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Tutte le implicazioni di uno scenario inflazionistico per l’Italia

Inflazione

Ecco quali saranno gli effetti per la finanza pubblica italiana nel caso il Consiglio della Bce a dicembre ricalibrasse la sua postura iper-espansiva a causa della dinamica inflazionistica. L’analisi dell’economista Domenico Lombardi

 

È probabile che il prossimo rapporto dell’FMI sull’economia mondiale, la cui batteria di previsioni macroeconomiche verrà in occasione degli incontri ministeriali previsti nel prossimo fine settimana di Washington, cercherà di ricondurre i fattori transitori l’accelerazione dei prezzi registrati di recente nell’ Eurozona e, soprattutto, negli Stati Uniti.

L’ultimo dato puntuale disponibile registra un tasso di incremento dei prezzi nell’Eurozona pari al 3,4 per cento per lo scorso mese, ben oltre il livello di guardia fissato dalla Bce al 2 per cento. Ma si tratta, appunto, di un dato puntuale. Nell’ultima batteria di previsioni macroeconomiche rilasciata dall’Istituto di Francoforte, sempre lo scorso mese, si prevedeva, per l’Eurozona, una stabilizzazione nella crescita dell’indice dei prezzi all’1,7 per il prossimo anno e all’1, 5 nel 2023.

Nel complesso, dicono a Francoforte, e diranno nel prossimo weekend a Washington, l’accelerazione nel livello dei prezzi è imputabile alla ripresa dinamica di breve periodo riconducibili alla ripresa economica in atto ea strozzature nelle catene di approvvigionamento globali. Il Fmi, poi, sottolineerà che l’insieme delle economie avanzate non ha recuperato i livelli di attività pre-pandemica gergo.

Eppure, vi sono almeno due elementi che vanno considerati: il primo è che in un contesto, come quello dell’ultima decade, di rischio aggiudicare bassa è difficile stimare il sentiero che ne descrivere la dinamica opposta, con il di sottostimarne il passo. Inoltre, le componenti responsabili dei recenti rincari – materie prime ed energetiche per arrivare ai semiconduttori – sono particolarmente esposte al rischio geopolitico che, al momento, appare destinato ad intensificarsi piuttosto che ad allentarsi.

Alla luce di queste considerazioni non è da escludere che la Bce correggerà le proprie previsioni quando verranno future il prossimo dicembre. Naturalmente, ciò che rileva non è l’aumento dei prezzi di un punto percentuale in più o in meno dopo una decade di bassa inflazione che tendeva alla deflazione: la Bce ha tutti gli strumenti per governarne la dinamica in linea con il suo nuovo target inflazionistico che si è data, pari al 2 per cento nel medio periodo.

Si tratta, piuttosto, di capire le cui gestione del debito pubblico ha tratto un beneficio dal programma di emergenza pandemica ( PEPP ). Se la dinamica inflazionistica non avesse un carattere transitorio, a dicembre, oltre a una revisione delle proiezioni del tasso di aumento, il Consiglio direttivo potrebbe anticipare la ricalibrazione della sua postura iper-espansiva. Le parole del capo economista Philip Lane che la Bce monitora le condizioni di finanziamento degli emittenti sovrani verrebbero, di conseguenza, testate dal mercato.

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