Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e non solo. Ecco i rumors sindacali post contratto

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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Banco Bpm promuovono il nuovo contratto nazionale dei bancari. Dal direttivo Abi si unanime al rinnovo. Fatti, nomi e indiscrezioni dal fronte sindacale

Mancavano pochi minuti alle 11. Roma, mercoledì mattina, nella sede dell’Abi, è riunito il gotha dei banchieri per la riunione mensile. Al primo punto dell’ordine del giorno del meeting c’era il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei 282.000 bancari italiani (i 37.000 delle bcc, che hanno un contratto diverso, lo hanno rinnovato un anno fa). Lo scorso 19 dicembre l’ipotesi di rinnovo era stata approvata, dopo un anno di negoziato, dai sindacati e dal Comitato affari sindacali e del lavoro della stessa Associazione bancaria. Il «sì» dei top banker, peraltro atteso, è arrivato all’unanimità. Ragion per cui, il presidente Antonio Patuelli ha avvertito l’esigenza di interrompere l’attesa seduta per uscire a informare il nutrito gruppo dei cronisti delle agenzie di stampa che si erano assiepati in cima alla scalinata di Palazzo Altieri. «Il lavoro coeso durante le trattative ha naturalmente portato a un risultato condiviso» ha detto a caldo il presidente del Casl, Salvatore Poloni.

Archiviato da parte dell’Abi il rinnovo del contratto nazionale, va segnalato il nuovo incarico di Rosario Strano di Intesa Sanpaolo che lascia la guida delle risorse umane del gruppo per occuparsi, da Pechino, del “Progetto Cina” (qui l’approfondimento di Start). Al suo posto è subentrata Paola Angeletti, precedentemente in forza nell’area delle banche estere (era capo della direzione International subsidiary banks del gruppo). Angeletti, tra altro, sarà una delle donne di spicco nel panorama dell’Abi. Da questo contratto, sul fronte bancario, escono rafforzati Poloni, Patuelli, Alfio Filosomi di Intesa e Stefano Bottino che ha sostituto da poco Giancarlo Durante alla guida della direzione sindacale di Abi.

L’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale è ora al vaglio dei sindacati e dei lavoratori. Alcune sigle hanno già chiuso il cerchio e chiuso la pratica. In casa Fisac Cgil, guidata da Giuliano Calcagni, è arrivato dal direttivo nazionale il via libera all’unanimità (fatto raramente accaduto negli ultimi 20 anni), salvo sporadiche astensioni. Compatti (ovvero sì unanimi) i dischi verdi arrivati anche da parte della Uilca di Massimo Masi e della Unisin di Emilio Contrasto. Per quanto riguarda la Fabi, il Comitato direttivo centrale è convocato a Roma il 29 gennaio e non sono attese sorprese, in quanto il lavoro del segretario generale, Lando Maria Sileoni, è stato apprezzato sia all’interno dell’organizzazione sia nelle file dei bancari italiani. Concluse le votazioni al vertice delle organizzazioni sindacali, la palla passerà ai lavoratori con le assemblee che partiranno il 6 febbraio e si chiuderanno entro il 13 marzo. In poco meno di 40 giorni, dunque, le lavoratrici e i lavoratori bancari dovranno esprimersi sul nuovo contratto nazionale che garantisce – assieme a un pacchetto di nuove tutele, alla difesa dell’area contrattuale, alla nascita di una cabina di regia sulle nuove tecnologie e a una importante stretta alle pressioni commerciali – aumenti medi di stipendio pari a 190 euro mensili.

Per le banche, comunque, non c’è solo il contratto di lavoro. Intesa Sanpaolo ha annunciato, giovedì, un piano da 50 miliardi di euro per il Green Deal ovvero per sostenere la cosiddetta finanza sostenibile (Esg: enviromental, social and governance). «Lo Stato, da solo, non è più in grado di fornire tutte le risposte alle nuove sfide rappresentate dai cambiamenti climatici» ha spiegato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina.

Tornando al fronte sindacale, i riflettori degli addetti ai lavori sono puntati su alcune indiscrezioni che riguardano la First Cisl. In particolare, i radar registrano fibrillazioni nel gruppo di comando della vecchia guardia che sta puntando i piedi sul ruolo del dirigente nazionale Domenico Mimmo Iodice. Il quale è avvocato e sindacalista oltre che a lungo braccio destro al centro studi First dell’attuale segretario generale Riccardo Colombani. Iodice, come rivelano alcune fonti qualificate Cisl, sta condizionando e non poco Colombani, con posizioni che in talune circostanze avrebbero esposto lo stesso segretario generale e l’organizzazione a situazioni controverse, anche dentro le singole aziende e i gruppi. L’ex segretario Giulio Romani che mai aveva raggiunto, nei suoi anni di gestione, un rinnovo contrattuale come quello di Colombani, dal punto di vista dei risultati, sta cercando di intralciare l’attuale gruppo di comando della First attraverso Pier Paolo Merlini (Lombardia), che ambirebbe a diventare numero uno secondo alcune indiscrezioni sindacali. Merlini non è troppo noto nel settore. E su Romani si addensano rilievi dei suoi stessi colleghi della segreteria confederale.

Sullo sfondo, come accennato, si muove Domenico Mimmo Iodice. Il quale, nel suo curriculum, non ha esperienze alla guida di organizzazioni sindacali, notano i suoi critici. Il piano che Iodice ha in mente è volto, secondo i suoi auspici, ad arginare l’emorragia di iscritti (oltre 6.000 negli ultimi 6 anni). Iodice, più nel dettaglio, vorrebbe sganciare progressivamente la First dagli altri confederali e, di fatto, andare all’opposizione. Tuttavia, dicono alcuni sindacalisti piuttosto navigati della stessa First, un conto è stare ai tavoli e negoziare assieme a tutti i sindacati; altro discorso è mettersi all’opposizione senza esperienza in un ruolo che alla lunga fiacca e che può soltanto far aumentare la perdita di tessere. Ecco perché se Colombani non dimostrerà di avere in mano l’organizzazione, la First corre il rischio di contare sempre meno. Insomma, in casa della First Cisl ci sarebbe confusione, tanto che il numero uno della confederazione, Anna Maria Furlan, sarebbe sul punto di perdere la pazienza.

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