Dal commercio al tessile, dalla meccanica all’alimentare, passando perfino per le terme. La relazione finanziaria di Invitalia offre uno spaccato degli interventi realizzati nel 2025 attraverso il Fondo Salvaguardia Imprese, lo strumento con cui lo Stato sostiene aziende in difficoltà ritenute rilevanti per il sistema produttivo. Nell’ultimo anno sono stati impegnati oltre 71 milioni di euro.
Scorrendo la relazione emerge il dettaglio delle operazioni effettuate attraverso il Fondo, istituito dall’articolo 43 del decreto Rilancio del 2020 e affidato alla gestione di Invitalia. Nato con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro e successivamente rifinanziato fino a superare i 595 milioni, il Fondo punta a favorire il rilancio di imprese in difficoltà, anche attraverso operazioni di co-investimento con soggetti privati. Nel 2025 sono state acquisite dieci nuove partecipazioni, è stato emesso un prestito obbligazionario convertibile, sono stati effettuati tre rafforzamenti di investimenti già esistenti e concessi due contributi a fondo perduto. A fine esercizio le partecipazioni in portafoglio erano 25, per un valore complessivo di 254,3 milioni di euro.
IL RITORNO ALL’UTILE
Il Fondo rappresenta però soltanto una delle attività dell’agenzia controllata dal ministero dell’Economia. Nel 2025 Invitalia è tornata in utile, archiviando l’esercizio con un risultato positivo di 9,16 milioni di euro (12,3 milioni a livello consolidato). Nell’anno ha sostenuto oltre 62mila progetti imprenditoriali, contribuendo ad attivare investimenti pubblici e privati per 22,7 miliardi di euro, prevalentemente nel Mezzogiorno. Sul fronte delle crisi industriali ha inoltre affiancato il ministero delle Imprese e del made in Italy nei tavoli aperti sulle aziende in difficoltà, realizzando complessivamente 21 interventi attraverso lo stesso Fondo Salvaguardia Imprese e il Fondo Cresci al Sud per un valore complessivo di 78,9 milioni di euro. Come centrale di committenza ha pubblicato 303 procedure di gara per circa 3,3 miliardi di euro, aggiudicandone 263 per un valore di circa un miliardo, meno di un terzo dell’importo complessivamente messo a gara. Sul versante del supporto alla pubblica amministrazione ha seguito 67 programmi operativi nazionali e comunitari, contribuendo anche all’attuazione di alcuni progetti del Pnrr.
DIECI MILIONI A COIN E BOCCIA
La parte più consistente delle risorse del Fondo Salvaguardia Imprese è stata destinata a Coin e Boccia Industria Grafica, che nel 2025 hanno ricevuto 10 milioni di euro ciascuna. Nel caso di Coin, l’intervento accompagna il piano di rilancio della storica catena di grandi magazzini che conta 37 negozi diretti, una rete Coincasa con oltre 130 punti vendita tra Italia ed estero e circa 1.300 dipendenti. Da mesi il gruppo è impegnato in una complessa ristrutturazione finanziaria e industriale, seguita anche dal ministero delle Imprese, con l’obiettivo di garantire la continuità aziendale e salvaguardare l’occupazione. Stesso importo anche per Boccia Industria Grafica, società nata nel 2025 per rilanciare le attività dell’azienda Arti Grafiche Boccia di Salerno, travolta dalla crisi dopo anni di difficoltà legate soprattutto al calo delle commesse nel settore editoriale. L’operazione, realizzata insieme a investitori privati, punta a preservare il patrimonio industriale e i livelli occupazionali del gruppo.
Subito dietro compare Bedeschi, gruppo padovano fondato oltre un secolo fa e attivo nella realizzazione di impianti per la movimentazione di materiali e macchinari destinati ai settori del cemento, delle miniere e dei porti, sostenuto con 9,8 milioni di euro. A C2Mac Group, realtà specializzata nella progettazione e produzione di componenti per macchine industriali, sono stati destinati 7,4 milioni, mentre Tecnomeccanica, attiva nella meccanica di precisione, ha ricevuto altri 7 milioni.
Completano il quadro delle nuove partecipazioni Arcadia Fashion, azienda del comparto moda sostenuta con 5,861 milioni di euro, la milanese Nereide Holding con 5,88 milioni, la società metalmeccanica umbra F.A. con 4,5 milioni, Tecno Spa con 4 milioni e TMA Test and Manufacturing Assembly, società specializzata nell’elettronica avanzata, con un intervento di 563mila euro.
Le operazioni concluse con il Fondo Salvaguardia Imprese
Fonte: Invitalia, Relazione annuale
DA GENTILINI A PERNIGOTTI
Non tutti gli interventi, però, passano dall’ingresso nel capitale. Per Biscotti P. Gentilini, lo storico marchio romano fondato nel 1890 e noto soprattutto per gli Osvego, Invitalia ha scelto di sottoscrivere un prestito obbligazionario convertibile da 1,4 milioni di euro, anziché entrare direttamente nel capitale. Si tratta di uno strumento che consente di sostenere finanziariamente l’azienda mantenendo la possibilità, in un secondo momento, di trasformare il prestito in una partecipazione azionaria.
Accanto alle nuove operazioni figurano poi ulteriori interventi su aziende già sostenute negli anni precedenti. Tra i marchi più conosciuti c’è anche Pernigotti. Il celebre produttore di cioccolato e torrone di Novi Ligure ha ricevuto un ulteriore apporto di 2,375 milioni di euro. Dopo la cessione del gruppo da parte della famiglia turca Toksoz, nel 2022 l’azienda è stata acquisita da JP Morgan Asset Management, nell’ambito di un piano di rilancio industriale. L’anno successivo Invitalia è entrata nel capitale come socio di minoranza attraverso il Fondo Salvaguardia Imprese; l’intervento del 2025 rappresenta quindi un ulteriore rafforzamento di quel percorso.
Un altro milione è stato destinato a Ceramica Dolomite, marchio specializzato nell’arredo bagno, mentre Canepa, ditta comasca del tessile di alta gamma, ha ricevuto ulteriori 520mila euro. Si tratta, in tutti e tre i casi, di risorse aggiuntive destinate a rafforzare percorsi di rilancio già avviati con precedenti interventi del Fondo.
ANCHE WALCOR E LE TERME DI CHIANCIANO
L’elenco comprende infine i contributi a fondo perduto destinati alla salvaguardia dell’occupazione. Walcor, azienda cremonese nota per la produzione di cioccolato e uova di Pasqua, ha ricevuto 570mila euro, mentre alle Terme di Chianciano sono stati assegnati 133mila euro. Importi decisamente più contenuti rispetto agli ingressi nel capitale, ma che testimoniano come il Fondo venga utilizzato anche per accompagnare le fasi più delicate delle ristrutturazioni aziendali attraverso strumenti diversi dall’investimento diretto.





