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Il programma di Gualtieri per Roma? Fuffoso

Conte Quirinale

Il programma del candidato sindaco Pd a Roma, Roberto Gualtieri, analizzato da Gianfranco Polillo

 

Roberto Gualtieri come Dan Evans, l’eroico protagonista di “Quel treno per Yuma” il western destinato, per ben due volte, ad un meritato successo. Quello del 1957, con Van Heflin e Glen Ford ed il remake del 2007 con Cristian Bale e Russell Crowe. Nel film quel treno giungeva alla stazione alle 3.10: appena in tempo per assicurare il bandito alla giustizia, dopo aver respinto gli assalti dei complici del bandito. Per Gualtieri, invece, la sua candidatura a sindaco di Roma, per la città, rappresenta “l’ultimo treno”. Stando almeno alla sua intervista per Romatoday. Il western era a lieto fine. Il cattivo (Glen Ford e Russel Crowe) che, alla fine, subiva il fascino del buono. Pur essendo costretto a pagare il prezzo dei suoi misfatti. Nel caso di Roma, invece, l’epilogo è quanto mai incerto.

Non ce ne voglia l’ex Ministro dell’economia del Conte bis. In passato ne avevamo apprezzato le gesta, come presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, ma la sua gestione di Via XX settembre ci ha profondamente deluso. Ai meriti del passato, soprattutto l’aver contribuito alla bocciatura della proposta di inserire il Fiscal Compact nell’ordinamento europeo, si era contrapposto un legame quasi simbiotico con Giuseppe Conte. Fino al punto da fargli perdere ogni possibile autonomia.

Con la stessa franchezza, dobbiamo dire che il suo programma elettorale, come candidato sindaco della Capitate, é tutt’altro che convincente. Troppe promesse e qualche furbizia, che fa sembrare quel lungo elenco un vago libro dei sogni. Al quale, purtroppo, la politica, sia di destra che si sinistra, ci ha abituato. C’é forse qualcuno che può dichiararsi a favore dei ghetti urbani? Non é forse meglio “distribuire gli alloggi popolari in tutta la città”: dai Parioli a Tor Bella Monica. Fornendo dei “servizi che aiutino i residenti a trovare un lavoro, a combattere problemi momentanei o strutturali”. Come sostiene Gualtieri.

Non é forse suggestiva l’idea della “città dei 15 minuti”? Dice nell’intervista, il candidato sindaco, “dobbiamo portare i servizi in tutti i quartieri che non devono essere più solo dormitori. Tutto deve essere a portata di mano: trasporti, asili nido, amministrazione pubblica, anche il lavoro con i co-working di quartiere per esempio. Dobbiamo pensare a piazze e luoghi di incontro. Inoltre immagino tanto verde. Ecco forse se devo pensare ad una cosa per cui vorrei la mia amministrazione fosse ricordata è il verde”. Aggiunge: Roma “ha dei parchi che vanno valorizzati e già questa sarebbe una grande opera. Io però immagino quartieri con una quantità di alberi assai maggiore di quella attuale, una vera e propria opera di riforestazione urbana, dei camminamenti verdi che diventano modello per tutta Europa. Questo sarà un passaggio centrale per la rigenerazione della città”.

Poi vi sono i vecchi slogan, cari alla sinistra da tempo immemorabile. La “cura del ferro”, ad esempio, fu un’invenzione della comunicazione politica che risale ai tempi delle prime campagne elettorali, quelle degli inizi degli anni ‘90, di Francesco Rutelli. Spot più che indovinato. Peccato, però, che da allora il famoso anello che doveva in qualche modo racchiudere gran parte della superficie della città, non é stato completato. L’ultimo progetto risale, infatti, al febbraio di quest’anno. La sua realizzazione ancora avvolta nelle nebbie degli iter burocratici ed amministrativi.

Naturalmente la prospettiva, almeno così si spera, potrebbe essere diversa grazie ai fondi del PNRR. Anche se lo stesso Gualtieri lamenta lo scarso attivismo amministrativo dell’attuale sindaco. Comprare un certo numero di autobus elettrici, se non altro considerata la vetustà degli attuali mezzi di trasporto della Capitale, é cosa buona e giusta. Ma non risolve il problema. Almeno fin quando Atac non sarà profondamente riformata e messa in condizione di gestire, con la necessaria efficienza, il relativo servizio. Impresa tutt’altro che semplice. Roma ha strade urbane per oltre 8 mila chilometri. Milano, poco più di mille. Differenze che richiedono strutture manageriali e logiche d’impresa micidiali. Altro che quei carrozzoni che continuano a vessare i poveri romani.

Sul piano per i rifiuti, é un susseguirsi di promesse e qualche scoperta furbizia. Le promesse sono quelle relative allo sviluppo della raccolta differenziata. Alternativa necessaria per superare lo scoglio della dimensione industriale nella gestione dei rifiuti. “Vogliamo lavorare – afferma – per impianti di ultima generazione: tmb evoluti, bioraffinerie, biodigestori”. Attività di nicchia, nel rispetto del credo ambientalista. Ha quindi buon gioco Carlo Calenda, suo pericoloso concorrente: “sono felice che Gualtieri abbia ripreso il nostro piano rifiuti. Dalla bioraffineria ai tritovagliatori. Ma eludere i due punti cardine (termovalorizzatore e integrazione Ama-Acea) per non scontentare Regione e sindacati, è un grave errore”.

Per quanto ci riguarda, la maggior debolezza del programma è data, tuttavia, dalla scarsa attenzione prestata alla governance effettiva della città. L’ex Ministro dell’economia, sa perfettamente o almeno dovrebbe sapere, che il maggior ostacolo nella gestione degli affari italiani è l’esistenza di una struttura amministrativa inadeguata. Non è un caso se Renato Brunetta, su forte insistenza del Presidente del consiglio, si sia buttato anima e corpo nella riforma della PA, quale premessa per l’attuazione dello stesso PNRR. Ed in questo caso stiamo parlando dei rami alti dell’Amministrazione italiana. Rispetto alla quale la macchina burocratica del Comune di Roma è solo un imbarazzante rottame.

Andrebbe rovesciata come un pedalino, solo per fare l’ordinaria amministrazione. Altro che “città dei 15 minuti”. Le stesse teorie sul decentramento integrale, annunciate dal candidato sindaco, a favore dei singoli municipi, possono funzionare solo in un quadro di riforma più complessivo, che consenta ad un centro amministrativo potenziato di esercitare le necessarie funzioni di monitoraggio, controllo ed eventuale supplenza, nel caso di inerzia. Ed invece Gualtieri preferisce guardare, come Beppe Grillo, al traguardo del 2050. Atteggiamento comprensibile: meglio rivolgere lo sguardo verso l’orizzonte, quando l’attualità ha il volto della Roma di oggi. Sulla quale, tuttavia, è necessario intervenire fin da subito, per evitare che quel 2050 si trasformi in un inutile miraggio.

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