Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Banco Bpm e non solo. Come si muoveranno le banche contro Covid-19

di

banche italiane centrali

Tutte le decisioni dell’Abi e delle singole banche (in primis Intesa Sanpaolo e Unicredit) per affrontare l’emergenza mentre arrivano le prime donazioni per sostenere le attività di prevenzione e di cura dei malati

L’emergenza coronavirus investe anche il sistema bancario e non poteva essere diversamente. Dalle misure specifiche per le zone rosse, con la chiusura di filiali e la sospensione delle rate dei mutui, alla possibilità di interrompere o di allungare i prestiti fino alle donazioni per ospedali e Protezione civile gli istituti di credito stanno mettendo in campo iniziative per sostenere i cittadini e tutelare la salute dei propri dipendenti. Tutto sotto l’occhio attento dei sindacati che non a caso due giorni fa hanno mandato una lettera ad Abi e Federcasse, le due associazioni delle imprese bancarie, chiedendo di interrompere i tavoli negoziali fini al 3 aprile e di attivare misure efficaci per la salute e la sicurezza dei 315mila addetti del settore.

LE DECISIONI DELL’ABI

L’Abi già il 24 febbraio ha comunicato di seguire l’emergenza Covid-19 e i provvedimenti delle autorità e di aver deciso la chiusura delle filiali nei comuni in cui le autorità hanno adottato provvedimenti di emergenza e in cui continueranno ad essere operativi gli sportelli automatici. Per i lavoratori che vivono in quegli stessi comuni già da allora è possibile restare a casa ed effettuare Smart working. Inoltre ha collaborato a definire l’intervento emergenziale per sospendere il rimborso dei mutui negli undici comuni direttamente interessati dalla diffusione del coronavirus, inserito poi nel primo decreto del governo.

Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, si è riunito d’urgenza il Comitato di Presidenza di Palazzo Altieri che ha deciso di chiedere alle competenti autorità europee e italiane di sospendere fino a un anno l’applicazione delle definizioni di “default” per l’individuazione dei crediti scaduti e rivedere la tempistica degli accantonamenti automatici a fronte dei crediti deteriorati.

Ultima deliberazione quella di estendere ai prestiti al 31 gennaio 2020 la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento. Si tratta dei finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica del coronavirus. “La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno – si legge in una nota del’Abi -. La sospensione è applicabile ai finanziamenti a medio lungo termine, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie e alle operazioni di leasing. In questo secondo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento, è invece previsto che l’estensione della durata del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell’ammortamento. Nell’accordo è previsto che, ove possibile, le banche possono applicare misure di maggior favore per le imprese rispetto a quelle previste nell’Accordo stesso e si auspica che, al fine di assicurare massima tempestività nella risposta, si accelerino le procedure di istruttoria”.

Inoltre, Palazzo Altieri e le associazioni di rappresentanza delle imprese firmatarie dell’accordo per il Credito 2019 – Alleanza delle Cooperative Italiane (AGCI, Confcooperative, Legacoop) CIA-Agricoltori Italiani, CLAAI, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confimi Industria, Confindustria e Rete Imprese Italia (Confersercenti, Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio) – si sono impegnate a promuovere, “presso le competenti Autorità europee e nazionali, una modifica delle attuali disposizioni di vigilanza riguardo le moratorie (c.d. forbearance), necessaria in una situazione emergenziale, come quella attuale”.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI

Come dicevamo i sindacati di categoria – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin – hanno inviato una lettera congiunta ad Abi e Federcasse per chiedere di interrompere i tavoli negoziali fino al 3 aprile e di attivare misure efficaci per la salute e la sicurezza dei 315mila dipendenti del settore altrimenti le organizzazioni sindacali chiederanno i danni in caso di ripercussioni sui lavoratori.

Nella missiva, firmata dai segretari Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto, “si rammenta che la ratio del dpcm sia la limitazione massima degli spostamenti ad eccezione di necessità familiari indifferibili o comprovate esigenze lavorative che certamente non possono assimilarsi ad attività lavorativa ordinaria. Qualora non dovesse procedersi in ottemperanza del dettato governativo saremo sin da ora pronti a ritenervi corresponsabili di danni alla salute per lavoratrici e lavoratori che per effetto di una vostra interpretazione capziosa e fuorviante dovessero contrarre il Covid-19”. In particolare i sindacati domandano alle due associazioni che rappresentano le imprese bancarie “come si comporteranno gli istituti di credito nei territori – in quelli delle zone nelle quali sono previste misure più restrittive dal dpcm, ma anche nel resto del Paese – sia per quanto riguarda l’utilizzo di forme alternative di lavoro come lo smart working sia per quanto riguarda la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori bancari (uffici interni e agenzie bancarie) che quotidianamente sono a contatto con la clientela e con il pubblico”.

