Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi. Come stanno le banche italiane. Parla Sileoni (Fabi)

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Presente e futuro delle banche italiane, a partire da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Carige, Banco Bpm, Ubi e non solo, secondo Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (il maggior sindacato italiano del comparto bancario)

 

Dal nuovo contratto nazionale dei bancari (che «andrà rispettato») e relative richieste economiche («legittimate dal ritorno agli utili degli istituti») ai rimborsi ai risparmiatori vittime dei gruppi creditizi finiti in dissesto, dagli scandali all’eventuale risiko che potrebbe presto partire nel settore. Fino all’analisi delle situazioni più calde, come Carige e Mps. In questa intervista a MF-Milano Finanza Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (il maggior sindacato italiano del comparto bancario) parla a 360 gradi.

Segretario Sileoni, il settore bancario italiano sta uscendo faticosamente da un periodo assai complesso: sugli scandali degli scorsi anni non è ancora stata fatta piena luce. Lei ha le idee chiare su che cosa è successo? Qual è la verità?

Risposta. Il settore non vince perché non fa squadra e non ha il coraggio di cambiare. Solo in poche occasioni c’è riuscito. Tutte le banche sono, virtualmente, d’accordo a contestare alcune rigide e intransigenti posizioni della Commissione Ue. Nessuna vera reazione individuale per paura di esporsi. Troppe differenze e troppi interessi diversi fra i gruppi bancari. È una questione di storia, cultura, campanile. L’Abi di Antonio Patuelli ha colmato questo vuoto assumendo un ruolo politico che mai l’Associazione aveva avuto, essendo nella sua storia sempre stata subalterna a Tesoro e Banca d’Italia. Il dialogo fra loro non è mai venuto meno, ma oggi l’Abi ha peso politico e precisa identità. Il segreto di Patuelli è stato non entrare mai nelle vicende delle associate ma prendere posizioni politiche a vantaggio del settore. Le banche si ricompattano solo quando ci sono da tagliare posti di lavoro o dire no alle richieste economiche dei lavoratori, inserite nel contratto nazionale. Ci aspettiamo da Patuelli, nel caso in cui si andasse allo scontro con le banche, un suo intervento perché preferiremmo non rivolgerci al governo, come talvolta è stato in passato. All’interno del settore ci sono focolai di crisi, locali e interregionali, da gestire, dove fondi e investitori internazionali, in assenza delle banche, detteranno condizioni inaccettabili per il sindacato.

A chi si riferisce?

Mi riferisco a Carige e ad altri focolai sparsi per l’Italia che non promettono niente di buono. Dietro ai campanili si sono nascosti nel recente passato interessi economici di ogni genere, anche poco leciti. Se devo fare una critica a Banca d’Italia, che nessuno dei media ha mai raccontato – al netto dell’introduzione del bail-in, peraltro votato in Europa da tutte le forze politiche italiane, della velocità della riforma delle popolari in spa e del credito cooperativo – è stata quella di lasciar in piedi, autonomamente, quelle banche locali, gestite dai signorotti di turno, che avrebbero dovuto essere assorbite, prima degli scandali, dai gruppi bancari.

C’erano campanelli d’allarme?

Sì, ma è mancata una convinta cabina di regia, sono mancati nelle banche locali gli anticorpi interni e ha vinto una trasversalità di interessi che ha coinvolto classe politica locale, imprenditori, spezzoni della magistratura e anche della Chiesa. Chi sapeva ha taciuto. Chi doveva intervenire non l’ha fatto, preferendo guadagnare tempo. Il tempo ha poi prodotto gli scandali di uomini soli al comando. Il sindacato è tempestivamente intervenuto, denunciando i fatti, ma è rimasto isolato per un clima particolarmente pesante costruito ad arte dalle banche.

Il sindacato tra poco dovrà negoziare con Abi il nuovo contratto. Sono in corso le assemblee dei lavoratori sulla piattaforma che presenterete a fine maggio. A parte le pretese economiche e le richieste normative, che cosa c’è davvero in ballo con questo rinnovo?

L’aspetto principale sarà che le banche presenti in Abi dovranno applicare il contratto nazionale dopo averlo sottoscritto, senza fughe in avanti né deroghe. Perché è scorretto e non ha alcun senso sottoscrivere in Abi il contratto nazionale e, un secondo dopo, cominciare a rimetterlo in discussione nei gruppi. Lo dico con largo anticipo: se qualche gruppo non rispetterà il contratto, ci rivolgeremo alla magistratura e non firmeremo accordi. La richiesta economica di 200 euro è legittimata dal ritorno agli utili delle banche e dal dividendo che distribuiranno. Il rafforzamento dell’area contrattuale servirà non solo per garantire identiche regole di comportamento per tutti i gruppi bancari, ma anche per evitare che la categoria sia smembrata pezzo per pezzo. Le altre richieste vanno nella direzione di una migliore qualità della vita delle persone senza trascurare la condivisione con le banche delle nuove attività, delle nuove professioni, delle nuove tecnologie.

Entro l’anno il governo deve comunicare a Bruxelles come uscire dal capitale di Mps ; per il Monte c’è possibilità di un futuro stand alone o sono indispensabili aggregazioni?

Primo azionista di Mps è lo Stato, che dovrà prendersi le proprie responsabilità. Questo governo dovrà assumere posizione rispetto al futuro della banca e dimostrare coi fatti che ogni scelta non avrà conseguenze negative per lavoratori, territori e clienti. In un mare così agitato l’ad Marco Morelli e tutti i lavoratori del gruppo hanno svolto un ottimo lavoro, considerando che i gruppi concorrenti a parole erano solidali ma nei fatti, approfittando della situazione, hanno scippato con ogni mezzo fette di clientela. Sono convinto che il futuro di Mps faccia parte di una partita molto più ampia: tutti i gruppi si stanno muovendo a fari spenti. Ma si stanno muovendo.

Entriamo nel dettaglio…

Se Unicredit porterà a buon fine un’ulteriore aggregazione, la risposta di Intesa Sanpaolo sarà immediata e anche le grandi ex popolari, che finora si sono guardate in cagnesco, potrebbero cedere alla soluzione meno traumatica di una fusione. Bper si è attrezzata per evitare aggressioni nel breve-medio periodo. Ubi Banca e Banco Bpm sono concentrate nella creazione di valore evitando passi falsi. Ma se Unicredit o Intesa si muoveranno, l’intero settore subirà accelerazioni importanti. Mps farà parte di quest’eventuale situazione.

Le Bcc hanno cambiato pelle, a che punto è il processo di trasformazione?

Con Iccrea le relazioni sindacali sono avviate da tempo, mentre con Cassa Centrale i sindacati stanno avendo problemi per l’indisponibilità del gruppo ad avviare un confronto serio e costruttivo, come stabilito dal contratto nazionale e dallo Statuto dei Lavoratori. Ora, dopo diversi e lunghi tentativi, Cassa Centrale ha fissato il primo incontro per il 9 maggio. Fino a oggi, con giustificazioni al limite del grottesco, ogni tentativo di incontro è fallito. Lo diciamo subito: se vogliono evitare il confronto con il sindacato, troveranno pane per i loro denti. Non solo ci rivolgeremo alla magistratura, ma scriveremo a Bce e Commissione Ue. In Banca d’Italia ho già espresso perplessità su un atteggiamento dilatorio e arrogante del gruppo trentino. Se desiderano diventare famosi come rock star, non dovranno fare altro che continuare così: pubblicizzeremo l’accaduto in ogni angolo del mondo.

 

Estratto di un’intervista pubblicata su MF/Milano Finanza

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