Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnp, Banco Posta. Ecco i conti dei Pos secondo l’Abi

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POS

Gli italiani quanto si affidano ai pagamenti elettronici? E com’è il mercato nel nostro Paese? Perché paghiamo le commissioni e il canone per il Pos? Report Abi

 

I pagamenti elettronici sono ancora poco diffusi nel nostro Paese rispetto al resto dell’area euro ma esistono dei motivi che potrebbero spingere gli italiani a intensificarli. A dirlo è l’Associazione bancaria in un report da titolo “Evoluzione dei Pagamenti elettronici”. Solo qualche giorno fa, tra l’altro, è stata tolta dal decreto fiscale durante il passaggio in commissione Finanze alla Camera la norma che prevedeva sanzioni per i commercianti senza Pos.

GLI ITALIANI E I PAGAMENTI ELETTRONICI

Attualmente il numero di operazioni pro capite annue con strumenti alternativi al contante registra un ritardo in Italia. Basti pensare che nel 2018 ci sono state 111 operazioni pro capite a fronte di 265 nella media dell’area euro. E ciò nonostante il numero di Pos, 3,2 milioni, sia oltre un terzo del totale dell’intera area della moneta unica: in particolare ci sono 5.200 Pos ogni 100mila abitanti in Italia e 2.800 nell’area dell’euro.

L’Italia resta insomma fanalino di coda in Europa sebbene – oltre alla diffusione dei Pos – ci siano altri elementi a favore. Vediamo quali.

BASSO LIVELLO DELLE COMMISSIONI SU PAGAMENTI CON CARTE IN ITALIA

Tanto per cominciare nel nostro Paese le commissioni sui pagamenti con carte sono basse. L’Abi cita l’audizione del 12 novembre scorso di Federico Signorini, vice direttore generale della Banca d’Italia. “Le commissioni applicate dalle banche e dagli intermediari che gestiscono i Pos variano al variare del settore di attività – precisava il vice dg di via Nazionale -. A fronte di una commissione media intorno all’1% del valore della transazione, si riscontrano livelli molto minori per la grande distribuzione che, grazie al peso contrattuale, riesce a ottenere condizioni più favorevoli. Le commissioni relativamente maggiori sono quelle applicate ai piccoli esercizi commerciali e ai bar; i professionisti e gli artigiani pagano commissioni in linea con quella media”.

MERCATO ESTREMAMENTE COMPETITIVO

Senza contare che il mercato italiano a riguardo è estremamente competitivo. Nel report di Palazzo Altieri vengono riportati i costi dei principali operatori. Si scopre così che, per quanto riguarda il Pos, i costi variano dal canone mensile a partire da 15 euro in Nexi, tra i 15 e i 40 euro in Intesa Sanpaolo, da 30,5 euro in Unicredit, da 0 a 19,90 in Bnp Paribas, da 15 a 25 euro in Banco Posta, da 15 a 20 euro in Banca Sella.

Sul fronte delle commissioni, invece, il costo è incluso fino a 1.000 euro al mese sull’offerta Start in Nexi, va da 1,15% a 1,60% in Intesa Sanpaolo, da 0,99% a 1,10% in Unicredit, da 0,89% a 1,25% in Bnp Paribas, a partire da 0,90% in Banco Posta, è incluso fino a 20mila euro all’anno (al di sopra commissioni variabili a seconda dei volumi) in Banca Sella.

A COSA SERVONO I COSTI DELLE COMMISSIONI E DEL POS

Ma i soldi che si spendono per le commissioni e per il Pos dove vanno a finire?

Il costo delle commissioni, spiega l’Abi, remunera tra l’altro la gestione rischio del credito, l’attivazione e la gestione del servizio accettazione, l’antifrode, l’help desk, l’autorizzazione e la verifica della transazione, il flusso informativo e finanziario, gli adeguamenti normativi, la gestione degli accrediti e degli addebiti.

Il costo del Pos, invece, remunera attività indispensabili all’erogazione del credito come l’acquisto dei terminali all’ingrosso, la logistica e il magazzino, l’installazione e i servizi di assistenza, i costi di connessione, il servizio clienti, le riparazioni e la manutenzione, i servizi digitali e le applicazioni, l’abilitazione di diversi circuiti di pagamento, gli adeguamenti alle nuove normative.

I COSTI NON PERCEPITI DEL CONTANTE

Peraltro, evidenzia Palazzo Altieri, esistono dei costi dall’uso del contante di cui non si ha percezione. Per gli esercenti, ad esempio, quelli derivanti da perdite da furti e rapine, da perdite da contraffazioni e poi dai costi assicurativi, di trasporto e di gestione (ad esempio contabilità, tempi di lavoro).

Stesso discorso per i consumatori, anch’essi talvolta alle prese con perdite da furti e rapine o con perdite da contraffazioni. E ancora costi dei prelievi da un’altra banca e costi dei bonifici effettuati in contante.

I costi non percepiti del contante ricadono però anche sullo Stato che deve fare i conti con i costi di produzione, con un contesto più favorevole a non adempire agli obblighi fiscali e con una minore equità sociale.

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