Economia

Intesa Sanpaolo e Unicredit, chi vince e chi perde la gara fra i due colossi?

di

Unicredit

Tutti i dettagli e i numeri sulla disfida fra i due colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit. L’analisi di Fabio Pavesi, giornalista esperto di finanza già al Sole 24 Ore

Loro non ve lo confesseranno mai direttamente. Ma che da sempre ci sia una sottile e feroce competizione tra i due big del sistema bancario italiano non è un mistero. Come non è un mistero che Carlo Messina e Jean-Pierre Mustier, i due capi azienda, si studino reciprocamente da lontano e non perdano occasione per stuzzicarsi a vicenda.

COME INTESA SANPAOLO E UNICREDIT SONO IN CONCORRENZA

In fondo le due banche, Intesa Sanpaolo e UniCredit, giocano insieme e da sole nella serie A del campionato bancario domestico e perché no internazionale. Sono i due campioni del credito del Belpaese e le loro sorti dicono molto dello stato di salute del credito.

I NUMERI DI INTESA SANPAOLO E UNICREDIT A CONFRONTO

Insieme infatti fanno metà dell’attivo bancario, metà e oltre dei crediti concessi e oltre il 70% degli utili (quando ci sono) del sistema creditizio nostrano. Ovvio che si guardino. Ma chi è messo meglio? Chi ha dato di più ai suoi azionisti? Chi dei due ha sorretto di più la claudicante economia italiana? Risposta univoca non c’è. Molte le analogie, molte le differenze. Ma al di là delle suggestioni e delle simpatie e antipatie di pelle un aiuto viene dai numeri. Quelli difficilmente mentono.

PERCHE’ INTESA SANPAOLO SURCLASSA UNICREDIT

E un primo responso dice che senza ombra di dubbio Messina surclassa Mustier e la precedente gestione sotto l’ala di Federico Ghizzoni. E andando indietro nel tempo la sfida tra gli ex Alessandro Profumo e Corrado Passera vede ex post vincere alla grande Passera.

LE ULTIME TRIMESTRALI DI INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

Ma partiamo dagli ultimi conti. Intesa porta a casa nei primi 9 mesi del 2018, 3 miliardi di profitti netti. UniCredit è scivolata sulla controllata turca Yapi, svalutata di oltre 800 milioni, che hanno portato l’utile netto a 2,2 miliardi. Sale a 3 miliardi solo se rettificato dal peso della svalutazione. Ma l’utile da solo dice poco.

IL CONFRONTO SUI RICAVI DI INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

Intesa ha visto ricavi netti salire del +4,3% costi operativi limati del 3,2% con un risultato di gestione salito alla fine del 13,2%.

UniCredit invece è ferma sui ricavi che scendono dell’1,1%. UniCredit ha usato l’accetta con costi operativi tagliati di un 6,6%. Il cost/income di UniCredit scende così al 53,7% più alto però di quello di Intesa collocato al 50,5%.

IL RISULTATO DI GESTIONE A CONFRONTO

Il risultato di gestione per Unicredit sale solo del 6% la metà di Intesa. Se sul piano industriale e del conto economico vince Messina sul piano del peso dei crediti malati, UniCredit sopravanza in virtù delle maxi-pulizie prima di Ghizzoni poi di Mustier della zavorra delle sofferenze e company.

DOSSIER CREDITI DETERIORATI DI INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

Intesa ha crediti deteriorati lordi per il 9,2% degli impieghi, i netti al 4,5%. UniCredit oggi ha sui deteriorati lordi/impieghi un 8,3% e un 3,5% sui deteriorati netti.

Intesa anche nei nove mesi corre sulla gestione, UniCredit è più ferma e ha un piccolo vantaggio sul peso degli Npl. Ma 9 mesi non bastano a dare un giudizio.

PARTITA SENZA STORIA

In realtà confermano una tendenza di fondo. Intesa vince su tutta la linea negli anni della crisi, mentre Unicredit sembra una banca statica che ha agito negli ultimi anni più che sul business sulla profonda pulizia delle sofferenze.

Con risultati eclatanti e impatti del tutto diversi sia per gli azionisti che per la salute dell’istituto che per il contributo all’economia del Paese.

Vediamoli. Nel decennio terribile della crisi italiana le due big hanno avuto andamenti divergenti. Basti un numero.

LA FORBICE SUGLI UTILI NEL DECENNIO

Dal 2008 al 2017 Intesa ha cumulato utili netti per 11,3 miliardi (per 7,8 miliardi escludendo l’incasso cash dall’assorbimento delle venete). UniCredit invece ha cumulato perdite per la bellezza di 17,9 miliardi. A spiegare gran parte di questa incredibile forbice il peso delle sofferenze. UniCredit molto più appesantita dalla zavorra, portata in dote in gran parte dall’ex Capitalia ha infatti effettuato svalutazioni di crediti marci per ben 72 miliardi nel decennio.

Intesa solo 41 miliardi poco più della metà. Il cumulo di perdite per UniCredit ha necessitato di aumenti di capitale ben più consistenti che non Intesa.

PER UNICREDIT PAGANO I SOCI

Solo dal 2013 al 2017 UniCredit ha chiesto risorse fresche al mercato per 17,6 miliardi. Intesa per soli 4,5 miliardi. La maggior tenuta sul patrimonio e la maggior solidità hanno consentito a Intesa di crescere.

INTESA L’UNICA BANCA A NON FARE CREDIT CRUNCH

L’unica banca italiana tra le prime 5 ad aumentare i crediti anziché diminuirli come accaduto per il resto del sistema. Solo dal 2013 al 2017 Intesa ha incrementato i prestiti da 340 miliardi a 410 miliardi negli anni bui della crisi.

