Economia

Ilva, Bentivogli, Emiliano, Calenda e le calende greche

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C’è chi dice che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, non doveva lasciare il tavolo Ilva, E c’è chi dice che il ministro ha ascoltato tutti i sindacati e poi ha preso atto che non c’erano le condizioni.

Il risultato è che il ministro (Calenda) e il sindacalista (il segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli) che avevano maggiori sintonie su molti dossier (non solo Ilva), tanto da aver scritto a 4 mani una sorta di manifesto-appello (“Un piano industriale per l’Italia delle competenze”), hanno battibeccato su Twitter:

Calenda ha sentito tutti. E tra questi c’era chi voleva negoziare la sua proposta, in primis Bentivogli. Forse il ministro poteva rilanciare l’interlocuzione con chi – la Cisl – non aveva chiuso alla sua proposta, come si desume dal tweet, in modo tale che si aprisse uno spiraglio con le altre organizzazioni. O forse gli altri sindacati avevano già deciso di lasciare questo dossier al prossimo governo in fieri.

Ieri, comunque, i sindacati avrebbero dovuto fissare dei paletti sulla proposta dell’esecutivo, in modo tale che il governo che verrà non faccia una proposta peggiorativa.

Sta di fatto che la maggioranza dei sindacati ha preferito scaricare Calenda. Scaricato pure – si bisbiglia nel governo – dal suo partito, il Pd, che non si è profuso troppo nel difenderlo (eufemismo) e con il governatore Pd, Michele Emiliano, contento di poter interloquire con i Pentastellati, che sente più affini dei democrat alla Calenda.

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