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Diageo Moët Hennessy

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Il matrimonio tra Diageo e Moët Hennessy è poco spumeggiante

La decennale partnership tra Diageo e Moët Hennessy perde slancio tra utili più che dimezzati in due anni, tensioni nella distribuzione e un futuro che potrebbe essere rimesso in discussione. Fatti, numeri e commenti

 

Per anni è stata una delle alleanze più solide nel panorama mondiale degli spirits, oggi però il calice sembra aver perso parte delle sue bollicine. Tra rendimenti in calo, attriti tra i vertici e una collaborazione che non produce più gli stessi risultati del passato, la partnership tra Diageo e Moët Hennessy torna sotto i riflettori mentre il nuovo amministratore delegato di Diageo, Dave Lewis, prepara il piano di rilancio del gruppo.

UN’ALLEANZA STORICA DAL RENDIMENTO SEMPRE PIÙ DILUITO

La collaborazione tra Diageo e Moët Hennessy risale al 1997, quando dalla fusione tra Guinness e Grand Metropolitan nacque Diageo. L’operazione portò al gruppo britannico una partecipazione del 34% in Moët Hennessy, la divisione di champagne e cognac del gruppo LVMH, oltre a diverse joint venture dedicate alla distribuzione dei marchi nei mercati internazionali.

Negli ultimi anni, tuttavia, il valore economico dell’accordo si è ridotto sensibilmente. Secondo i documenti societari citati da Reuters, il contributo agli utili derivante dalla partecipazione in Moët Hennessy e dalle joint venture è passato da 455 milioni di dollari nell’esercizio chiuso a giugno 2023 a 219 milioni di dollari nel 2025, più che dimezzandosi nel pieno della flessione che ha interessato il settore delle bevande alcoliche.

RAPPORTI DA DISTILLARE NUOVAMENTE

Oltre ai risultati finanziari, anche le relazioni tra le due aziende hanno attraversato momenti difficili. L’agenzia di stampa ricorda che già negli anni Novanta Bernard Arnault, presidente e amministratore delegato di LVMH, cercò di ostacolare la fusione tra Guinness e Grand Metropolitan sfruttando la posizione del gruppo francese come principale azionista di Guinness.

Le tensioni sono riemerse nel 2020, quando Diageo avviò una procedura arbitrale dopo che Moët Hennessy aveva sospeso il pagamento dei dividendi relativi al 2019, pari a 181 milioni di euro, in seguito allo scoppio della pandemia. La somma venne poi corrisposta nel 2021.

Secondo un investitore di Diageo citato da Reuters, quella controversia fece sì che i principali dirigenti delle due società smettessero quasi completamente di parlarsi per diversi anni. Anche David Samra, managing director di Artisan Partners, tra i cinque maggiori azionisti di Diageo, ha affermato che tra i vertici vi è stato “pochissimo dialogo”. Più recentemente il direttore finanziario di Diageo, Nik Jhangiani, avrebbe cercato di ricucire i rapporti organizzando incontri con il management di Moët Hennessy.

LE JOINT VENTURE DELLA DISCORDIA

Le difficoltà, chiarisce Reuters, hanno riguardato anche le società condivise per la distribuzione dei marchi. In Francia, mercato strategico per il whisky scozzese, principale categoria di Diageo, la joint venture gestita da Moët Hennessy avrebbe privilegiato i propri prodotti rispetto a quelli del partner britannico. La situazione ha contribuito alla decisione di sciogliere la collaborazione nel Paese, conclusa lo scorso anno.

I bilanci della società francese, riportati per la prima volta dall’agenzia di stampa, mostrano che i marchi Diageo hanno storicamente generato tra il 60% e il 75% degli utili della joint venture. Dopo la pandemia, però, la crescita è stata trainata soprattutto dalle etichette di Moët Hennessy.

Le due aziende mantengono comunque otto joint venture, tutte controllate a maggioranza da Diageo, sei delle quali affidate alla gestione di Moët Hennessy. Inoltre competono direttamente in diverse categorie, compreso il whisky scozzese. “Chi controlla la joint venture mette i propri prodotti al primo posto”, ha dichiarato a Reuters un consulente che lavora per Diageo. Secondo GlobalData, il marchio Johnnie Walker non figura tra i primi dieci whisky scozzesi per quota di mercato in Francia.

UNA SEPARAZIONE DAL GUSTO AMARO

Dave Lewis presenterà il piano di rilancio di Diageo il 6 agosto. Le priorità riguardano il cambiamento delle abitudini di consumo, la concorrenza di nuove alternative e le difficoltà registrate negli Stati Uniti, principale mercato del gruppo britannico, dove l’attività non dipende da Moët Hennessy.

Chiudere definitivamente il capitolo della partnership non sarebbe però semplice. Lo scioglimento della joint venture francese, scrive Reuters, è costato a Diageo 145 milioni di dollari, prevalentemente in penali di recesso, ai quali si sono aggiunti gli investimenti necessari per creare una propria rete commerciale e ricostruire da zero i rapporti con i clienti nel mercato francese.

L’uscita dall’intera alleanza presenta ostacoli ancora maggiori. Secondo i documenti di LVMH, Diageo può esercitare un’opzione per rivendere la propria partecipazione in Moët Hennessy, ma dovrebbe accettare uno sconto del 20% rispetto al valore equo di mercato. Nel 2025 la quota detenuta dal gruppo britannico era valutata circa 4,3 miliardi di euro.

COSA PENSANO GLI ANALISTI

Analisti e investitori interpellati da Reuters ritengono che, con le valutazioni del settore degli spirits vicine ai minimi degli ultimi anni, una cessione oggi avrebbe scarso senso finanziario. Lo stesso Lewis ha inoltre lasciato intendere di non voler vendere la partecipazione. Nel frattempo, la divisione vini e spirits di LVMH ha registrato una crescita organica delle vendite del 5% nel primo semestre dell’anno, segnale di una possibile ripresa del business.

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