IL SOSTEGNO ECONOMICO

INTESA SANPAOLO

Tra le banche che hanno già deciso un aiuto economico per affrontare l’emergenza c’è Intesa Sanpaolo che ha deciso di donare fino a 100 milioni. “Li metteremo a disposizione del Paese, per progetti specifici che affrontino l’emergenza sanitaria”, ha spiegato l’amministratore delegato Carlo Messina, intervistato dal Corriere della Sera. Tra gli obiettivi elencati dall’ad quello di “rafforzare le strutture di terapia intensiva, portando i posti letto da 5.000 a 7.500”. Inoltre si punta a “creare ospedali da campo” e “all’acquisto di apparecchiature mediche”.

Un’iniziativa non facile visto che donare soldi allo Stato “non è semplice anche perché vogliamo legare le nostre donazioni a interventi specifici – ha aggiunto Messina -. Servirebbe una norma che ci aiuti a farlo. A noi e a tanti altri che siamo sicuri seguiranno”. A tal fine Intesa Sanpaolo lancerà anche una raccolta fondi presso i clienti “che vorranno dare il loro contributo”.

Il banchiere romano ha poi parlato delle altre misure messe in campo da Intesa Sanpaolo per affrontare l’emergenza coronavirus: “Dalla prossima settimana attiveremo finanziamenti fino a 5 miliardi per prestiti a 18 mesi, con 6 mesi di preammortamento, a sostegno delle imprese. Per lo meno 1 miliardo andrà al turismo”. Qualora poi il governo “ponesse una garanzia pubblica sui nuovi crediti, la cifra salirebbe a 10 miliardi”.

UNICREDIT

Unicredit è stata fra le prime a farsi avanti e a fornire un sostegno economico. Insieme a Unicredit Foundation ha donato in totale 2 milioni di euro alla Protezione civile e il capo Angelo Borrelli, durante la conferenza stampa del 2 marzo scorso, ha espresso gratitudine al gruppo bancario. In particolare, ha detto, le risorse serviranno a finanziare le attività per far fronte all’emergenza e ad acquistare mascherine.

BANCA MEDIOLANUM

Banca Mediolanum ha annunciato di aver fatto una donazione da 100 mila euro all’ospedale Sacco di Milano.

LE MISURE PER LE ZONE PIU’ COLPITE

MONTEPASCHI

Montepaschi si è mossa per i clienti delle aree colpite dai provvedimenti restrittivi del primo decreto del governo per l’emergenza coronavirus. “Per le famiglie residenti e le aziende con sede operativa-legale negli 11 comuni colpiti (Vo’ Euganeo, Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano)” Rocca Salimbeni ha deciso una “moratoria di sei mesi delle rate di finanziamento (quota capitale o l’intera rata)”. Inoltre Mps si è detta “disponibile a concedere prestiti a tasso agevolato ai clienti privati residenti e ai clienti imprese con sede legale-operativa nei comuni colpiti” e ha fatto sapere che seguirà “con particolare attenzione l’evolversi della situazione a livello nazionale” e che “valuterà di volta in volta le misure a sostegno delle aziende, e dei suoi dipendenti, che presentassero difficoltà derivanti dalla riduzione dell’attività produttiva e commerciale”.

UBI BANCA

Anche Ubi Banca ha subito disposto misure per le aziende clienti in Lombardia, nelle provincie di Bergamo, Varese, Como, Lecco e Monza e Brianza, direttamente interessate dalle conseguenze dell’emergenza per cui è prevista una moratoria sul pagamento delle rate dei finanziamenti erogati che può essere prorogata nel caso si protragga l’emergenza. Si tratta di misure, ha chiarito il gruppo bancario, che riguardano tutte le imprese attive sul territorio nazionale se interessate da conseguenze direttamente riconducibili al problema coronavirus. Per poter usufruire di tale aiuto i clienti di Ubi Banca possono rivolgersi ai propri referenti nell’ambito dei Centri imprese e della divisione Corporate & Investment Banking per valutare l’entità delle difficoltà attuali e le misure necessarie.

BANCO BPM

Banco Bpm, che in questi giorni ha presentato il piano industriale 2020-2023, ha creato un “comitato di crisi” in modo da “assicurare le operazioni ordinarie e il continuo sostegno delle necessità dei clienti”. Proprio in relazione al piano, l’istituto di credito guidato da Giuseppe Castagna ha puntualizzato che è stato elaborato sulla base di previsioni macroeconomiche precedenti all’epidemia ma che comunque può reggere pure nel caso in cui l’impatto della diffusione del virus causi un brusco calo al Pil del Paese. Fatto che ormai è più che un’ipotesi.

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