Economia

Quale sarà l’impatto dei dazi di Trump per l’Italia? Fatti, numeri e stime

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I propositi di Trump, gli ammonimenti dei leader europei e gli studi che stimano gli effetti dei dazi Usa sull’economia italiana

Emmanuel Macron, Angela Merkel e Theresa May mettono in guardia gli Stati Uniti contro l’imposizione di dazi all’Ue. I tre leader esprimono la “speranza che gli Stati Uniti non adotteranno misure contrarie agli interessi transatlantici” e sono concordi sul fatto che “l’Ue deve essere pronta a reagire, se necessario, con efficacia e rapidità” a eventuali dazi, fa sapere l’Eliseo dopo che i tre si sono sentiti sabato.

Ma quali saranno gli effetti per l’Italia dei dazi Usa pronti a scattare? Ecco che cosa dice il governo italiano, l’ufficio studi di Confindustria e un report di Unimpresa.

CHE COSA DICE IL DEF

«Uno shock protezionistico per i dazi Usa e la possibilità che tali misure possano inasprirsi ed estendersi a più Paesi, innescando forme di ritorsione — si legge nel Documento di economia e finanza appena varato dal governo — comporterebbero un impatto macroeconomico per l’Italia, con una perdita di Pil, rispetto allo scenario di base, dello 0,3% nel 2018 e dello 0,7% nel 2019».

LO STUDIO DI CONFINDUSTRIA

Qual è il possibile impatto delle nuove barriere tariffarie sulle esportazioni italiane? Quali sono i rischi di ritorsioni commerciali e gli scenari che ne derivano? E’ la domanda alla quale un recente report dell’ufficio studi di Confindustria cerca di rispondere. Ecco i passi salienti della ricerca.

“L’Italia è relativamente poco esposta ai nuovi dazi Usa. Nelle produzioni di acciaio e alluminio, direttamente colpite dai dazi, le vendite italiane negli Stati Uniti sono state pari nel 2017 a 760 milioni di euro, il 3,8% di quelle realizzate all’estero e appena lo 0,2% dell’export manifatturiero.

L’interscambio di questi prodotti con gli Stati Uniti ha generato, comunque, un avanzo per l’Italia pari a 460 milioni di euro e un surplus complessivo con l’estero di 1,3 miliardi. I dazi potrebbero avere anche effetti indiretti negativi: primo, attraverso la deviazione delle esportazioni di altri paesi dal mercato Usa ad altre destinazioni, specie in Europa; secondo, penalizzando in modo particolare la Germania, primo esportatore europeo negli Stati Uniti e, a sua volta, mercato di destinazione di quasi un quarto delle esportazioni italiane di acciaio e alluminio (4,6 miliardi di euro nel 2017).

Gli eventuali costi per l’export italiano sarebbero elevati in uno scenario avverso di escalation di misure protezionistiche tra Stati Uniti ed Europa, al momento improbabile. Inoltre, l’elevata incertezza avrebbe effetti negativi, difficili da stimare, sui mercati finanziari e sulla dinamica di scambi e investimenti mondiali. Nel caso di misure di rebalancing Ue, Trump intende ampliare la lista dei prodotti europei da sottoporre a dazi, a cominciare dall’automotive. Gli esportatori italiani sarebbero i più colpiti insieme a quelli tedeschi.

Gli Stati Uniti, infatti, rappresentano il terzo mercato di sbocco per l’export manifatturiero italiano, con un valore di 40,1 miliardi di euro nel 2017 (9,3% del totale), e il primo per surplus commerciale, con un ammontare pari a 27,5 miliardi di euro (96,7 miliardi l’avanzo complessivo italiano). In particolare, il 23,0% dell’export industriale italiano negli Stati Uniti è costituito da mezzi di trasporto, il 18,7% da macchinari, il 10,1% da alimentari e bevande e il 9,5% da tessile, abbigliamento e calzaturiero”.

