Economia

Perché serve una salutare frustata di investimenti. Lo dice pure il Club Ambrosetti

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borse investimenti

L’articolo di Gianfranco Polillo che chiosa uno studio del Club Ambrosetti

Compito del Club Ambrosetti, grazie ad un sistema di indicatori appositamente predisposti e di specifici algoritmi, è anche quello di testare l’imponderabile. Quel sentiment del mercato, da cui dipendono le decisioni più immediate dei principali operatori economici. Il panel di supporto è formato da circa 350 persone: imprenditori, dirigenti di imprese italiane e multinazionali, amministratori delegati e vertici operativi. Un campione più che rappresentativo dalle cui decisioni deriva gran parte dell’evoluzione economica del Paese. Per dare sistematicità alle rilevazioni, in grado di costruire un cruscotto permanente, l’indagine è ripetuta con cadenza trimestrale. Offrendo, così, uno spaccato di carattere sistemico.

L’ultima istantanea è in perfetta sintonia con le previsioni avanzate dai principali istituti italiani ed internazionali. Segnala l’affievolirsi della spinta propulsiva dell’economia italiana, le cui distanze rispetto al resto dell’Eurozona sono destinate ad ampliarsi ulteriormente. Sempre che la situazione internazionale, tra spinte protezionistiche e crisi valutarie striscianti, non peggiori ulteriormente. Si confermano, pertanto, le ultime previsioni di Moody’s, in attesa di conoscere quale sarà il suo verdetto finale sul rating del debito italiano, una volta varata la manovra di bilancio.

Le indicazioni a sei mesi data, parlano di un leggero aumento dell’occupazione, concentrata soprattutto nel Nord. Grazie alla buona dinamica delle esportazioni. Dato quindi di natura più congiunturale, che non strutturale. Che scalfisce appena quell’11,2 per cento, che rappresenta lo zoccolo duro della sofferenza sociale. Con uno scalino, rispetto al 2008, che resta ancora del 5 per cento. La coda velenosa delle politiche sostanzialmente deflazionistiche di questi ultimi anni. Del resto se gli investimenti non riprendono, secondo le indicazioni fornite, è difficile prevedere una sostanziale inversione di tendenza.

Il ristagno di questi ultimi è, per così dire, certificato. Gli indicatori sono in ulteriore calo: dal 31,3 al 23,9 per cento. Il valore più basso dal 2016. Si spera solo in un blocco temporaneo, piuttosto che sulla loro definitiva cancellazione. Le conclusioni del Club Ambrosetti sono così riportate da Il Sole 24 ore: “l’export era e rimane un driver di crescita e il successo delle nostre imprese all’estero si riscontra anche nel surplus commerciale pari a 48 miliardi di euro nel 2017. Tuttavia questo successo non è sufficiente a riallineare la crescita italiana a quella media dell’area euro che rimane superiore. Occorre quindi agire sulla domanda interna per ampliare gli effetti della crescita, utilizzando gli spazi che esistono per realizzare gli investimenti in settori ad elevata produttività e con spillover positivi sul sistema economico.”

É una tesi che noi stessi, insieme ad un pugno di altri economisti (troppo piccolo per contrastare la retorica del solo rigore) abbiamo sostenuto da tempo. Con poco successo, viste l’alone di incertezza che caratterizza la politica del Governo. Meglio, comunque, essere fiduciosi. Pensare di riproporre, nel marasma politico italiano, la linea degli ultimi Governi, è tentare di rimettere indietro le lancette dell’orologio. E considerare il responso delle ultime elezioni una sorta di parentesi (do you remember Croce ed il fascismo) dalla quale poter (illudendosi) prescindere.

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