UNICREDIT HA TAGLIATO 50 MILIARDI DI PRESTITI

UniCredit ha invece fatto un poderoso credit crunch: i prestiti della banca guidata prima da Ghizzoni e poi dal 2016 da Mustier sono calati da 503 miliardi a 447 miliardi di fine 2017.

Sui ricavi ovviamente non c’è stata storia nel confronto. Intesa ha portato i suoi ricavi totali da 15,7 miliardi a 16,9 miliardi dal 2013 al 2107. UniCredit ha visto invece calare i ricavi complessivi da 23,1 miliardi a 20,6 miliardi nel quinquennio.

Tutte e due hanno visto contrarsi il margine d’interesse per i tassi bassi ma Intesa ha compensato con un forte incremento dei margini da commissioni cosa che UniCredit non è riuscita a fare.

Ovviamente la forza patrimoniale e la redditività netta forte hanno permesso a Intesa di dar via a una politica di dividendi ghiotta.

DIVIDENDI ALTRO GOL PER INTESA

La banca guidata da Messina ha distribuito dal 2013 al 2017 ben 10,7 miliardi di dividendi.

UniCredit ha distribuito sempre dal 2013 al 2017 solo 2,7 miliardi ai suoi azionisti.

E non che prima della grande crisi la differente strategia abbia portato risultati difformi tra le due banche. UniCredit con Alessandro Profumo intraprese la strada della banca globale. Acquisizioni estere.

Germania con Hvb ma poi tutto l’est Europa con uno shopping forsennato. UniCredit con Alessandro il grande unica banca italiana a giocare da protagonista sui mercati esteri. Intesa con Corrado Passera ripiegata di fatto sul mercato domestico e per lunghi anni banca cosiddetta di “Sistema” coinvolta il molte partite da capitalismo di relazione. Due modelli diametralmente opposti, due visioni del mondo. Sui risultati però le due concezioni del mondo non hanno portato chissà quali differenze di performance.

PRIMA DELLA CRISI

Dal 2006 al 2010 prima quindi dei primi bilanci in rosso per entrambi per la crisi italiana i risultati di bilancio erano sovrapponibili. UniCredit dal 2006 al 2010 produsse 18,5 miliardi di utili, la domestica Intesa chiuse con 17,7 miliardi.

LA MAGIA DELL’ILLUSIONISTA PROFUMO

Certo la stagione di gloria per Profumo fu lungo tutti i primi anni Duemila con utili doppi rispetto alla concorrente Intesa. E tutti a glorificare Alessandro Il grande con la sua UniCredit internazionale e un Roe (il ritorno sul capitale al 20%), il doppio di quanto realizzava il collega Passera. Certo poi si è visto che quel Roe non era alto solo per gli alti utili ma piuttosto per lo scarno capitale. Profumo subito dopo Lehman fu costretto ad andare in Tv ad annunciare il primo degli innumerevoli aumenti di capitale che la banca di Piazza Cordusio dovette affrontare da allora.

LE SPINE KAZAKE DI UNICREDIT, L’AFFAIRE ZALESKI PER INTESA

Certo ognuno dei due aveva le sue rose e le sue spine. Come non dimenticare quanto a spine il flop in Kazakhistan della banca di Profumo. Un miliardo per lo shopping delle banche kazake finito azzerato pochi anni dopo.

E Intesa alle prese con l’affaire Zaleski fonte di guai per sette lunghi anni o il caso Risanamento che vide Intesa principale finanziatore. E che dire dei Ligresti e il loro peso su UniCredit? Storie antiche, storie passate. Restano i due campioni. Tutti e due ora sufficientemente capitalizzati con uno sforzo più che doppio per i soci di UniCredit. Tutti e due che gareggiano tra i primi 20 big bancari europei.

Con l’Est Europa che ora dà soddisfazioni a UniCredit mentre a sorpresa soffre quest’anno la Germania dove UniCredit ha visto calare i profitti e con un Roe sceso al 5%.

LE INCOGNITE DI INTESA: TROPPA ITALIA

Intesa che di mestiere fa la prima banca italiana, vuole sfondare nel mercato assicurativo e nel wealth management. Intesa che ha surclassato UniCredit negli ultimi 5 anni sotto quasi tutti i profili e che però ha davanti a sé l’incognita della saturazione del mercato domestico. Per gli analisti quella posizione tutta incentrata sul Belpaese potrà diventare un problema di crescita in futuro. Quando allo stesso cliente hai venduto il conto corrente, la polizza, il fondo comune, l’assicurazione casa, devi poi trovare qualche cliente nuovo pena la saturazione.

UNICREDIT E LA FUSIONE SOGNATA

UniCredit che invece ha venduto Pioneer non scommettendo sul risparmio gestito e che Mustier considera e vuole che sia una banca paneuropea. E che ambisce in futuro a un matrimonio con un altro big per diventare la prima banca d’Europa dopo la caduta rovinosa di Deutsche Bank dal podio. Ci riuscirà? Chissà. Deve però sperare che il titolo in borsa riprenda tono. Oggi vale meno della metà del suo capitale come ai tempi della grande crisi. Se ti fondi ora non sei tu che comandi, ma vieni comandato.

Intesa è stata per lungo tempo negli anni della crisi l’unica banca italiana a farsi valutare dal mercato l’intero suo patrimonio netto. Segno della sua unicità quanto a performance economiche e patrimoniali.

Ora lo spread ha limato quei valori e anche Intesa deve recuperare terreno in Borsa pee non diventare lei preda ricercata e di valore per qualche big oltrefrontiera.

Per ora però, Carlo Messina si gode quella vittoria indubbia nel derby della seria A bancaria del Belpaese.

 

Articolo pubblicato su Dagospia

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