LE STIME DI UNIMPRESA

Chi ha invece fornito delle stime sull’ìmpatto per l’economia italiana è l’ufficio studi dell’associazione Unimpresa. I nuovi dazi alle importazioni introdotti negli Stati Uniti rappresentano una minaccia per 37 miliardi di euro di made in Italy. Questa la cifra di prodotti italiani che ogni anno vengono esportati negli Usa e che ora potrebbero subire gli effetti negativi della “stretta” imposta dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Il dato, frutto di una analisi del Centro studi di Unimpresa, si riferisce al 2016 e risulta in crescita di quasi un miliardo (+2,6%) rispetto all’anno precedente: nel 2015 l’export di made in Italy negli Usa si e’ attestato a 35,9 miliardi e nel 2014 era a 29,8 miliardi. La categoria “macchinari” nel 2016 e’ risultata la piu’ rilevante con 7,1 miliardi di euro (20% sul totale), seguita dagli autoveicoli con 4,5 miliardi (12%) e dalla categoria “navi, treni, aerei” che pesa per 3,6 miliardi (9,89%).

“Gli Usa sono un mercato importantissimo oltre che strategico per il made in Italy e le barriere doganali appena introdotte ci preoccupano. La momentanea esclusione dell’Unione europea dai dazi per i metalli non basta, Washington deve pensare a misure permanenti” commenta il consigliere di Unimpresa, delegato all’internazionalizzazione, Mario Ciardiello. Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati dell’Istat, il totale delle esportazioni italiane negli Stati Uniti d’America ammonta a 36,7 miliardi di euro. Il dato di si riferisce al 2016 e risulta in aumento di 940 milioni (+2,61%) rispetto al 2015 quando l’ammontare di export di made in Italy verso gli Usa si e’ attestato a 35,9 miliardi; nel 2014 era a 29,8 miliardi. Nel dettaglio, sul totale delle esportazioni, nel 2016 gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%), in crescita di 137 milioni rispetto al 2015 (+7,25%); le bevande “pesano” per 1,7 miliardi (4,66%), in crescita di 74 milioni (+4,49%) sul 2015; il settore tessile vale 515 milioni (1,39%), in diminuzione di 34 milioni (-6,19%) sull’anno precedente; quota 1,5 miliardi (4,25%) per l’abbigliamento, in discesa di 95 milioni (-5,71%) sul 2015; per quanto riguarda la pelle, l’ammontare delle esportazioni di e’ attestato a 1,7 miliardi (4,73%), in calo di 56 milioni (-3,11%). Cambiando area, il settore della chimica ha fatto registrare esportazioni per 1,6 miliardi (4,46%) in crescita di 44 milioni (+2,74%) sull’anno precedente; nel 2016, poi, sono stati esportati prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%), cifra in aumento di 415 milioni (+27,18%) sul 2015; l’export dei minerali si e’ attestato a 1,3 miliardi (3,76%), in crescita di 62 milioni (+4,67%), mentre quello dei metalli e’ calato di 456 milioni (-31,58%) a quota 988 milioni (2,68%).

L’elettronica vale 1,3 miliardi (3,56%), valore in crescita di 31 milioni (+2,41%) rispetto ai 12 mesi precedenti. Crescita di 212 milioni (+3,05%) per i macchinari, che ora pesano 7,1 miliardi (19,40%), mentre e’ risultato in calo di 375 milioni (-7,66%) l’ammontare delle esportazioni di autoveicoli, sceso a 4,5 miliardi (12,24%); l’export di navi, treni e aerei ammonta a 3,6 miliardi (9,89%), in salita di 873 milioni (+31,43%). Nel 2016, poi, sono stati esportati mobili per 911 milioni (2,47%) in crescita di 90 milioni (+10,96%); altri prodotti di manifattura pesano per poco piu’ di 2 miliardi (5,45%), in salita di 114 milioni (+6,01%). Il resto delle esportazioni di made in Italy, che non rientrano nelle categorie fin qui analizzate, valgono 3,8 miliardi (10,32%), in discesa di 96 milioni sul 2015 (-2,46%).

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