Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e non solo. Ecco il vero stato dei crediti deteriorati

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Quanti sono e di quale tipo i crediti deteriorati in pancia ai maggiori gruppi bancari italiani. Tutti i dettagli nella ricerca del centro studi Uilca sulla base delle semestrali di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Montepaschi, Ubi, Bper, Credem, Volksbank, Credito Valtellinese, Banco Desio, Popolare Sondrio.

 

Prosegue il calo dei crediti deteriorati nel sistema bancario italiano: nei primi sei mesi dell’anno in corso si sono ridotti del 6,91% rispetto al 31 dicembre 2018, ovvero oltre 2 miliardi di euro in meno. Al momento gli Npl rappresentano il 4,32% dei crediti netti.

A rivelarlo è la ricerca del centro studi “Orietta Guerra” della Uilca, che ha preso in esame i conti del primo semestre dei primi undici gruppi del credito nazionali: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Montepaschi, Ubi, Bper, Credem, Volksbank, Credito Valtellinese, Banco Desio, Popolare Sondrio.

Il sindacato dei bancari guidato da Massimo Masi segnala pure che il livello di coverage medio è del 54,0%, stabile rispetto alla fine dello scorso anno (53,9%) e “il sistema – si legge nell’analisi – ha ormai raggiunto i target richiesti dalla Banca Centrale Europea” sia nel rapporto fra crediti deteriorati e crediti netti sia in quello fra crediti deteriorati e crediti lordi, pari rispettivamente al 4,3% e 8,9%.

I CREDITI DETERIORATI NELLE BANCHE ITALIANE

Scendendo nel dettaglio, sono gli Utp (unlikely to pay), ovvero le inadempienze probabili, a fare la parte del leone tra i crediti deteriorati, 56,9% del totale, in calo dell’1,1% rispetto a sei mesi prima. Seguono le sofferenze, e cioè i crediti dalla riscossione incerta, con il 40,3% a fronte del 39,5% registrato il 31 dicembre scorso; e poi i past due, le esposizioni scadute, al 2,7% (-0,2%).

Tradotto in cifre si tratta di 31,4 miliardi di Utp, di 22,2 miliardi di sofferenze e di 1,5 miliardi di past due: da notare che, mentre per le prime due voci si registra una flessione rispetto a sei mesi fa rispettivamente di quasi 3 miliardi e di quasi 1,2 miliardi, nel caso più grave – i past due – si ha un aumento di 50 milioni. In totale, comunque, i crediti deteriorati diminuiscono di poco più di 4 miliardi.

UTP

Se si vanno ad analizzare i conti degli undici maggiori gruppi bancari nazionali, si nota che sono ovviamente i primi due in classifica ad avere in tasca la quantità più grande di Utp ossia Intesa Sanpaolo con più di 8,5 miliardi e Unicredit con 7,5 miliardi che per la verità però sono in fondo alla graduatoria per rapporto tra Utp e crediti netti con 2,2% e 1,6%. La percentuale più alta spetta invece a Montepaschi con 4,6% ovvero 4 miliardi, seguita a ruota da Banco Bpm con 4,5% ovvero più di  4,6 miliardi. Rapporto oltre il 3% anche per Popolare Sondrio (988 milioni), Bper (1,6 miliardi) e Ubi (2,7 miliardi). All’ultimo posto c’è invece Credem con l’1,2% che passa da 300 milioni a 293 milioni. Da segnalare che in sei mesi Unicredit ha dismesso oltre 1 miliardo di Utp, Intesa Sanpaolo 549 milioni e Mps 462 milioni.

SOFFERENZE

Anche per le sofferenze è il gruppo guidato da Carlo Messina ad avere lo stock maggiore: 7 miliardi, 84 milioni in meno rispetto a sei mesi prima, ossia l’1,8% del totale dei crediti netti. Cifre e percentuale più basse per l’altro big, Unicredit: 5,3 miliardi, 477 milioni in meno, ossia l’1,1% dei crediti netti. Il rapporto presenta percentuali più alte in Montepaschi (3,6% e quasi 3,2 miliardi di sofferenze in pancia), Bper (3,1% e 1,4 miliardi), Ubi (2,9% e quasi 2,5 miliardi) e Popolare Sondrio (2,7% e 722 milioni). L’unica banca a registrate un aumento delle sofferenze è Banco Desio che passa da 123 milioni del 31 dicembre 2018 a 126 milioni del 30 giugno 2019.

PAST DUE

Per quanto riguarda gli Npl più gravi, si nota che la percentuale in rapporto ai crediti netti si attesta per tutte le banche allo 0,1%, eccezion fatta per Bper e Volksbank (0,2%) e Credito Valtellinese e Popolare Sondrio (0,3%). Unicredit, però, ha un primato poco invidiabile: ben 620 milioni di past due, che sono aumentati di 43 milioni in sei mesi. Intesa Sanpaolo ne ha invece in pancia 375 milioni, +23 milioni dal 31 dicembre 2018. Seguono molto distanziati Montepaschi (120 milioni), Popolare Sondrio (91 milioni), Banco Bpm (82 milioni), Bper (78 milioni), Credito Valtellinese (57 milioni) , Ubi (55 milioni), Credem (25 milioni) e Volksbank (14 milioni). Per tutti questi gruppi i past due sono diminuiti nel primo semestre dell’anno se si escludono Bper, Volksbank e Popolare Sondrio.

IL COMMENTO DELLA UILCA

Dal quadro appena tracciato emerge, come sottolinea la ricerca del centro studi Uilca, che “il nostro sistema bancario ha fatto i compiti richiesti dalle istituzioni europee per sanare le carenze patrimoniali e migliorare la qualità del credito e la redditività del conto economico, pur avendo ancora il 40,3% dei crediti a sofferenza e il 56,9% di questi a Utp. Se anche l’economia tedesca, a cui una grossa fetta della nostra produzione industriale è legata, ha tirato il freno, tutto il lavoro di derisking, realizzato con la cessione degli Npl, rischia di essere stato vano”.

La Uilca evidenzia poi che “nei conti economici le rettifiche su crediti nel primo semestre 2019 sono complessivamente stabili rispetto al 2018, pur presentandosi in maniera differente fra le varie banche. Dobbiamo comunque ricordare che la contrazione del Pil e le prospettive di crescita zero si rifletteranno nella qualità del credito nei prossimi anni, per cui sarebbe conveniente ‘mettere fieno in cascina’, cioè accantonare gli utili per fronteggiare le probabili perdite su crediti che le nuove normative europee rendono più costose in termini di accantonamento”.

Insomma, è fuor di dubbio che “la qualità del credito diventerà sempre più importante, ma in un’economia stagnante e priva di una direzione politica stabile per banche e imprese il meteo finanziario non segna bel tempo”.

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