Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca e non solo. Tutte le novità sul contratto dei bancari

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Tutti i dettagli su quello che è stato deciso lunedì 25 febbraio nell’incontro in Abi. Le posizioni delle grandi banche come Intesa Sanpaolo e Unicredit, la direzione di marcia indicata dalla Fabi e le prossime tappe della trattativa. Fatti, nomi, ricostruzioni e scenari nell’approfondimento di Fernando Soto

 

Dopo settimane di tensione e qualche strappo, il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei bancari sembra aver imboccato la giusta direzione. Ricomposte le divisioni all’interno delle organizzazioni sindacali con il determinante intervento di Intesa Sanpaolo, l’incontro in Abi di lunedì pomeriggio si è chiuso con l’attesa fumata bianca. La strada per arrivare al nuovo contratto di lavoro è ancora lunga, ma per lo meno sono stati fissati alcuni fondamentali paletti.

I sindacati hanno portato a casa una serie di risultati tutt’altro che scontati, dal proseguimento dell’operatività del Fondo per l’occupazione alla decorrenza per il trattamento di fine rapporto al 1 gennaio 2019. Soprattutto, è stata data centralità alla piattaforma rivendicativa: vuol dire che il percorso verso il nuovo contratto rimette al centro gli interessi dei lavoratori. I 300.000 addetti del settore si esprimeranno, nei prossimi mesi, nelle assemblee.

Insomma, nonostante sia (apparentemente) bistrattato dai grandi gruppi, il contratto nazionale (scaduto il 31 gennaio 2018 e prorogato al 31 maggio prossimo) è ancora un collante efficace per l’intera industria bancaria: i big, le banche medie e i player più piccoli continuano a mantenere un interesse assai forte per il contratto. “Le ragioni sono diverse, ma, alla fine, serve a tutti, non ne possono fare a meno né i grandi né i piccoli”, commenta riservatamente un banchiere di lungo corso chiacchierando a Palazzo Altieri, sede dell’Associazione bancaria. “Se all’Abi togliamo le relazioni sindacali rimane ben poco”.

Tuttavia, il fronte dei banchieri deve ancora trovare una quadra e tocca al presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro di Abi, Salvatore Poloni, fare una sintesi tra le diverse anime della categoria. Si registrano divergenze di vedute e più di qualcuno, lunedì, ha notato l’assenza di Rosario Strano, pezzo da novanta di Intesa Sanpaolo.

Per gli addetti ai lavori si è trattato di un segnale: i big puntano i piedi proprio mentre Poloni deve confezionare le controproposte da portare al tavolo negoziale. Il numero uno del Casl ha poco più di un mese per fare il giro di tavolo coi colleghi del Comitato sindacale e mettere per iscritto un testo condiviso.

Ci sono le esigenze di Intesa, che punta sullo smart working e sul contratto ibrido che difficilmente il sindacato accetterà all’interno del contratto nazionale; e ci sono quelle di Unicredit, che va sistematicamente nella direzione opposta di Ca’ de Sass.

I rapporti personali fra i rappresentanti del Casl di Intesa Sanpaolo e Unicredit sono ottimi, ma sia nell’esecutivo sia nel comitato di presidenza gli interessi dei primi due gruppi si contrappongono e le decisioni vengono prese proprio lì.

Le cosiddette minibank, poi, cercano nel contratto un punto di equilibrio e tentano di ottenere, proprio dalle regole sul lavoro, un piano di gioco livellato per competere nel mercato.

Quanto alle popolari, prende corpo l’ipotesi, caldeggiata anche dalla Banca d’Italia, della nascita di un polo a cui aderirebbero, per ora, sei istituti, alcuni del Centro Italia e altri del Sud.

Più difficile, invece, la costituzione di un maxigruppo nel quale far confluire ben 17 popolari: Sondrio, Valsabbina, Piacenza, Cividale, SanFelice 1893, Valconcia, Lazio, Fondi, Lajatico, Cassirate, Fusinate, Cortona, Bari, Puglia e Basilicata, Ragusa, Pugliese, Credito Popolare.

Ma torniamo al contratto. Per chi ha partecipato alla riunione in Abi, il clima è apparso disteso, su entrambi i fronti. Un traguardo, questo, raggiunto anche grazie al carisma e alla strategia del segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni.

In Abi le organizzazioni dei lavoratori – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – si sono presentate compatte davanti ai banchieri e hanno firmato, come accennato, alcuni accordi importanti: decorrenza tfr al 1 gennaio 2019, contratto prorogato al 31 maggio, centralità della piattaforma, proseguimento del Fondo per l’occupazione, riconoscimento del ruolo sociale delle rappresentanze sindacali aziendali.

Nella piattaforma le richieste economiche dovrebbero attestarsi attorno ai 200 euro, i sindacati richiederanno il trattamento economico paritario per i neoassunti, punteranno all’introduzione dell’articolo 18 del contratto Abi, così come ottenuto dalla Fabi e dalle altre organizzazioni sindacali nel recente rinnovo del contratto nazionale delle banche di credito cooperativo. La piattaforma, in fase di definizione, conterrà, a quanto risulta a StartMag, molti argomenti sia di carattere economico sia di carattere sociale.

Il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, ha particolarmente apprezzato «il riconoscimento da parte dell’Abi della funzione sociale svolta dai rappresentanti sindacali: è un primo ma significativo passo verso un rinnovo contrattuale nel segno dell’innovazione». Giuliano Calcagni (Fisac Cgil) ha evidenziato un altro aspetto degli accordi nei quali c’è «l’estensione, nel merito rispetto ai contenuti dell’accordo, della possibilità di partecipare alle assemblee anche per i lavoratori di sportelli di piccole dimensioni in orario antimeridiano».

Soddisfatto anche Massimo Masi della Uilca, il quale ha sottolineato che gli accordi «sono stati raggiunti in un clima di positiva azione unitaria delle organizzazioni sindacali». Secondo il segretario generale Unisin, Emilio Contrasto, «i lavori per la preparazione della piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale procedono spediti e a breve potremo sottoporla al vaglio di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori del settore» ha detto il segretario generale Unisin Emilio Contrasto.

Entro aprile si faranno centinaia di assemblee in tutta Italia ed entro fine maggio sarà presentata, appunto, la piattaforma. Ma da qui alla fine di maggio non c’è solo il contratto nazionale.

In ballo ci sono altre partite delicatissime, tra cui il fondo pensione di Intesa. Che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro ed è il più importante del settore. Chi lo gestisce ha in mano le leve su una potenza di fuoco finanziaria enorme. L’attuale consiglio di amministrazione del fondo previdenziale è in scadenza e, dietro la regia della banca, si sta formando un inedito, quanto discutibile listone unico, dentro il quale, ci saranno anche i rappresentanti dei Cub Sallca ovvero dei Comitati di base storicamente nemici della banca. Di qui un paio di considerazioni, attorno a un precedente che potrebbe essere pericoloso per il settore.

C’è da chiedersi, anzitutto, come mai ai piani alti di Intesa si sia improvvisamente avvertita l’esigenza di fare un listone unico con organizzazioni che da sempre hanno osteggiato sia la banca sia i sindacati confederali. E poi: un eventuale listone unico non solo farebbe perdere definitivamente la faccia ai Cub Sallca, ma dovrebbe rappresentare un problema serio sia per i sindacati sia per la stessa banca. A meno che si sia preferita la strada dello “stare tutti insieme appassionatamente” a scapito dell’efficienza e della professionalità della gestione dello stesso fondo pensione.

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