Economia

Tutte le sfide per Tria con le nuove regole Ue per le banche

di

Castelli

L’analisi dell’editorialista Angelo De Mattia sulle prossime sfide del neoministro dell’Economia Giovanni Tria

Giovanni Tria, neoministro dell’Economia, è un personaggio solido, con una non comune preparazione ed esperienza anche in campo internazionale. E ha la capacità di decidere. Le premesse per un buon lavoro ci sono. Si farà la prova del budino. Una parte del risultato dipenderà però da come sarà valorizzata nel governo Conte, la sua autonomia.

LE PROSSIME SFIDE EUROPEE PER TRIA

Il suo primo impegno sarà scremare e sottoporre a un bagno di realismo le parti del noto «Contratto per il cambiamento» di sua competenza. Un’attenzione particolare dovrebbe essere dedicata alle posizioni europee e internazionali sulle banche e sui temi ad esse connessi. La sua linea, stando agli scritti in cui sono presenti rilievi critici su diversi aspetti delle politiche e degli ordinamenti comunitari senza mettere tuttavia in forse la permanenza nell’euro, dovrebbe corrispondere a quell’esigenza di assicurare una presenza autorevole dell’Italia nella ridefinizione degli assetti normativi e istituzionali dell’Ue. Proposte di revisione non mancheranno nelle sue iniziative in questo versante. Un raccordo con gli Affari Europei di Paolo Savona sarà necessario. Importante sarà poi il rapporto con Banca d’Italia.

COME SI MUOVE L’EUROPA SULLE BANCHE

È in atto un’evoluzione in Europa, anche se confusa con aspetti positivi e altri negativi e preoccupanti. Per le banche si potrebbe dire: «Eppur si muove». La sonnolenta Esma e l’atarassica Eba hanno partorito una proposta che ancora non è ben definita, ma che vorrebbe sottrarre le obbligazioni subordinate acquistate da piccoli investitori alle procedure del bail-in.

LA VERIFICA DELL’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA BRRD

In effetti il progetto è presentato in occasione della verifica sull’applicazione della Direttiva Brrd, ma potrebbe non comportare una significativa variazione normativa perché bisognerebbe valutare caso per caso se ricorrano le previste circostanze eccezionali per l’esenzione. Il principio è condivisibile ma l’esenzione dovrebbe essere generale, per la suddetta categoria di investitori, e inequivocabile, non lasciata alla discrezionalità del regolatore-controllore.

LE PROSSIME MOSSE DELL’UE

Occorre però rivedere tutta l’elencazione, secondo il definito ordine di priorità, dei soggetti che concorrono alle perdite nel caso di risoluzione di una banca, cominciando dall’escludere in blocco i depositi, anche oltre i 100 mila euro: mai, dal 1936 fino a quando sono rimaste vigenti le norme di Vigilanza nazionali, un depositante ha perduto un centesimo anche nei maggiori casi di dissesto bancario. La fiducia nelle banche e nel risparmio sarebbe fortemente lesa dalla partecipazione dei depositanti alle perdite.

PERCHE’ LA DIRETTIVA BRRD ANDREBBE RIVISTA

Ma è tutta la Brrd che va rivisitata, anche formalizzando l’inclusione nella graduatoria di una nuova categoria di titoli che precedano nell’assorbimento delle perdite, dei vantaggi e degli svantaggi dei quali il risparmiatore sia pienamente consapevole. Non la soppressione come si vorrebbe, ma la radicale revisione della Direttiva in questione è necessaria. Sarebbe grave se, dopo avere accettato senza sollevare formali obiezioni la Brrd, ora si subisse una revisione meramente formale.

L’EVOLUZIONE DEL FISCAL COMPACT

Quanto al Fiscal compact, l’accordo intergovernativo fu in conclusione trattato dal governo Monti; ma oggi sembra che pochi se ne curino, forse per non essere inscritti nella schiera di coloro che ne vogliono la soppressione tout court o, all’opposto, in quella di coloro che non vorrebbero alcuna variazione. Tria però ha scritto sul Fiscal Compact rilevando distorsioni e incongruenze: dunque è da ritenere che si adopererà per le necessarie convergenze per una seria rivisitazione dei contenuti prima di doverli vedere trasfusi in una Direttiva.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI

A fine mese vi sarà invece l’occasione più importante: la discussione del bilancio dell’Unione, delle modifiche della governance, del progetto di Unione bancaria. È sperabile il governo sia all’altezza della situazione. Tria ha riflettuto e scritto molto su questo tema, così come Savona. Dovrebbe essere chiaro che cessioni di sovranità sono possibili solo se sussistono garanzie. La tesi che la moneta avrebbe trascinato tutto il resto è definitivamente fallita.

COME EVOLVERA’

Sul progresso dell’Unione bancaria occorrerà essere fermi contestando l’inaccettabile ritardo nell’introduzione dell’assicurazione europea dei depositi. Pari fermezza occorrerà per sollevare i problemi della talebana normativa sulle gestione dei crediti deteriorati delle banche, dell’ossessione patrimoniale della Vigilanza unica, rafforzata dalle nuove norme in arrivo su Mrel, dalla inesistenza nell’area di una integrale par condicio normativa per le banche, del perenne alluvione di disposizioni. A Tria dunque si prospetta un lavoro assai duro, anche perché non sarà facile la vita nella collegialità dell’esecutivo.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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