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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm. Cosa dicono le banche del decreto fiscale

Dati Bilancio Banche

Ecco i primi commenti e le prime reazioni delle banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Banco Bpm sulle norme contenute nel decreto fiscale che riguardano gli istituti di credito

Per le banche è in arrivo dalla legge di bilancio un aggravio da oltre 3 miliardi di euro, ma gli effetti sugli utili nel conto economico potrebbero essere minimizzati.

CHE COSA HANNO DETTO INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS A TRIA SUL DECRETO FISCALE

I banchieri italiani hanno espresso ieri cautela sulla stretta fiscale al termine del comitato esecutivo dell’Abi, nel quale il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha illustrato gli orientamenti del governo.

COME INTESA SANPAOLO HA COMMENTATO LA MISURA FISCALE SULLE BANCHE

«Non è una stangata, ci sono alcuni provvedimenti per i quali bisogna vedere qual è la portata, il ministro non si è soffermato sugli aspetti tecnici», ha sottolineato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro.

TUTTI I DETTAGLI SULLA NORMA FISCALE CHE TOCCA GLI ISTITUTI DI CREDITO

Nel dettaglio la manovra prevede tre misure per le banche. Due di queste (il differimento della deduzione delle perdite su credito e della deduzione delle perdite legate a Ifrs9) sono un rinvio nel tempo di un recupero di imposte e non hanno effetti sul conto economico, come ha rilevato ieri anche Equita sim.

ECCO LE STIME SULL’IMPATTO DEL DECRETO SULLE BANCHE

Sulla terza misura, ovvero riguardo agli «interventi fiscali sulle banche» (non meglio precisati nel documento programmatico di bilancio inviato all’Ue) gli analisti hanno ipotizzato un impatto negativo medio del 7% sugli utili dei prossimi tre anni. Ma in realtà anche questo intervento dovrebbe avere natura simile agli altri due: potrebbe essere definito uno slittamento nel recupero di oneri, con un aumento della tassazione e del gettito nell’immediato, ma senza effetti diretti in conto economico. Alla fine dovrebbe saltare l’intervento sugli interessi passivi che sarebbe costato il 4% degli utili.

CHE COSA HA DETTO TRIA ALL’ABI

Tria si è mostrato consapevole del difficile scenario per gli istituti, già complicato per la bassa redditività e ulteriormente aggravato dall’aumento dello spread italiano a partire da maggio (ieri è salito di altri 11 punti a quota 309). Alcuni banchieri, in particolare dal mondo delle ex popolari, hanno espresso preoccupazione per le conseguenze del maggior rischio Italia.

COME INCIDE L’AUMENTO DELLO SPREAD NEI CONTI DELLE BANCHE

L’aumento dello spread riduce il capitale degli istituti e aumenta il costo della raccolta sui mercati. L’effetto si fa sentire anche attraverso la riduzione del valore di borsa delle banche, che le espone a scalate a sconto. In futuro la situazione sarà complicata dalla fine degli acquisti netti di titoli di Stato nel quantitative easing e dal rimborso dei rifinanziamenti Tltro presi in prestito dalla Bce. Tutti questi argomenti sono stati affrontati nel comitato esecutivo di ieri.

GLI UMORI AL TESORO SULLO STATO DELLE BANCHE

Il governo, ferma restando la volontà di recuperare fondi nel settore finanziario per realizzare altre misure (3,2 miliardi nel 2019, circa 4 miliardi nel prossimo triennio), si è reso conto di non poter calcare troppo la mano nei confronti delle banche, anche per evitare effetti controproducenti.

CHE COSA HANNO DETTO PATUELLI, ABETE E SACCOMANNI

Tutto però resta vincolato all’esame dei provvedimenti quando saranno pubblicati. Il presidente Abi Antonio Patuelli e quello di Bnl Luigi Abete hanno rinviato ogni giudizio, in attesa dei testi. Il presidente di UniCredit Fabrizio Saccomanni si è limitato a parlare di «riunione interessante» in risposta a chi gli chiedeva se le banche uscissero più tranquille dall’incontro con il ministro. Tria, ha aggiunto Gros-Pietro, «ha spiegato e confermato che si intende mantenere un atteggiamento di dialogo collaborativo con l’Europa».

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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