimestrale dell’aggiornamento, fino a marzo non avremo dati che rispecchiano la situazione effettiva degli interventi attualmente finanziati dal piano e non ci sono dati sull’avanzamento dei lavori e della spesa per i progetti e sono sempre meno le informazioni sulle scadenze. Rimediare e subito è fondamentale. Per ora la BCE si è fermata; peraltro non ci sono motivi per continuare ad aumentare i tassi di interesse, ma non ci sono certezze su cosa succederà nei prossimi mesi sui risultati dell’inflazione.

La situazione dell’eurozona è molto diversa da quella degli Stati Uniti. La disoccupazione si è abbassata ma le ore lavorate sono ancora troppo poche e abbiamo settori in difficoltà. La ripresa dei salari tarda ad arrivare e il loro recupero è tutto in capo al rinnovo della maggior parte dei contratti scaduti e non ora legati alla produttività. Abbiamo dati del manifatturiero molto deboli e segnali ancora parzialmente negativi del credito tra prestiti e mutui. Dunque costruire un programma per andare alle elezioni europee significa avere una piattaforma chiara senza ambiguità prima di tutto per l’Italia nel contesto comunitario e attivare una campagna elettorale concreta e soprattutto chiara.

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