Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi Banca e Bper. Ecco i benefici che arriveranno dalla manovra della Bce sui tassi

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Da un’analisi Equita Sim sull’ammontare della liquidità depositata dai principali istituti emergono i primi effetti della mossa Bce per Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi, Bper e Montepaschi

Prime analisi sugli effetti che avranno le banche dalle mosse decise ieri dalla Banca centrale europea.

CHE COSA CAMBIA PER LE BANCHE

Fino a ieri i depositi in eccesso di ciascuna banca erano remunerati a un tasso negativo dello 0,40%: se un istituto depositava 100 dopo un anno avrebbe recuperato 99,60, cioè lo 0,40 in meno.

LA PORTATA DELLE NUOVE MISURE PER INTESA SANPAOLO, MPS, UNICREDIT, BANCO BPM E UBI

Con la nuova misura che prevede un abbassamento allo 0,50% della remunerazione, si accompagna un’applicazione con due scaglioni: un primo scaglione che è pari fino a 6 volte l’ammontare della riserva obbligatoria dovuta, differente da banca a banca, a cui non si applica una riduzione ma un tasso pari a zero; su un secondo scaglione che è superiore a tale soglia, si applica un tasso negativo dello 0,50%.

ECCO IL REPORT DI EQUITA SU INTESA SANPAOLO, MPS, UNICREDIT, BANCO BPM E UBI

Per ogni banca gli effetti sono differenti in rapporto alla liquidità giornalmente parcheggiata presso la Bce. Da una prima analisi curata da Giovanni Razzoli di Equita Sim sull’ammontare della liquidità depositata dai principali istituti, emerge che, grazie ai nuovi scaglioni, Intesa Sanpaolo risparmia circa 100 milioni, Unicredit 19 milioni, Banco Bpm 1 milione, Ubi 11 milioni, Bper 3 milioni, Montepaschi 17 milioni, ha sottolineato Rosario Dimito del Messaggero.

IL COMMENTO DI DE ROMANIS ALL’AGI

“Le banche – ha sottolineato l’economista Veronica De Romanis in una conversazione con Agi – avendo più liquidità, possono prestare più facilmente denaro alle imprese e alle famiglie. Questo sarà un vantaggio soprattutto per l’Italia perché è un paese che stava attraversando una stretta creditizia, come ha più volte ricordato Mario Draghi. Così sicuramente si allenterà questa stretta e renderà più facile prendere a prestito”.

I VANTAGGI PER LO STATO

C’è un vantaggio, però, anche per lo Stato, sottolinea l’economista, “perché significa che si abbassano i rendimenti dei titoli di Stato, quindi il costo di emettere debito”.

CHE COSA SUCCEDERA’ ALLE IMPRESE

Infine, a trarne beneficio saranno “le imprese che esportano perché l’euro si indebolisce. Un euro più debole significa che chi compra i prodotti in questa valuta paga meno”.

LA PALLA AI GOVERNI

Ma ora la palla passa ai governi nazionali. “La politica monetaria – evidenzia – ha un obiettivo che è l’inflazione. Per quanto riguarda invece l’aumento della domanda lì ci devono pensare i governi che hanno la competenza sulla politica fiscale”.

LE PAROLE DI DRAGHI

Secondo Draghi, inoltre, c’è una distinzione tra i Paesi che hanno spazio fiscale come la Germania, e altri che non ce l’hanno. Chi è in “surplus di bilancio”, conclude De Romanis, “dovrebbe spendere di più sia attraverso maggiori investimenti sia con la riduzione delle tasse che fa aumentare la domanda interna. Gli altri paesi devono continuare con una politica fiscale volta a mettere in ordine i conti pero’ cercando di stimolare la crescita, con quella che Draghi chiama ‘una politica fiscale attenta alla crescita’ e cioè attraverso più investimenti e meno spesa corrente”.

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DEL MESSAGGERO

Per ogni banca gli effetti sono differenti in rapporto alla liquidità giornalmente parcheggiata presso la Bce. Da una prima analisi curata da Giovanni Razzoli di Equita Sim sull’ammontare della liquidità depositata dai principali istituti, emerge che, grazie ai nuovi scaglioni, Intesa Sanpaolo risparmia circa 100 milioni, Unicredit 19 milioni, Banco Bpm 1 milione, Ubi 11 milioni, Bper 3 milioni, Montepaschi 17 milioni.

Fino a ieri infatti, i depositi, in eccesso di ciascuna banca erano remunerati a un tasso negativo dello 0,40%: se un istituto depositava 100 dopo un anno avrebbe recuperato 99,60, cioè lo 0,40 in meno. Con la nuova misura che prevede un abbassamento allo 0,50% della remunerazione, si accompagna un’applicazione con due scaglioni: un primo scaglione che è pari fino a 6 volte l’ammontare della riserva obbligatoria dovuta, differente da banca a banca, a cui non si applica una riduzione ma un tasso pari a zero; su un secondo scaglione che è superiore a tale soglia, si applica un tasso negativo dello 0,50%.

Va sottolineato che il doppio binario penalizza quegli istituti che sono a corto di liquidità (sicuramente non è il caso delle grandi e medie banche italiane) in quanto non possono trarre beneficio sulle risorse in eccesso.

E comunque il vantaggio dei tassi zero sulla quota superiore a 6 volte la riserva obbligatoria compensa il brusco calo del margine di interessi provocato dal taglio dei tassi.

Qualche banchiere faceva qualche annotazione non cantabile. Il nuovo stimolo monetario può dare una riaccelerazione al Pil di cui l’Italia ha tanto bisogno e una spinta alla crescita produce effetti positivi sulle banche: più domanda di credito e minore probabilità di sofferenze in quanto si contrasta la recessione. La Bce ha rimesso in pista i prestiti agevolati TLTRO la cui durata, però, è stata alzata da 2 a 3 anni. Le grandi banche italiane dovrebbero disertare il primo giro: la 1° asta del 3° programma si aprirà mercoledì 18 a condizioni interessanti. C’è l’aspettativa di una richiesta lorda da parte delle banche europee di 754 miliardi, somma che include la quota per sostituite i due precedenti prestiti ottenuti a condizioni agevolate.

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