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Non solo Mps, ecco come il risiko bancario è scrutato dall’Antitrust

Antitrust

C’è anche un po’ di Antitrust nel prossimo risiko bancario che dovrebbe portare Mps in Unicredit. L’approfondimento di Emanuela Rossi

 

C’è anche un po’ di Antitrust nel prossimo risiko bancario che dovrebbe portare Rocca Salimbeni a Milano. Se infatti ancora non sono ben chiari i termini dell’operazione di fusione di Montepaschi in Unicredit, pure l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato “è intervenuta in relazione a importanti operazioni di concentrazione nel settore bancario, le quali, secondo alcuni osservatori, potrebbero anche costituire l’inizio di un più ampio processo di consolidamento”. È quanto si legge in un focus dedicato agli “Sviluppi nel settore bancario italiano” all’interno della Relazione sull’attività svolta nel 2020 presentata la scorsa settimana al Senato dal presidente Roberto Rustichelli.

LE CONCENTRAZIONI BANCARIE IERI E OGGI SECONDO L’AGCM

Nel focus dedicato, l’AGCM evidenzia come “le concentrazioni bancarie del 2020 seguono i processi di consolidamento culminati nel 2006-2008 (con le operazioni di concentrazione fra Banca Intesa e Sanpaolo IMI e fra Unicredito Italiano e Capitalia, con la nascita di UBI Banca e con il consolidamento di Banca Monte dei Paschi di Siena), che avevano visto l’Autorità svolgere un ruolo di rilievo, e seguono i successivi fenomeni concentrativi del 2018 connessi alla riforma del credito cooperativo, sui quali l’Autorità era parimenti intervenuta”. Qui il riferimento è alla nascita di tre gruppi bancari cooperativi, ovvero il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, il Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca e il Gruppo delle Casse Raiffeisen dell’Alto Adige.

L’OPA DI INTESA SANPAOLO SU UBI BANCA

Si passa poi a parlare della “acquisizione di maggior rilievo nel 2020” ossia l’Offerta Pubblica di Scambio volontaria totalitaria, avente ad oggetto il capitale azionario di UBI Banca (fra i primi cinque operatori nazionali), promossa da Intesa Sanpaolo. Nell’ambito di questa operazione – proprio a causa delle misure strutturali imposte da Piazza Verdi come condizione per l’autorizzazione, arrivata a luglio 2020 – si è inserita l’acquisizione da parte di Bper di un ramo di azienda composto da oltre 500 sportelli bancari in maggioranza di UBI Banca.

I RILIEVI ANTITRUST SULL’OPA

Fra gli elementi evidenziati dall’Antitrust nel documento di chiusura istruttoria sull’operazione, c’era il fatto che l’Opa in questione “fosse idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa Sanpaolo in numerosi mercati rilevanti” e in tal modo veniva pregiudicata “in modo sostanziale e durevole” la concorrenza. Per questo, dunque, l’AGCM ha imposto a Intesa Sanpaolo “importanti misure di carattere strutturale” così da superare gli effetti anticoncorrenziali che ne derivavano e autorizzare poi l’operazione. In particolare, è stato imposto al gruppo guidato da Carlo Messina di cedere 532 sportelli bancari a uno o più operatori indipendenti “in grado di disciplinare la nuova entità post merger”. Nell’operazione si è inserito, oltre a Bper, anche il gruppo Unipol, azionista di maggioranza della banca emiliano-romagnola, che si è preso il ramo assicurativo di Ubi Banca.

E proprio queste due realtà sono le protagoniste di un altro procedimento dell’Autorità, avviato a dicembre 2020, “per accertare la possibile inottemperanza alle misure cui è stata subordinata la concentrazione con Unipol Banca”. L’Antitrust infatti “pone particolare attenzione al rispetto delle misure imposte in sede di autorizzazione condizionata delle operazioni di concentrazione”. Il procedimento – la cui chiusura è stata prorogata al 31 ottobre prossimo – intende verificare che non sia stato violato l’articolo 19, comma 1, della legge istitutiva dell’Antitrust (n. 287/90) e valutare se sia necessario imporre nuove misure, in aggiunta o in sostituzione di quelle originariamente previste. Va ricordato che, nel caso di inottemperanza al divieto di concentrazione, l’Autorità “infligge sanzioni amministrative pecuniarie non inferiori all’uno per cento e non superiori al dieci per cento del fatturato delle attività di impresa oggetto della concentrazione” (art. 18 comma 3 della legge 287/90).

L’ANALISI DEI MERCATI RILEVANTI

Infine, nel focus all’interno della Relazione annuale, Piazza Verdi evidenzia il metodo adoperato per valutare le operazioni di concentrazione che vengono condotte “secondo l’analisi dei mercati rilevanti quali definiti in base alla prassi consolidata dell’Autorità”. In particolare, si osserva, “viene effettuata una prima valutazione dell’impatto dell’operazione in termini di posizionamento di mercato dell’entità post-merger attraverso un primo screening a livello provinciale, volto a definire le aree nelle quali sia necessario svolgere un approfondimento di carattere locale attraverso un’analisi anche a livello di bacini di utenza”.

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