Economia

Il governo rivede i conti per avere l’ok di Bruxelles. Fatti e numeri

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Che cosa ha deciso ieri il consiglio dei ministri sulla correzione dei conti pubblici

 

Alla fine il governo corregge i conti. Non solo registrando con l’assestamento il miglioramento del quadro dei conti pubblici, ma anche con l’approvazione di un decreto ad hoc con cui l’esecutivo ritiene di essersi riportato in linea con il Patto di stabilità, e di aver creato le condizioni “per rendere ingiustificato l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia”.

Nel pacchetto che l’Italia presenta a Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione, approvato ieri nell’ennesima riunione complicata del consiglio dei ministri, entra dunque anche un decreto legge che blinda in funzione anti deficit le minori spese previste per reddito di cittadinanza e quota 100: poche righe che valgono 1,5 miliardi.

Assestamento e decreto «salva conti» riportano il deficit di quest’anno verso il 2% concordato con la Ue a dicembre, con una doppia mossa che tra assestamento e decreto riduce di 7,6 miliardi il disavanzo rispetto alle previsioni del Def di aprile.

Infatti i numeri del Mef promettono, per portare l’aggiustamento strutturale dei conti a 0,3 punti percentuali, un taglio dell’indebitamento netto di 7,6 miliardi. Congelando da subito un miliardo e mezzo dai due maxi-fondi per reddito di cittadinanza e quota 100, e destinando tutti i risparmi da qui a fine anno sulle due misure-bandiera al “miglioramento dei saldi di finanza pubblica”.

Forte anche dello “scudo” del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, contro l’apertura di una procedura di infrazione Ue sull’Italia (qui la nota politica di Damato per Start sull’intervento del capo dello Stato), l’esecutivo ha accompagnato l’assestamento con un provvedimento urgente per blindare il disavanzo di quest’anno che dovrebbe fermarsi, stando alle nuove previsioni, al famoso 2,04 previsto nell’accordo con Bruxelles di dicembre, con una correzione rispetto al 2,4% che era stato indicato ad aprile a causa della brusca frenata della crescita.

Aiuta anche un saldo netto da finanziare “in sensibile miglioramento rispetto alle previsioni iniziali” della scorsa legge di bilancio, con un saldo netto da finanziare visto a poco meno di 20 miliardi e un avanzo primario stimato in 49,2 miliardi. La correzione vera e propria si limita comunque al 2019 e bisognerà vedere se sarà sufficiente per scongiurare l’apertura della procedura.

Il governo da un lato cede quindi, scrivendo in modo esplicito per decreto che le risorse non spese per reddito e quota 100 non andranno ad altre spese ma alla causa del deficit, ma non prende impegni espliciti per il 2020, come invece auspicava la commissione e come ha ribadito il commissario al Bilancio, Guenther Oettinger.

Tra maggiori entrate – grazie anche al buon andamento della fatturazione elettronica e ai successi della lotta all’evasione – e le maxi cedole incassate dalle partecipate di Stato (in primis la controllata del Tesoro, Cassa depositi e prestiti), tutte voci una tantum, con l’approvazione del ddl per l’assestamento del bilancio si mettono intanto in cascina circa 4 miliardi, cui si aggiunge il miliardo e mezzo congelato e anche gli eventuali ulteriori risparmi che fonti di governo quantificano oltre i 7 miliardi.

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