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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Banco Bpm, Bper. Che cosa succede ai conti delle banche italiane

Intesa Sanpaolo

Tutti i dettagli sui primi 9 mesi dell’anno per le maggiori banche italiane tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi Banca, Bper e non solo

Negli ultimi mesi l’andamento dei bilanci delle banche è stato messo in secondo piano dall’aumento dello spread, che ha comportato una riduzione del capitale e del valore dei titoli in borsa.

TUTTI I RISULTATI DEI PRIMI 9 MESI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI BANCA, BANCO BPM E NON SOLO

I risultati dei primi nove mesi dell’anno, appena pubblicati dai maggiori istituti, hanno comunque mostrato progressi, anche grazie a un’accelerazione nella riduzione dei costi, mentre i ricavi faticano a crescere.

ECCO COME SONO ANDATI I CONTI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, BANCO BPM, UBI E BPER

Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Ubi e Bper hanno registrato nel complesso un utile di 6,1 miliardi al netto delle componenti straordinarie, ovvero il 12% in più rispetto ai 5,4 miliardi dello stesso periodo del 2017.

ECCO GLI ASPETTI SALIENTI DI INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

L’incremento percentuale è stato nella media per Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno contribuito ai profitti complessivi rispettivamente per 2,75 miliardi e per 3 miliardi.

COME VANNO GLI UTILI IN INTESA SANPAOLO, BPER, UBI E BANCO BPM

Sempre secondo i dati di Value Partners sugli utili al netto delle componenti straordinarie (tra cui l’effetto dell’Ifrs9 sul margine di interesse), Bper è passata da 60 a 285 milioni (il risultato contabile è stato di 358 milioni), Ubi da 174 a 148 milioni (210 milioni), Banco Bpm da 6 milioni a un dato negativo per 119 milioni (invece di un utile contabile di 525 milioni).

L’ANALISI DI VALUE PARTNERS

«Isolando gli effetti delle operazioni straordinarie avvenute nel periodo di analisi, tra cui il contributo pubblico da 3,5 miliardi di euro concesso ad Intesa e il badwill sulla fusione Banco Bpm pari a 3 miliardi, i risultati del business “core” mostrano un andamento nettamente positivo, rafforzati in particolare delle minori rettifiche su crediti per 1,1 miliardi, che hanno compensato il conseguente aumento delle imposte e la riduzione degli effetti benefici da credito di imposta», osserva Lorenzo Privitera, manager di Value Partners. «Dal punto di vista commerciale il business bancario è sempre più focalizzato sulle attività che generano ricavi da commissioni. Si punta, anche se con minor spinta rispetto allo scorso periodo, alla riconversione della raccolta diretta in indiretta. In questo contesto di business, prosegue la ricerca di efficienza sui costi operativi che ha comportato in questi nove mesi una riduzione di altri 4 punti percentuali sul cost-income». Il rapporto tra costi e ricavi è passato dal 58 al 54%.

COME VANNO I COSTI DEL PERSONALE

La riduzione dei costi del personale rispetto ai primi nove mesi del 2017 ha sfiorato i 500 milioni nelle cinque banche, mentre le altre spese amministrative sono scese di 317 milioni. Questi numeri si confrontano con un modesto aumento del margine di interesse (130 milioni) e delle commissioni (78 milioni). C’è stato invece un forte aumento degli altri proventi operativi, come quelli di mercato, saliti di 500 milioni nel periodo. «Grande attenzione è stata dedicata alla revisione dei modelli e dei canali di ingaggio della clientela», osserva Maurizio Minelli, partner di Value Partners.

GLI ACCORDI FRA BANCHE E POSTE ITALIANE

«Da un lato si assiste alla digitalizzazione dei processi soprattutto per il servicing e la vendita di prodotti semplici, dall’altro ad una maggiore attenzione al raggiungimento della clientela con modelli retail alternativi che garantiscano efficienza e capillarità sul territorio. Un esempio è l’accordo di partnership firmato da Unicredit e Intesa Sanpaolo con Poste Italiane per la vendita di prodotti bancari, così come il lancio di Banca 5 da parte di Intesa Sanpaolo avvenuto dopo l’acquisizione di Banca Itb».

ECCO GLI ASPETTI DELLO STATO PATRIMONIALE

A livello di stato patrimoniale, rileva Minelli, «è ormai consolidato l’impegno sul de-risking intrapreso dal sistema bancario che in questo ultimo trimestre conta anche il contributo da parte di Ubi della vendita della prima tranche di crediti deteriorati per circa 1,5 miliardi. Considerando il panel delle cinque banche analizzate, si raggiunge un calo complessivo dei crediti deteriorati del 21% da fine 2017».

COME SI SOFFRE MENO PER LE SOFFERENZE

Le sofferenze in particolare sono scese del 27%, da 92 a 67 miliardi. Le coperture sui crediti deteriorati sono aumentate dal 51 al 55% (dal 62 al 67% per le sofferenze). L’effetto delle svalutazioni dei crediti nei nove mesi si è fatto sentire sul capitale Cet1, sceso dal 13,4 al 12,5%.

ECCO GLI EFFETTI DEI PRINCIPI CONTABILI IFRS9

Questa riduzione è stata la conseguenza di due fattori: l’applicazione nel primo trimestre del nuovo principio contabile Ifrs9, che ha pesato per 125 punti base (1,25%), a cui si è aggiunto nel secondo trimestre il rialzo dei tassi dei titoli pubblici italiani, che ha comportato un calo medio del capitale di circa 40 punti. Questi fattori negativi sono stati in parte compensati dagli utili.

(articolo pubblicato da Mf/Milano Finanza)

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