Economia

Il Mes non può non essere con le condizioni. Parla Sapelli

di

Mes Sure Recovery fund

Obiettivi, portata ed effetti del Mes secondo Giulio Sapelli, storico ed economista.

 

Professor Sapelli, in questi giorni non si fa altro che parlare di MES…

Guardi, confesso di essere sconcertato da questo dibattito.

Si riferisce al discorso “con o senza” condizioni?

Vede, il MES è un trattato internazionale ed è un ircocervo giuridico, in quanto da un lato è sotto la giurisprudenza del diritto dei trattati politici internazionali mentre dall’altro è regolato dal diritto commerciale, cioè con una governance tipica del diritto privato delle società. Presenta dunque condizioni molto chiare per accedere ai finanziamenti. Pertanto, per accedervi con condizioni differenti, non ci sono tante scappatoie: o si riforma l’intero trattato o se ne scrive uno nuovo (cosa che sarebbe possibile solo grazie ad un accordo tra tutti gli Stati che lo hanno firmato). Assodati questi elementi, è evidente a tutti che non si può accedere al MES senza essere sottoposti a determinate condizioni.

Quali soluzioni alternative l’Ue ed il governo italiano potrebbero attivare per risolvere il problema della liquidità?

Per uscire da questa crisi con il piede giusto, per l’Italia è essenziale non fare ulteriore debito e possono esserci vari mezzi per raggiungere questo obiettivo. Uno di questi potrebbe essere il prestito nazionale, già adottato nel 1945 per la resistenza e nel 1948 per la ricostruzione. Prestito che è stato proposto da due personaggi con visioni molto distanti tra loro come Giulio Tremonti e Giovanni Bazoli. Inoltre, sarebbe interessante constatare (attraverso un’audizione presso le Camere del Ragioniere dello Stato) quanti siano effettivamente i miliardi di euro che negli scorsi anni sono stati stanziati per le opere infrastrutturali perché, se sommiamo tutti quelli previsti per il settennio 2020-2026, potremmo arrivare anche a duecento miliardi ai quali, chiaramente, andrebbe cambiata la destinazione d’uso per immetterli nell’economia reale. Un’altra idea sarebbe finanziarsi attraverso fondi stanziati sia dal MEF che dalla Banca d’Italia ma, come spiegava il compianto professore ed ex ministro Giuseppe Guarino, questo significherebbe riunire il Tesoro a Bankitalia – dopo la sciagurata divisione operata in passato da Beniamino Andreatta – e, su questo punto, vi sono ancora notevoli resistenze ideologiche e di potere da parte di una fetta della nostra classe dirigente.

Mentre per quel che riguarda l’UE?

L’Europa deve aiutarci in maniera tale che qualsiasi aiuto verrà dato non dovrà essere iscritto nella pagina dei debiti, perché altrimenti dovrà poi essere ripagato. Per questo dovrebbe essere lasciato campo libero agli Stati Nazionali di creare delle specifiche entità finanziarie – che non sottostiano ai trattati vigenti – in grado di poter fare ciò che la BCE non può fare direttamente, vale a dire stampare moneta da immettere nell’economia.

Si parla di altri strumenti finanziari per aiutare le economie europee: BEI, SURE o gli Eurobond…

Questi mezzi se, come ho già detto, aiutano a non creare ulteriore debito, vanno benissimo. Una cosa è certa: se si ferma l’Italia, si ferma l’intera Europa. Perfino in Germania – leggendo quotidiani come Handelsblatt e Suddeutsche Zeitung e sentendo i desiderata della Confindustria tedesca – si capisce comunque che la discussione sull’idea di mutualizzare il debito creando un fondo unico europeo si stia facendo largo rispetto a quanto avveniva solo fino a qualche mese fa, accantonando così un approccio ordoliberista che per anni ha impedito di muoversi in questa direzione.

(Estratto di un articolo pubblicato su l’Occidentale.it, qui la versione integrale)

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