Economia

Perché l’indice Pmi manifatturiero segnala rischi all’orizzonte

di

produzione industriale

Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sugli indici disoccupazione e Pmi.

Il tasso di disoccupazione è calato a sorpresa a maggio, scendendo sotto il 10% per la prima volta da inizio 2012. Tuttavia, ci sembra più importante, per le prospettive del ciclo, il calo dell’indice Pmi manifatturiero a giugno, che, assieme all’analoga indagine Istat, segnala rischi sulla ripresa del Pil che la maggior parte dei previsori si attende per la seconda metà dell’anno.

Il tasso di disoccupazione è sceso a sorpresa a maggio, al 9,9%, da 10,1% precedente (rivisto al ribasso di un decimo).

  • Il calo è dovuto interamente all’aumento degli occupati (+67 mila unità ovvero +0,3% m/m). Il tasso di occupazione è salito di un decimo al 59%: sia il livello degli occupati che il tasso di occupazione hanno raggiunto nuovi record. Il tasso di inattività è rimasto stabile al 34,3% (vicino a un minimo storico).
  • Nel mese, la creazione di posti di lavoro riguarda esclusivamente gli uomini, mentre la stabilità degli inattivi è il risultato di un calo tra gli uomini e di un aumento tra le donne.
  • L’aumento dell’occupazione coinvolge sia i dipendenti (permanenti e a termine) che i lavoratori indipendenti.
  • Il tasso di disoccupazione giovanile è calato anch’esso, a 30,5% da un precedente 31,1%: si tratta del secondo livello più basso da ottobre del 2011.
  • Ancora una volta però, il grosso dell’aumento degli occupati viene dagli ultracinquantenni (+88 mila unità nel mese). Anche sull’anno e al netto della componente demografica, gli over 50 sono trainanti, con una crescita dell’occupazione di ben 1,6% (contro lo 0,5% degli under 35 e lo 0,1% della fascia di età intermedia).
  • In sintesi, i dati attenuano le preoccupazioni circa una possibile svolta in senso negativo del mercato del lavoro.

Tuttavia, ci sembra più importante, per le prospettive del ciclo, l’indicazione anticipatrice fornita dal Pmi manifatturiero di giugno. L’indice è tornato a calare, dopo aver mostrato un recupero nei due mesi precedenti. La diminuzione è stata più accentuata del previsto, a 48,4 da 49,7 di maggio. Si tratta del nono mese consecutivo in territorio recessivo.

  • La flessione è diffusa a tutte le principali componenti, ma riguarda in particolare i nuovi ordini (a 47,4 da 49,6), anche dall’estero (47,5 da 49,5: si tratta di un minimo da agosto del 2012). Proprio la componente occupazione è tra quelle che registra il calo più accentuato rispetto al mese precedente, a 48,2 da 50,2 (si tratta del secondo valore più basso da luglio del 2013).
  • Assieme all’analoga indagine dell’Istat, il Pmi manifatturiero conferma che l’andamento degli indici di fiducia non risulta ancora coerente con una stabile espansione del settore industriale. Ciò segnala rischi sulla ripresa dell’attività economica che la maggior parte dei previsori vede a partire dal trimestre estivo (dopo una primavera fiacca). In altri termini, ci sembrano in aumento i rischi al ribasso sulla stima (nostra e governativa) di una crescita del Pil di 0,2% quest’anno. Abbiamo recentemente rivisto al ribasso la previsione per l’anno prossimo, a 0,5% da 0,7%.

 

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