Economia

Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm, Ubi e non solo. Ecco come sarà la nuova Gacs col bollino Ue

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Come sarà l’accordo per la Gacs attesa dalle banche italiane come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi e non solo. L’accordo sul rinnovo della Gacs in sede Ue è stato di fatto raggiunto. Con un’incognita: il meccanismo sarà meno conveniente? Ecco tutti i dettagli

L’accordo sul rinnovo della Gacs è stato di fatto raggiunto. Negli ultimi giorni il ministero del Tesoro e gli uffici della Commissione Europea avrebbero definito il nuovo schema della garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni, lo strumento varato dal governo Renzi per consentire alle banche di ridurre i crediti deteriorati.

CHE COSA PREVEDE LA NUOVA GACS ATTESA DA INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, BANCO BPM, UBI E NON SOLO

Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia Reuters, l’intesa dovrebbe essere recepita nel decreto legge sulla Brexit, che il governo sta preparando per garantire l’operatività di mercati e intermediari in caso di recesso del Regno Unito dalla Ue senza accordo. Se insomma il rinnovo del provvedimento sembra ormai certo, resta da capire a quali condizioni sarà rinnovato.

IL COSTO AL RIALZO DELLA GACS

Il dato più sensibile per le banche sarà il costo della garanzia che, secondo alcuni rumor circolati nelle settimane scorse, potrebbe essere rivisto al rialzo. Finora la garanzia è costata quanto viene pagata in media sul mercato la protezione dal rischio di default sul debito di emittenti italiani, finanziari e corporate, classificati investment grade.

LA TEMPISTICA E I LIVELLI

Dal primo al terzo anno viene pagato il cds di riferimento a tre anni. Nel quarto e quinto anno viene pagato il cds di riferimento a cinque anni più un premio, nel sesto e settimo anno si paga il cds a sette anni più un premio e per gli anni successivi vale il cds di riferimento a sette anni. Il paniere oggi è composto tra gli altri dai cds su Ubi, Unicredit , Intesa Sanpaolo , Enel , Acea , Telecom Italia , Finmeccanica e Mediobanca.

COME SARA’ RIVISTO IL MECCANISMO

Va da sé che una revisione del meccanismo, potrebbe rendere meno conveniente uno strumento che finora ha aiutato le banche a ripulire gli attivi. Nella forma odierna la gacs consente infatti di avere l’investment grade sulla tranche senior della cartolarizzazione, quella più sicura che solitamente viene acquistata dalla banca originator. Proprio questo elemento di convenienza rispetto alle cessioni tout court ha dato una forte accelerazione alla dismissione di crediti deteriorati tra il 2017 e il 2018.

GLI ELEMENTI DI INCERTEZZA PER INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, BANCO BPM, UBI E NON SOLO

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda anche il raggio di applicazione dello strumento. Tra le richieste avanzate dal sistema bancario e dai servicer c’è che la nuova gacs possa essere applicata anche agli unlikely to pay e al leasing, finora esclusi. Proprio lo smaltimento degli utp del resto è la nuova priorità delle banche dopo il pressing esercitato dalla Bce con l’addendum del febbraio scorso. Estendere la garanzia pubblica a questa asset class faciliterebbe l’attività di derisking delle banche, del resto appena iniziata su questo specifico aspetto.

IL DOSSIER IN EVIDENZA PER BANCO BPM

Nel frattempo gli istituti stanno correndo per ottenere la garanzia sulle operazioni in corso prima della scadenza. Tra i processi maggiori in corso c’è quello da circa 7,4 miliardi lordi lanciato da Banco Bpm e dalla cordata Elliott-Credito Fondiario. Il portafoglio è già stato ceduto al veicolo di cartolarizzazione e il rating è atteso in tempi brevi.

(articolo pubblicato da Mf/Milano Finanza)

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