Economia

Ilva, ecco tutte le differenze tra piano Di Maio e piano Calenda

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Ilva
 Che cosa prevede l’accordo siglato ieri per Ilva e quali sono i cambiamenti rispetto alla bozza di intesa del governo precedente. Fatti, numeri e commenti 

Che cosa cambia con l’accordo firmato ieri annunciato dal ministro Luigi Di Maio? E in cosa l’intesa siglata ieri al ministero dello Sviluppo economico si differenzia dalla bozza di accordo che era stata messa nero su bianco nella gestione di Carlo Calenda al ministero dello Sviluppo economico ora retto dal vicepremier pentastellato?

I TEMPI E GLI ACCORDI

Dopo una lunghissima vertenza, anni di decreti, commissariamenti (il primo a giugno 2013) e amministrazione straordinaria (da gennaio 2015) e dopo un’ultima trattativa durata 18 ore al ministero dello Sviluppo economico, a ridosso di scadenze inevitabili, per il gruppo siderurgico si apre una nuova fase con la proprietà del gruppo indiano ArcelorMittal.

CHE COSA PREVEDE L’INTESA

L’accordo siglato da sindacati, azienda e commissari – che salva la gara di aggiudicazione dell’acciaieria e fa revocare lo sciopero dell’11 settembre indetto dai sindacati – riguarda il piano occupazionale, ambientale e industriale e punta al “rilancio” degli stabilimenti e ad “una produzione ecocompatibile” che tuteli l’ambiente e la salute dei cittadini, secondo quanto affermato da tutte le parti in causa.

I NUMERI SULLE RIASSUNZIONI

Per i lavoratori si parte da 10.700 (ri)assunzioni e la garanzia di una proposta per tutti (oggi i dipendenti Ilva sono 13.522), “non ci saranno esuberi e non ci sarà il Jobs Act nell’azienda”, ha rimarcato il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, perché “i lavoratori saranno assunti con l’articolo 18”. Come già previsto in precedenza.

I SALDI

Alla fine, quindi, il saldo è positivo: 700 assunzioni in più (o 200 in più, se si considerano che l’ultima ipotesi presentata all’allora “tavolo Calenda”).Confermata la tutela dell’articolo 18 già prevista in precedenza.

I DETTAGLI SU DIRITTI E SALARI

Diritti, anzianità e salario restano gli stessi. Arriva, inoltre, un piano di incentivi all’uscita volontaria, con 250 milioni di euro a disposizione, prevedendo un massimo di 100 mila euro lordi per chi va via subito (gennaio 2019) e un minimo di 15 mila per gli ultimi esodi (dicembre 2023).

CHE COSA STABILIVA LA BOZZA CALENDA

La bozza di intesa Calenda, presentata il 10 maggio scorso e subito respinta dalla maggioranza dei sindacati, prevedeva 10mila assunti, circa 1.200-1.500 addetti travasati nella società mista Ilva-Invitalia (società quest’ultima controllata dal Tesoro) che avrebbe fatto un pezzo di bonifiche e altre attività, e il resto – circa 2mila lavoratori – smaltiti attraverso gli esodi volontari, agevolati e incentivati (200 milioni il plafond destinato).

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Ha chiosato il Sole 24 Ore: “Si è dovuta alzare l’asticella degli occupati diretti anche perché, rispetto alla bozza Calenda, la gestione Di Maio ha fatto venir meno l’ipotesi della società mista. E quindi tutto il personale Ilva – circa 13.500 lavoratori tra Taranto, Genova, Novi Ligure e Paderno Dugnano – è stato ripartito su due fronti: i 10.700 che transitano a Mittal, nelle quattro società costituite allo scopo – la capogruppo più quelle dei servizi -, e quelli che beneficeranno dell’esodo volontario incentivato e anticipato”.

IL CAPITOLO ESODI INCENTIVATO

Con l’esodo incentivato e anticipato, si pensa di coinvolgere dalle 2.500 alle 2.800 persone dando loro un bonus di 100mila euro lordi a testa (previsto anche nel piano precedente). Il bonus sarà finanziato dai canoni di fitto – 180 milioni all’anno – che Mittal, prima di acquisire l’Ilva, verserà all’amministrazione straordinaria dei commissari.

IL RAFFORZAMENTO DELLE TUTELE

È stata anche rafforzata, sottolineano ambienti sindacali, la clausola che tutela chi, a fine piano industriale (cioè a partire dall’agosto 2023) dovesse essere ancora non assunto o non uscito con l’esodo incentivato: Mittal gli farà una proposta di assunzione.

CAPITOLO AMBIENTALE

Sul fronte ambientale il principale avanzamento riguarda la copertura dei parchi minerali. Scrive il Sole 24 Ore: “La conclusione era inizialmente fissata a gennaio 2020. Il 50% sarà invece ultimato ad aprile del 2019 – si tratta della parte più a ridosso del rione a Tamburi – mentre la restante parte sarà completata come da tabella di marcia iniziale”.
Gli addetti ai lavori notano inoltre che già con la proposta integrativa presentata da Mittal nelle scorse settimane la tempistica di una serie di opere è stata ridotta. Rispetto al Dpcm di settembre 2017 e al contratto di acquisizione di giugno 2017, Mittal si impegnava a ridurre i tempi, minimo sei mesi: “Oltre ai parchi, il ministero dell’Ambiente, che ha vagliato il relativo piano nei giorni scorsi, ha chiesto che le emissioni non aumentino quando il siderurgico passerà come produzione da 6 a 8 milioni di tonnellate annue”, ha scritto il Sole.

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